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Shailene Woodley e Greenpeace in difesa degli oceani: ‘La situazione è davvero critica’

Dopo aver partecipato alla missione di Greenpeace presso il Triangolo delle Bermuda, la star ha scritto un bellissimo pezzo sulla rivista TIME per ricordare a tutti cosa fare per contrastare la crisi che mette in rischio il nostro stesso futuro.

L'attrice Shailene Woodley Getty Images

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Shailene Woodley, la star della miniserie Big Little Lies e della saga di Divergent, non è solo una delle giovani attrici più apprezzate di Hollywood, ma anche un attivista per la salvaguardia dell’ambiente impegnata in diverse campagne importanti da molti anni a questa parte.

Di recente la star 27enne ha preso parte a una missione di Greenpeace nel Mar dei Sargassi per documentare lo stato di inquinamento da plastica e microplastiche dei nostri oceani, e i risultati della spedizione sono davvero preoccupanti. 

L’attrice aveva già anticipato qualcosa del suo viaggio in un post di qualche giorno fa sul proprio profilo Instagram, in cui aveva scritto: “Qualche settimana fa ho avuto l’onore di unirmi a Greenpeace USA con la mia amica Emory Hall in una spedizione nel mar dei Sargassi (praticamente il Triangolo delle Bermuda). Il mare aperto compone il 71% degli oceani del mondo, eppure è completamente privo di regolamentazioni e protezione. L’estrazione in acque profonde, la pesca non regolamentata, le temperature in aumento dell’acqua e l’INQUINAMENTO DA PLASTICA stanno distruggendo non solo il futuro del nostro pianeta, ma della nostra specie”.

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in short: i really fucking love the water, i will do anything and everything for her always, and if you tell me it’s impossible to make a difference on this planet, i will Moana my way into getting the ocean to create tidal waves of change to show you nothing is impossible. we are all made of water. we all depend on water. you like to eat? WATER. you like to sweat? WATER. you like to play, WATER. you like to orgasm? WATER. you like to use your phone to check instagram to read this message? WATER. everything we do is in thanks to 💧. . . . okay, HERE is the pertinent info: . . . a few weeks ago i had the honor of joining @greenpeaceusa with my friend @emoryhall on an expedition in the Sargasso Sea (basically, the bermuda triangle). the high seas compose 71% of the worlds oceans, and yet they are ALL ungoverened and unprotected. the reality of deep sea mining, unregulated fishing, rising water temperatures, and PLASTIC POLLUTION is crippling for the future of not only our planet, but for the survival of human beings. the oceans provide us roughly 50% of the oxygen we breathe, and they store carbon deep down in their cavernous bellies. it is CRUCIAL that the UN creates a treaty to protect at LEAST 30% of the worlds seas by 2030. @instagram has been nothing short of incredible for supporting my passion for this mission. thank you @greenpeaceusa for the year long sail you are doing to gather data and research to present to the UN, thank you @emoryhall for your one of a kind eye, and thank you mama earth, for somehow being so goddamn patient with us.

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Il post proseguiva: “Gli oceani ci forniscono il 50% circa dell’ossigeno che respiriamo, e incamerano carbonio nel profondo delle loro pance cavernose. È FONDAMENTALE che l’ONU crei un trattato per proteggere ALMENO il 30% dei mari del mondo entro il 2030”.

Dal viaggio con Greenpeace, che Shailene Woodley definisce “la più grande organizzazione non governativa ambientalista del mondo con finanziamento indipendente”, l’attrice ha tratto un articolo accorato pubblicato dalla rivista TIME. Facevano parte della spedizione anche degli scienziati che hanno analizzato la temperatura dell’acqua e le condizioni delle alghe nell’area interessata, oltre ad aver impiegato una tecnologia simile alla pesca a strascico, con una fine rete che raccoglieva tutto il materiale galleggiante in superficie per “misurare quanta plastica ci sia nel mar dei Sargassi”.

Nel giro di un’ora la rete ha raccolto oltre mille pezzettini minuscoli di plastica, su una superficie di circa 60 cm.

Sono un migliaio di frammenti che rimarranno a infestare gli stomaci dei miei futuri figli quando mangeranno pesce.

Di fronte all’enormità del problema, la Woodley ammette di essersi sentita senza speranze. “Come cambiamo una cultura di apatia quando questa cosiddetta ‘emergenza del clima’ non sta attaccando visibilmente le vite dei paesi sviluppati che ospitano molte delle corporazioni responsabili di gran parte di ciò che deve essere cambiato?”.

A un certo punto dell’articolo la Woodley si riferisce anche al sistema della notorietà e l’ossessione della società per le persone famose, nei suoi rapporti con l’attivismo e le opere di beneficenza: “Mi trovo in una posizione in cui, se mi vedono che raccolgo un pezzo di plastica dalla strada, mi coprono di lodi. È un riflesso diretto dell’ossessione della nostra società per la fama, e di quanto amiamo rendere attraente l’attivismo se ha abbastanza richiamo mediatico da diventare un trend sui social”.

E continua: “La distribuzione del riconoscimento è estremamente sbilanciata nel mondo dell’attivismo. Le persone che lavorano sul posto ogni giorno e offrono i propri servizi, mestieri, abilità, pazienza, resilienza, mezzi di sostentamento e il proprio corpo sono quelli su cui ci dovremmo concentrare”.

Alla fine dell’articolo l’attrice ha indicato una serie di azioni che tutti noi possiamo eseguire ogni giorno per aiutare gli oceani, tra cui far pressione su tutti, dai supermercati locali fino ai presidenti delle grandi compagnie e ai governi locali per attivarsi a vietare l’uso della plastica monouso, come le buste della spesa.

Sono sempre più le persone che cercano di dare l’esempio su come sia possibile vivere ogni giorno riducendo l’uso di plastica: se tutti unissimo gli sforzi, da subito, per indirizzarci verso uno stile di vita improntato all'impiego di materiale eco-sostenibili e il riciclabili, anche le grandi compagnie sarebbero costrette a venirci incontro. Quello, unito agli sforzi che possono fare i governi, potrebbe dare grandi risultati nel gestire una crisi che sta uccidendo il nostro pianeta e noi stessi.

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