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Insegnamento: uno studio rivela che le persone introverse non dovrebbero fare i professori

Le persone introverse hanno più difficoltà a lavorare come insegnanti quando questo comporta troppi momenti di collaborazione con gli altri colleghi e il ritmo del lavoro non permette loro di ricaricarsi in solitudine.

Una ragazza si nasconde dietro a dei libri iStock

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Nel mondo dell’insegnamento c’è una particolare categoria di individui che può incontrare maggiori difficoltà nell’interagire con gli studenti e con i colleghi: le persone introverse.

Un articolo del 2016 di Michael Godsey aveva infatti sottolineato che gli insegnanti introversi sono più esposti al rischio di esaurimento (il cosiddetto “burnout”). A seconda dei contesti, spiegava Godsey, il termine “introversione” può assumere significati diversi, ma tutti definiti alla luce del suo opposto, ovvero l’estroversione, che - nelle parole di Stephen A. Diamond - “sono due estremi di un continuum che tutti noi occupiamo”.

Così, gli introversi sono coloro che vengono stimolati da spazi tranquilli, preferiscono l’introspezione e le relazioni profonde, ma vengono logorati dalle interazioni sociali eccessive, mentre gli estroversi ricevono energia dall’interazione sociale e dalle stimolazioni esterne, e tendono ad annoiarsi o diventare irrequieti quando stanno da soli.

Ci sono diversi casi di insegnanti introversi che, nonostante le loro capacità, dopo qualche anno decidono di cambiare professione, perché non ne possono più dell’enfasi che spesso il sistema didattico pone sulla dimensione collaborativa dell’insegnamento: alcuni si ritrovano a spendere così tante energie per affrontare le attività di gruppo, con colleghi più che con gli studenti, da avere poca voglia per dedicarsi alla vita personale, famiglia inclusa. Ovvero, la vita da insegnanti non lascia loro il tempo di ricaricarsi.

Una scena di Harry Potter e la camera dei segreti con Richard HarrisWarner Bros via gfycat

Godsey riferiva: “I docenti di oggi hanno difficoltà con ciò che l’Harvard Business Review ha definito ‘il sovraccarico collaborativo’ sul posto di lavoro [...]. In molti casi [gli insegnanti] non hanno tempo per fare pause; alla fine dei vari incontri con gli adulti devono andare direttamente in classe, dove sentono la pressione del dover agevolare forme di apprendimento sociale e promuovere il trend contemporaneo dell’educazione collaborativa”.

Significa che, secondo i modelli didattici in voga al momento, c’è un ritmo di lavoro improntato a forme di costante interazione sociale, che impediscono ai docenti di “ricaricarsi” in relativa solitudine, attività fondamentale per tanti introversi. “Nonostante le ragioni dell’esaurimento sono molto diverse tra loro, alcune statistiche suggeriscono che il 41% degli insegnanti lascia la professione entro cinque anni. L’attrito tra docenti nel primo anno è aumentato del 40% negli ultimi vent’anni - e questa tendenza è coincisa in parte con la sempre maggiore enfasi posta, nelle classi, sull’apprendimento cooperativo”.

Una scena del film L'attimo fuggenteTouchstone Pictures via Imgur

Più di recente, altri studi si sono interessati allo stesso fenomeno: a Siviglia, in Spagna, un gruppo di ricercatori ha esaminato il burnout nel mondo degli insegnanti, arrivando a confermare l’ipotesi per cui “i livelli più alti di esaurimento (ovvero maggiore sfinimento emotivo, maggiore depersonalizzazione e minore senso di soddisfazione personale) erano quelli ottenuti dagli insegnanti con maggior livello di nevroticismo e introversione” (che qui è definita come “passività, mancanza di interesse nelle interazioni sociali e minor disposizione nei confronti di un’emotività positiva").

Un dato importante e confermato da più ricerche, è che la difficoltà che gli introversi incontrano nel mondo dell’insegnamento non è tanto nell’interagire con gli studenti, quanto nel dover partecipare spesso ad attività cooperative con colleghi.

Ci sono tanti insegnanti capaci e di successo che sono introversi, e bisogna ricordare che introversione non è sinonimo di timidezza, come ha spiegato anche l’autrice Susan Cain nella sua Ted Talk intitolata “The Power of Introverts “ ("il potere degli introversi", nel video di seguito si possono attivare i sottotitoli in italiano): “L’introversione è più che altro questione di come reagisci alle stimolazioni, incluse quelle sociali. Gli estroversi ne desiderano tante, mentre gli introversi si sentono molto più attivi, motivati e capaci quando si trovano in ambiente più calmi e tranquilli”.

Altro momento che si rivela impegnativo per i docenti introversi è il tempo trascorso senza una struttura o un programma precisi, come quello nei corridoi o alla mensa, che può risultare eccessivamente stimolante e sfibrante, “ma una volta in aula”, spiega Jill Eulberg, “gli insegnanti diventano i CEO della classe. Molti introversi adorano la libertà del pianificare la loro giornata e dell’organizzare l’ambiente della loro classe”.

Su Reddit si può leggere una testimonianza di dicembre 2018, di un insegnante che si trovava a fare da accompagnatore a una gita di scuola di cinque giorni con 67 quattordicenni all’estero: “La gita è stata terribile per tante ragioni, perché gli accompagnatori avevano da fare 14 ore al giorno con al massimo un’ora di pausa se eravamo fortunati. Sono crollato il quarto giorno, ho cominciato a piangere e non riuscivo a smettere”.

Nonostante stia in riposto da due giorni mi trovo in pieno esaurimento da introverso. È tutto il giorno che singhiozzo ininterrottamente e sono assalito dal panico all’idea di dover tornare a lavorare domani.

una scena di Freedom Writers con Hilary SwankParamount Pictures via Giphy

La persona ha continuato: “È ovvio che la gita sia stata pianificata da un estroverso, e lo erano tutti gli accompagnatori. Ero l’unico che non riuscisse a sostenere il ritmo, il che ovviamente mi fa sentire malissimo, e questo genera altri singhiozzi incontrollabili. Sento di essere completamente a pezzi, incapace di gestire qualsiasi forma di stress e so che la maggior parte della gente non capisce”.

È difficile creare modelli didattici che sappiano tener conto sia delle necessità degli alunni (anche tra loro infatti ci saranno esigenze diverse a seconda della personalità) che degli insegnanti, ma sarebbe bello riuscire a introdurre sistemi che non spingano i docenti introversi ad abbandonare la professione, e anzi permettano loro di sfruttare al meglio le proprie capacità.

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