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Il figlio di Robin Williams diventa papà, il nome del bimbo è un tributo al nonno

Il primogenito di Robin Williams, Zak, è appena diventato padre per la prima volta, e il nome del bambino è un omaggio alla defunta star di Hollywood.

Zak Williams e il padre Robin Getty Images

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Zak Williams, il figlio più grande del compianto Robin Williams, è diventato papà per la prima volta.

Il 36enne e la fidanzata Olivia June, infatti, sono diventati genitori mercoledì 12 giugno, e hanno deciso di chiamare il figlio McLaurin Clement Williams, ovvero un nome che cela un tributo alla star di Mrs. Doubtfire.

McLaurin era infatti il secondo nome di Robin Williams, e pare che i neogenitori intendano utilizzarne una versione abbreviata, Mickey, per riferirsi al neonato. Il bimbo pesa 3,6 kg ed è lungo circa 52 cm, secondo quanto riportato da People.

Il piccolo McLaurin è il primo nipote della star di Hollywood, che si è tolto la vita nell’agosto 2014. Zak è figlio infatti di Valerie Velardi, la prima moglie dell’attore, che poi ha avuto anche altri due figli: Zelda (29 anni) e Cody (27), dal secondo matrimonio con Marcia Garces. Al momento della morte, invece, Robin Williams era sposato da 4 anni con Susan Schneider.

Un solo anno dopo la morte del padre, Zak Williams aveva raccontato l’enorme senso di perdita a People, dicendo: “Cerchiamo di concentrarci sui momenti e i ricordi felici. Stiamo ancora soffrendo. Stiamo vivendo il processo di guarigione e ripresa, grazie all’aiuto di familiari e amici meravigliosi”.

I figli di Robin Williams, Zak e ZeldaGetty Images
Zak Williams con la sorella Zelda

Di recente, inoltre, Zak è stato uno dei soggetti fotografati da Mariangela Abeo nella serie Faces of Fortitude, incentrata su tutti coloro che sono sopravvissuti al suicidio di una persona cara, e nel pezzo che accompagna lo scatto la fotografa ha riportato parole molto emozionanti: “Non esiste modo di prepararti a una cosa del genere. L’equilibrio tra il dolore privato della famiglia e il fatto di dover vivere il lutto pubblicamente. Per quanto facesse piacere essere ascoltato, passavo più tempo dedicandomi all’aspetto esteriore della questione che non a quello interiore. Non avevo solo una rete di altri sopravvissuti attorno a me, c’era tutto il mondo”.

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“There’s no education in place to tell you how to deal with this. To balance how to grieve privately with your family and then also to have to grieve publicly. While it was nice to be heard, I was spending time on the outer layer instead of on the inside. It wasn't just the survivor network for me, it was the whole world.” Zak is the son of beloved comedian Robin Williams- a suicide loss survivor, entrepreneur, investor, and mental health advocate. He serves on the board for Bring Change To Mind, an org whose mission is to end the stigma and discrimination around mental illness by creating campaigns, storytelling movements, and youth programs to encourage diverse and cultural conversation around mental health. I prepared for days before, even venting to a dear friend moments before Zak arrived. Would I make a fool of myself? Would I accidentally say ‘Oh Captain, My Captain’ and burst into tears? I was overwhelmed.Then my friend said something important -they said, “Be yourself, share your pain. His pain is the same.Remember who you are and why you’re there.” So that’s what I did. In front of me sat a man who lost a loved one to suicide. A man who understood the same level of devastation as I did, as so many of us do. I shared my story, of attempt and loss. Then I was honored that he shared with me his feelings of loss, devastation and growth. THAT is what I strive for: To create a safe space for ANYONE who’s been touched by suicide so they feel able to share. For 90 min, we were just 2 people who had lost someone, and found a common ground in our pain. After he left, I packed up, got in my car and started to drive.Then immediately I realized, OH YEAH, I’m not ok. I pulled over to the nearest park and I sobbed for 30 minutes. The tears were a culmination of what I’d accomplished in 18 months, they were hearing this man tell me my project was “extraordinary” and that he was happy to be part of it. That somehow, through the death of my sweet brother, I’ve been able to provide a safe space for Zak Williams and so many other people. It was a defining moment for me and for my project. I’m so fortunate to share words and photos from Zak’s session with you all week.

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