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No alla plastica: dovremo dire addio ai colorati mattoncini Lego?

Con un investimento di 150.000 milioni di dollari, dal 2012 l'azienda danese cerca una variante sostenibile alla plastica. Ma non ha ancora trovato un valido rimpiazzo.

Omino LEGO su sfondo verde iStock

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Non possiamo dire che ispiriamo e sviluppiamo i costruttori di domani se stiamo rovinando il pianeta.

Le parole di Tim Guy Brooks, capo del dipartimento per la sostenibilità ambientale di LEGO, suonano in maniera inequivocabile. In un mondo sempre più attento alle tematiche ecologiche, che cerca nuove misure per limitare gli sprechi e i danni all'intero ecosistema, anche le grandi aziende non possono restare a guardare. Specie se, come LEGO, da anni promuovono valori indirizzati alla crescita del potenziale dei più piccoli.

O come Barbie, che nel tempo si è evoluta di pari passo con le conquiste femminili, per promuovere un'immagine più contemporanea dell'universo rosa. Con una vendita di 50 bilioni di mattoncini all'anno, la compagnia danese è infatti la prima fabbrica al mondo di giocattoli. La sua missione è quella di plasmare il futuro dei bambini, per aiutarli a ragionare in maniera sistematica e a sviluppare la loro creatività.

Omini LEGO che trasportano un mattoncinoHDiStock
I mattoncini Lego

Eppure, come riporta un articolo pubblicato pochi giorni fa su La Repubblica “anche negli Stati Uniti lo zero-waste movement, il movimento che si impone uno stile di vita improntato ad azzerare i rifiuti e utilizzare nel quotidiano solo pratiche e materiali ecosostenibili, sta uscendo dalla nicchia”. Con oltre 100mila iscritti su Facebook. E i genitori sono sempre più pronti a dire no a Barbie e LEGO, in favore di giocattoli di legno, magari realizzati a mano.

C'è da dire, tuttavia, che già dal 2012 la LEGO è alla ricerca di soluzioni valide per dire no alla plastica. Risale a sette anni fa, infatti, l'impegno di trovare entro il 2030 delle alternative sostenibili. Un investimento, in ricerca, di 150.000 milioni di dollari che, ad oggi, ha visto andare in test oltre 200 materiali. I risultati? Soltanto il 2 per cento dei prodotti è di origine vegetale. Nello specifico pezzi secondari come cespugli, alberi e foglie. Per il resto invece si continua ad utilizzare la plastica tradizionale, mentre quella riciclata non viene presa in considerazione perché non raggiunge gli standard qualitativi che hanno da sempre contraddistinto i prodotti LEGO.

Alberi Lego in un parco naturaleHDiStock
L'alternativa ecologica ai Lego è in arrivo?

Il motivo è che le bioplastiche – o quelle che, in parte erroneamente, vengono definite come tali – hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle prodotte dal petrolio. Questi polimeri a base biologica derivano generalmente dalla canna da zucchero, ma possono essere ricavati anche da grano, amido di mais, fecola di patate. E la differente provenienza implica un materiale che, per un motivo o per un altro, differisce dall'originale.

Mattoncini troppo morbidi (quelli in mais) che non assorbono colore (in grano), difficili da separare o fragili. E come dire a un bambino o a un appassionato che sta spendendo ore per una costruzione destinata a crollare?

La speranza è che, un mattoncino alla volta, la ricerca riesca a trovare dei validi surrogati. E non ci riferiamo soltanto al caso LEGO, ma ad un problema che va risolto, una volta per tutte, su larga scala.

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