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La sober (r)evolution: il nuovo trend tra i giovani è astenersi dall'alcol

Millenials, vip, artisti e influencer stanno promuovendo un nuovo stile di vita senza alcol. Meno drink e shottini (e dipendenze in generale) e più iniziative indirizzate al wellness.

Due ragazze con un drink in mano: il numero di bevitori sta diminuendo iStock

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"Le bevande alcoliche sono le nuove sigarette." Così afferma Ruby Warrington, scrittrice inglese di stanza a New York, nel suo libro Sober Curious, dal quale è nata anche una serie di podcast. Dopo essersi trasferita nella Grande Mela, la Warrington ha deciso di ridurre il suo consumo di alcol dedicandosi allo yoga e frequentando un programma in 12-step.

Poi ha fondato il Club Soda NYC, una serie di eventi destinati ad altri “sober curious” come lei o chi ha in mente di diventarlo. Da allora il suo account Instagram conta ben 12.3 k di follower ed è invitata di frequente a tenere discorsi sull'argomento. “Proprio come fumare è diventato molto meno glamorous, sono sempre più numerosi gli studi che esaminano le conseguenze a lungo termine del consumo di alcool, e per questo sarà sempre più difficile giustificare quest’abitudine”.

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D'altronde diversi artisti, influencer e personaggi pubblici da qualche anno stanno sposando la stessa causa. Come il musicista Anthony Rossomando, la cui dipendenza dall'alcol – a cui ha rinunciato da almeno 4 anni – lo ha spinto a diventare co-autore di Shallow, il celebre brano cantato da Lady Gaga e Bradley Cooper in A Star is Born e che si è aggiudicato un Oscar.

Ma casi del genere sono sempre più frequenti. Anche i Kardashian, ad esempio, promuovono uno stile di vita sano, con 0 assunzione di alcol. Che si tratti di un semplice trend o di una scelta consapevole per la propria salute, anche l'arte insomma sembra essere sempre meno sinonimo di eccessi e dipendenze.

Oscar a A Star is Born HDGetty Images

Zero Alcol e creatività

Il mondo – specie quello caotico degli artisti – è da sempre stato associato alla sregolatezza. Come Van Gogh, che tra un girasole e l'altro beveva assenzio, così come anche Raimbaud e Verlaine si stordivano con la “Fata Verde”, Alexandre Dumas che scriveva feuilleton con una redazione di oppiomani o il nostrano Fellini che faceva uso di acido lisergico. Per non parlare, poi, dei musicisti, tra i quali spicca il numero di morti per overdose ed eccessi. Ma la generazione di adesso ha ben altri problemi a cui pensare. Non è il momento per perdersi, piuttosto quello per restare con i piedi per terra.

Oggi gli attori sposano le cause ambientaliste, gli artisti manifestano contro i governi, sostengono economicamente Associazioni Umanitarie ed Ong, adottano bambini dei paesi più poveri. Questa ritrovata lucidità influisce positivamente anche sulla capacità di essere produttivi. Come scrisse Ernest Hemingway su Faulkner: “Hai mai sentito di qualcuno che beve mentre lavora? Stai pensando a Faulkner. Lui a volte lo fa – e io lo capisco a metà pagina quando si è fatto il primo bicchiere”.

La sobrietà: un trend in evidente crescita

Definire in maniera precisa i dati di questa rivoluzione può risultare, in parte, difficile. Ma una cosa sembrerebbe certa: bere alcol è sempre meno “mainstream” e “cool”. Secondo un rapporto del 2018 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono almeno 2,3 miliardi i consumatori stimati. Di questi, 237 milioni di uomini e 46 milioni di donne, hanno avuto problemi di dipendenze, incidenti e malattie legate in qualche modo all'utilizzo di alcol. Numeri che, da un lato, sembrano non far presagire a nulla di buono.

Persone che bevono: un trend in chiara diminuzioneHDiStock

Eppure ci sono delle notizie che fanno ben sperare e riguardano più da vicino i millenials e la generazione Z: quasi 3,1 miliardi di giovani over 15 sono astemi. Ovvero più della metà. Inoltre anche il 12,5% della popolazione mondiale non ha bevuto nulla negli ultimi 12 mesi. Solo nel Regno Unito, come riporta un articolo del 2018 del The Guardian, quasi il 30% dei giovani non beve. E in 10 anni – dal 2005 al 2015 – il dato di astemi nella fascia d'età tra i 16 e i 24 anni è salito dal 18% al 29%.

Insomma un dato storico, se rapportato a una nazione dove il consumo d'alcol è sempre stato all'ordine del giorno. E le stesse tendenze sono state evidenziate anche nell'America del Nord e in Giappone, un paese da sempre dedito alla “bevuta post lavoro”. Nel Sol Levante, infatti, esiste un particolare appuntamento in cui dipendenti e capi si ritrovano a bere insieme. Dei veri e proprio “drinking party” che fungono da “team building” e che prendono il nome di nomication (o nominication) – da “nomu” (bere in giapponese) e l'inglese “communication”.

Eppure – scrive il Japan Today – “gli studi mostrano che i giapponesi bevono meno di sempre”. Non solo stanno perdendo popolarità i celebri nomication: il consumo di alcol è sceso dai 108 litri del 1992 ad 82,8 litri nel 2013. E il numero di giovani che si astiene sta crescendo rapidamente.

La nuova cultura del wellness

Sempre più persone dicono no all'alcol e optano per yoga e benessereHDiStock

Se da una parte ci pensano i giovani, da soli, a incentivare questa nuova moda, c'è da dire che anche i media hanno acceso diversi riflettori sulle problematiche legate alle dipendenze. Oltre ai social e ai movimenti nati in maniera del tutto spontanea, infatti, in America sono nati diversi tv show al riguardo. Uno di questi è stato Celebrity Rehab with Dr. Drew, un reality che dal 2008 al 2012 ha riunito diverse celebrità con dipendenze di vario tipo, con lo scopo di riabilitarle.

