Stai leggendo: #KuToo: dal Giappone il #MeToo contro l'obbligo per le donne di portare il tacco alto

Letto: {{progress}}

#KuToo: dal Giappone il #MeToo contro l'obbligo per le donne di portare il tacco alto

No ai tacchi sul lavoro: le donne giapponesi lanciano una petizione indirizzata al governo.

No ai tacchi sul lavoro: dal Giappone arriva il #KuToo iStock

3 condivisioni 0 commenti

Diciamoci la verità: i tacchi potranno essere belli, eleganti, aiutare a slanciare la silhouette... Ma chi è contenta di indossarli per un'intera giornata di lavoro (specie se non per scelta)? Sicuramente non Yumi Ishikawa, l'attrice giapponese che ha deciso di creare un apposito movimento: il #KuToo, sorta di #MeToo rivolto alle calzature. Il nome fa infatti il verso al celebre hashtag che ha sconvolto in pochi mesi l'establishment di Hollywood, ma è anche un gioco di parole tra kutsu (scarpe) e kutsuu (dolore).

E di certo la pensano in maniera analoga le quasi 20.000 donne che hanno già firmato la petizione. La richiesta? Convincere il governo ad introdurre una legge che vieti ai datori di lavoro l'imposizione del tacco alto. Secondo Ishikawa, infatti, questo tipo di discriminazione sessuale può essere considerato anche una forma di molestia. Ma non solo: i tacchi alti comportano problemi di salute, ai piedi e nel tratto inferiore della schiena.

Non è la prima volta che questo tipo di calzatura finisce nel mirino del dibattito. Basti pensare alla dittatura del tacco 12, normativa che qualche anno fa, nel 2015, aveva imposto il divieto di scarpe basse sul red carpet. Divieto poi infranto nel 2018 da Kristen Stewart che si presentò scalza sulla Croisette.

Certo, sul lavoro non si può parlare di un vero e proprio obbligo. Inoltre ci sono anche tante compagnie che non prevedono una simile policy. Ma molte donne giapponesi si sentono 'forzate' a indossare i tacchi per tradizione e per via delle aspettative sociali.

Come sostiene Ishikawa “Spero che questa campagna cambierà le norme sociali in modo che non venga più considerata maleducazione quando le donne indossano scarpe basse come gli uomini”. Ma il Giappone è ancora molto indietro su questo versante. Basti pensare che secondo la classifica stilata dal World Economic Forum, il Sol Levante si piazza al 110imo posto su 149 nazioni, in tema di disparità di genere.

Yumi Ishikawa lancia una petizione per il diritto di utilizzare scarpe basse sul lavoroHDiStock

Uscendo dal Giappone, però, lo scenario non cambia in maniera significativa e anche altrove ci sono state diverse proteste riguardo al bisogno di cambiare le regole del dress-code al femminile. Già nel 2016, ad esempio, l'attrice inglese Nicola Thorp creò una petizione analoga, dopo la richiesta – alla quale oppose un netto rifiuto – di indossare i tacchi sul lavoro per la compagnia di finanza PwC.

Stessa cosa in Canada, dove il governo della British Columbia - riporta un articolo della BBC - ha approvato una proposta di legge per vietare qualsiasi tipo di imposizione sulle calzature. Anche in questo caso, come motivazioni, si parla di discriminazioni e pericolosità: i tacchi aumenterebbero la possibilità di infortuni accidentali sul lavoro, oltre a compromettere il benessere dei piedi e della schiena.

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.

SCOPRI GLI OUTFIT DELL'ESTATE