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Le avventure di una (extra) vergine - Come sopravvivere a Tinder

Per trovare un uomo, ho iniziato dalla cosa più ovvia: Tinder. Ma non è finita bene, ovviamente.

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Mi presento: sono Dafne, ho 29 anni e vivo a Milano. Lavoro nell’editoria, ho una cotta spaziale per un fotografo e…sono ancora vergine! Capirete quindi che come attiro io i consigli non richiesti, nessuno mai. In particolare sono il bersaglio prediletto delle mie amiche e di mia madre, persone invece ben più navigate di me (mia madre è una nudista convinta e vive in un frantoio in Puglia che gestisce come una comune degli anni ’70) che, “per il mio bene”, dispensano le loro perle di saggezza all’unico scopo di farmi perdere il fardello della verginità e aiutarmi a stare al mondo.

Non so perché mi venga in mente il proverbio “guardati dai tuoi nemici, ma ancora di più dai tuoi amici”.

Ad esempio, di recente la mia amica Ginevra (coinquilina e divoratrice seriale di fidanzati, alla perenne ricerca dell’uomo perfetto) ha deciso di iscrivermi a Tinder. “Dove pensi di incontrare un Uomo Vero, Dafne, al supermercato? Devi puntare sui canali giusti e soprattutto sulle foto giuste”, ha chiosato. E, ovviamente, delle foto giuste si è occupata lei conciandomi con degli abitini “vedo / non vedo” (che, per la verità, erano molto più “vedo”), mettendomi in mano un drink e piazzandomi davanti alla kenzia del salotto, per fingere che fossi ad un aperitivo a bordo piscina.

Dafne e Ginevra scelgono la foto per Tinder - Extravergine La SerieHDFoxLife
Dafne alle prese con la foto profilo per Tinder

Purtroppo la ciotola dei cereali mangiati a colazione che si intravede in un angolo rovina un po’ l’effetto, ma non ho avuto cuore di farglielo notare.

“Devi mostrare che ti diverti” era il suo mantra, inutile dire che le foto sono venute uno schifo e più che divertita sembro un’alcolista prima della rehab. Lei però non si è fermata e, caricate quattro o cinque di queste meravigliose immagini, le ha corredate di una descrizione accattivante: “Dafne, 25 anni, gym addicted, fun seeker, regina della notte, no poveracci”. A parte il nome, nessuna di queste informazioni corrisponde alla realtà (a cominciare dall’età, 29) ma secondo Ginevra è proprio questo il punto.

Mi chiedo: un profilo falso è quello che serve per trovare un “Uomo Vero”?

Parto con la ricerca del mio cavaliere perfetto e scopro ben presto che il portfolio di maschi è piuttosto deludente: ubriaconi, racchi, palestrati a petto nudo che sollevano carichi pesantissimi con le vene a vista che stanno per scoppiare, coppie in cerca di “un unicorno” (a quanto pare è il nome in codice per la terza persona), amanti dei safari che si fotografano accanto a poveri tigrotti sedati. C’è addirittura un gentleman che, come prima immagine, ha una foto del suo pene. Così, in bella vista, senza filtri. La sua descrizione recita: “ciao, vorrei conoscere una ragazza simpatica per prendere insieme un aperitivo, e poi chissà”.

Chissà: cinema, teatro, museo?

Mi intriga mio malgrado l’amante dei felini: un bel tipo, ma più che altro ha un gatto fichissimo nella prima foto e io gli faccio un fiducioso like principalmente per questo motivo. Mal me ne incoglie: il bel tipo si rivela un depresso cronico ancora impelagato con la sua ex, una megera con cui condivide l’affidamento del gatto.

Nota mentale: scappare dagli uomini con foto di felini.

La rubrica di una (extra) vergine n.1HDFoxLife
Dafne circondata dalle amiche

Finalmente incappo in un uomo normale: alto, slanciato, grande sorriso e una massa di ricci ribelli che gli danno un’aria spontanea e un po’ selvaggia. Vestito bene, ha un’unica foto in cui compare al centro di un trio di amici, anche loro devo dire decisamente ben messi. Deve essere stata scattata a un matrimonio o comunque in un’occasione elegante e raffinata. Iniziamo a chiacchierare, mi dice di essere un private banker e mi propone di incontrarci per un drink in un bar alla moda, dato che si sente più a suo agio a chiacchierare dal vivo piuttosto che in chat.

Forse il segreto per far funzionare Tinder è limitare le chat a non più di cinque minuti?

A quanto pare, no: il belloccio si rivela un viscido e cafone che, dopo aver capito che con me non c’era trippa per gatti (e nemmeno co-affidamenti) si dilegua con una scusa lasciandomi l’intero conto da pagare. Due bottiglie di champagne costosissime, scelte da lui ovviamente.

Sorseggiando quel che rimane della seconda bottiglia insieme a Ginevra, più tardi a casa, mi domando: Tinder è una colossale fregatura o si merita una seconda chance?

Giustamente lei mi consiglia di insistere, altrimenti rimarrebbe per sempre il canale dove ho incontrato un cafone e mi perderei la possibilità di conoscere nuove persone più valide.

Morale della favola di Tinder:

  • I profili falsi attirano persone false, meglio mostrarsi per quello che si è veramente
  • Gli amanti dei felini sono personaggi sospetti
  • Cinque minuti di chat sono pochi per capire se un uomo è quello giusto, ma molti per capire se è quello sbagliato
  • Al primo appuntamento, un bicchiere di vino con un panino è la scelta più saggia
  • E poi chissà!

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