Da questo è poi nato, in seguito, Sober House, altro reality spin-off in cui i partecipanti passano dal centro di riabilitazione dello show precedente, ad una “terapia casalinga” in un'abitazione sulle colline di Hollywood. La house manager di questo show, Jennifer Gimenez, è un'attrice e modella con un passato di dipendenze. Ora, invece, promuove uno stile di vita sano attraverso i suoi canali social ed è diventata un'importante influencer in materia.

I suoi scatti riportano spesso l'hashtag “sober is sexy”. A tutto ciò si aggiungono il libro della Warrington, le feste per astemi e non bevitori organizzate dal Club Soda NYC e la nascita di alcol-free bar (come il Listen Bar o il Getaway di New York). Di luoghi del genere, però, mentre in Italia non sembrano esisterne ancora.

La rivoluzione sobria su Instagram

Come ogni trend che si rispetti, anche in questo caso i social media si sono rivelati uno dei principali canali di diffusione. Tra questi, ovviamente, spicca Instagram. Oltre ad essere il social più popolare degli ultimi anni, c'è un altro motivo che sembrerebbe renderlo il mezzo privilegiato per un simile trend. Instagram si basa totalmente sulla condivisione di foto. E chi ha voglia di postare uno scatto da ubriaco in cui, quasi sempre, si finisce con il “non avere una bella cera”?

Su Instagram gli utenti vogliono mostrarsi sempre al massimo: da qui l'ovvietà di bandire sostanze che remino contro questo scopo. Certo, non si tratta ovviamente del più nobile dei motivi: ma i risultati parlano chiaro.

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Hi loves just a friendly, holiday-special reminder that ADVERTISERS came up with the idea that drinking is rebellious and subversive and linked with liberation and that 70 PERCENT of adults drink alcohol because we bought into this message WHICH MEANS THAT IT IS NOT AT ALL SUBVERSIVE OR EDGY TO DRINK. It means that we have bought into advertising. DRINKING CULTURE IS BASIC, drinking is basic, and there is nothing edgy or rebellious about doing something everyone else is doing. Not drinking, not being part of the mass consumer culture that feeds a 1.5 trillion dollar industry that kills 3 million people annually, not doing what everyone else is doing, being able to go to a party without taking the edge off — that is rebellion. That is subversion. That is edge. I’ve posted this at least a thousand times and I’ll post this five thousand more times.

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Oggi su Instagram c'è una schiera di “Influencer della sobrietà”. C'è ci ha iniziato postando foto del prima-e-dopo sbronza, chi si fa sponsor di brand per il benessere, chi posta citazioni e chi semplicemente mostra il lato più felice dell'essere liberi da dipendenze. Austin Cooper ad esempio, ha iniziato a postare citazioni ispirazionali per condividere la sua ritrovata sobrietà. Dopodiché ha fondato la Sober Evolution, un account che oggi conta circa 57.000 follower e dal quale è stata creata una piattaforma – per condividere storie e suggerimenti – e una serie di eventi per divertirsi in maniera sana.

Altra “guru” del movimento è Holly Whitaker: sul suo account Instagram la giovane di San Francisco si rivela una “Sobriety evangelist”. I suoi follower sono oltre 65.000 ed ha anche fondato una Sobriety School per aiutare altri giovani con il suo stesso problema. E gli hashtag? Provate a digitare la parola #sober e ne vedrete comparire tantissimi: #sobermovement, #sobernation, #soberlifestyle, #partysober. Tutti con un seguito non indifferente.

I nuovi prodotti per sobri e astemi

Con uno scenario del genere anche le grandi aziende stanno ovviamente cambiando rotta. Che sia una mossa per correre ai ripari – in vista di un probabile calo nelle vendite e (ovviamente) nel fatturato – o un desiderio di assecondare il volere dei clienti, sono diversi i marchi che hanno lanciato sul mercato bevande destinate ai sober curious. Negli USA, ad esempio, la Kin Euphorics promette di “elevare il vostro stato senza i postumi della sbornia”. Questi drink non-alcolici sono composti in parte da sostanze ricavate da piante con effetto anti-stress ed energizzante.

I drink analcolici di Kin EuphoricsHDKin Euphorics

Stessa cosa in UK dov'è nata la gamma di distillati non alcolici Seedlip, pensati per chi “vuol bere, ma non può bere”, una linea di gin ricavati da rosmarino, timo, piselli e fieno andati sold out a pochi giorni dal lancio. La Coca-Cola, dal suo canto, ha iniziato il 2019 testando una linea di cocktail analcolici, Bar None, con bevande che riprendono il nome dei drink più popolari: Bellini Spritz, Spiced Ginger Mule, Sangria...

Bar None: una linea di drink 0 alcol di Coca-ColaThe Coca-Cola Company

Nel settore delle birre sono diversi i brand attivi su questo fronte: Budweiser, Peroni e Heineken negli ultimi 2 anni hanno lanciato birre 0%. Quest'ultimo brand, in particolare, con Heineken 0.0 nel 2018 ha registrato un aumento di fatturato del 7,7%. Il migliore degli ultimi 10 anni. E anche l'Italia non sta a guardare. In un paese con una forte tradizione vinicola alle spalle, diversi marchi stanno producendo vini dealcolati di alta qualità. Come, ad esempio, quelli di Zero Alcol, che ha creato anche Amarò 0.0 oppure quelli di Wine Zero, vini 100% italiani, già distribuiti in tutto il mondo. 

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