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Natasha van Zyl, la donna chirurgo che guarisce le mani dei pazienti paralizzati

Natasha van Zyl è riuscita con successo a completare tredici operazioni pioneristiche che hanno riportato mobilità alle mani paralizzate di alcuni giovani pazienti.

Una donna chirurgo iStock

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Grazie a una tecnica operatoria all’avanguardia, la dottoressa Natasha van Zyl è stata in grado di riportare mobilità nelle mani paralizzate di tredici giovani adulti che erano rimasti menomati a seguito di incidenti sportivi o stradali.

Il chirurgo lavora a Melbourne, in Australia, ed è a capo di un programma di ricerca che ha ridato vita ad alcuni pazienti, permettendo loro di tornare a usare entro certi limiti le loro mani e gli avambracci. Queste persone infatti hanno spiegato che, potendo di nuovo allargare i gomiti, si trovano a muovere meglio la sedia a rotelle, entrare o uscire da un veicolo, afferrare oggetti o stringere la mano a qualcuno.

Un paziente ha detto: “Ti permette di arrivare con le braccia sopra la testa, cosa che bisogna saper fare perché il mondo è tutto pensato per le persone che possono stare in piedi. Quindi puoi spegnere una luce, prendere oggetti da uno scaffale”.

Dovreste provare a chiudere le vostre mani con una fasciatura per cinque minuti per capire quanto sia frustrante vivere senza l’uso delle mani o delle dita.

La squadra del centro Austin Health di Melbourne ha utilizzato una combinazione di trapianti di tendini, che hanno rinforzato i muscoli, e di nervi, che migliorano l’agilità. La dottoressa Van Zyl spera che il successo avuto con queste 13 persone incoraggi le migliaia di soggetti divenuti tetraplegici a cercare l’aiuto di medici che possano aiutarli a recuperare un po’ di normalità nelle loro vite.

Il trapianto di nervi non è una novità, spiega la dottoressa, ma finora non aveva avuto successo nelle ferite al midollo spinale. Il team invece è intervenuto con efficacia in ferite del plesso brachiale, dove i nervi del collo e delle spalle erano stati strappati dal midollo, grazie a un trapianto di tre nervi.

Dopo il successo del primo intervento nel 2014, il centro è stato inondato di richieste, e da quel momento il team ha seguito 16 giovani adulti divenuti tetraplegici dopo incidenti stradali, cadute o incidenti sportivi. Due di loro non hanno continuato il programma, uno è morto per cause non collegate all’operazione, e tutti gli altri hanno avuto successo.

A due anni dall’operazione i pazienti hanno visto la mobilità della mano migliorare in modo significativo, soprattutto nella forza al momento di pizzicare e afferrare oggetti per le attività quotidiane.

La dottoressa dice di trarre grande ispirazione dai suoi pazienti. Uno di loro era il CEO di tre diverse compagnie, una persona indaffaratissima rimasta vittima di un incidente in barca, a seguito del quale si autodefiniva “una testa su un palo”: “Mi ha detto, dopo aver fatto l’operazione e aver visto un risultato soddisfacente, che prima di farla aveva deciso che, se non fosse andata bene, avrebbe mollato tutto. Non voleva più vivere. La sua era una ferita molto grave ma è riuscito ad avere abbastanza risultati dalla nostra operazione, che era una combinazione di trapianto di nervi e tendini, da poter ricominciare a lavorare a casa, portare al cinema un suo familiare da solo e gestire i soldi, i biglietti e i popcorn”.

Nel suo caso la vita è stata salvata, non solo cambiata.

Il metodo della Van Zyl e del suo team non potrebbe aver efficacia in casi come quelli dell’attore Christopher Reeve, ma può fare un’enorme differenza nelle lesioni spinali più comuni che causano quadriplegia (chiamate C5 o C6, ovvero quelle che danneggiano la quinta o la sesta vertebra cervicale). La dottoressa si augura che l’articolo pubblicato la settimana scorsa, che presenta i risultati del lavoro del suo team negli ultimi anni, possa essere d’ispirazione per tanti chirurghi e pazienti in giro per il mondo, e non possiamo che unirci al suo augurio.

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