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Disforia di genere e transessualità: capire e fare chiarezza su un argomento importante e delicato

Sempre più spesso si sente parlare di transessualità e disforia di genere, alcuni le ritengono ancora delle malattie, ma non è così; negli anni sono stati fatti passi avanti quindi è bene fare chiarezza sull'argomento per evitare malintesi e pregiudizi.

Disforia di genere e transessualità iStock

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Il corpo è il simbolo della propria identità, rappresenta sia il modo in cui ci vedono gli altri, che la maniera nella quale percepiamo noi stessi; per questo motivo diventa molto importante, soprattutto nella società attuale, che è basata principalmente sull'immagine. Per vivere una vita consapevole, coerente con i propri pensieri, quindi, è importantissimo che la psiche si rispecchi con la propria fisicità, infatti una non congruenza tra le due cose potrebbe determinare una sofferenza psicologica e la comparsa di alcune patologie anche gravi, come la depressione.

Ci sono persone che non si identificano con il loro sesso biologico, in quest'ambito si parla di disforia di genere o transessualità, che si concretizza con una situazione che porta molta sofferenza in quanto si è prigionieri di un corpo che non si sente proprio e si conduce una vita quotidiana minata da conflitti interni. Continua nella lettura di questo articolo se vuoi saperne di più su questo argomento: imparerai a conoscere quali sono le cause biologiche che portano alla disforia di genere, quali sono i sintomi, i possibili rimedi per stare meglio e la definizione di qualche termine che si usa spesso in quest'ambito, il cui significato molto di frequente, però, viene travisato.

Cos'è la disforia di genere?

Disforia di genere definizioneHDiStock

Il termine disforia è usato in psichiatria per definire una situazione in cui ci si sente a disagio con qualcosa, tale parola affiancata a "genere" descrive uno stato psicologico alterato associato, a volte, a depressione o turbe emotive, causato dalla mancata identificazione con il proprio sesso biologico. Quest'ultimo emerge dall'analisi dei genitali e dalle strutture biologiche secondarie che determinano l'appartenenza alla categoria: maschile o femminile.

Si parla di disforia di genere, sia in uomini che in donne, quando succede che l'idea che hanno di sé non collimi con il proprio sesso biologico. A volte al posto di disforia di genere si usa il termine transessualità, coniato da Harry Benjamin nel 1966. Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders nella sua quinta edizione (DSM5) stima che circa lo 0,010% degli uomini e il 0,0025% delle donne soffrano di disforia di genere, in quanto tale manuale considera ancora la transessualità come una malattia.

Transessualità: le cause 

La transessualità, non ha una causa certa, si può parlare di una concorrenza di elementi che ne determinano la comparsa, questi sono:

  • fattori biologici, sono quelli legati ai geni, quindi a un patrimonio tramandato dai genitori, insieme agli ormoni presenti nell'ambiente prenatale. La rilevanza di tale aspetto è stato confermato facendo esperimenti su gemelli omozigoti entrambi transessuali;
  • fattori sociali, rappresentano i rapporti con gli altri, in particolare con i genitori. In passato si dava preponderante importanza a questo aspetto, la disforia di genere, dicevano gli studiosi, era data da un attaccamento troppo forte dei figli maschi alla madre. Sullo sviluppo della persona, però, influisce anche l'educazione: se questa è ambigua rispetto al proprio sesso, potrebbe influenzare la visione che ognuno ha di sé; 
  • fattori psicologici, sono molto importanti, rappresentano il mondo interiore di un individuo, sono il modo in cui questo si percepisce e si confronta con gli altri. 

Sintomi e diagnosi

TransessualitàHDiStock

La disforia di genere non è una malattia, nonostante questo sia stata inserita dall’Associazione Psichiatrica Americana nel manuale DSM5, in particolare è collocata all'interno delle patologie che riguardano la psiche, perché gli studiosi di tale ambito hanno deciso di catalogarla come un disturbo mentale. La definizione di transessualità come una malattia prevede una diagnosi e quindi una cura. Sarà un medico in seguito a di vari esami oggettivi, in particolare una o più interviste circa le proprie emozioni, il vivere quotidiano e l'immagine che si ha di sé, a sentenziare che si soffra o meno di disforia di genere. 

Psicologia

Un soggetto che ha problemi a riconoscersi con il proprio sesso a livello psicologico avverte le seguenti sensazioni:

  • non si identifica con gli individui del proprio genere;
  • soffre di una condizione di malessere legata alla sua fisicità, che lo spinge a un disagio quando si trova in un ambiente sociale;
  • desidera appartenere al sesso opposto;
  • è convinto di provare sentimenti che sono più in linea con un altro genere.

Disforia di genere nei bambini

Disforia di genere nei bambiniHDiStock

La disforia di genere appare già nei bambini dal 3° al 4° anno di età, ma una diagnosi definitiva può essere fatta solo più in là, dai 6 ai 9 anni, quando la situazione è diventata cronica. Gli atteggiamenti e le credenze del bimbo a cui prestare attenzione sono:

  • il pensiero che crescendo cambierà sesso;
  • sentirsi a proprio agio indossando vestiti tipici dell'altro genere;
  • giocare con giochi che normalmente sono una peculiarità del sesso opposto;
  • cercare di convincere gli altri che si appartiene a un genere diverso dal proprio; 
  • rifiutare la propria fisicità;
  • confrontarsi in modo privilegiato con bambini di sesso opposto.

Non è facile fare una diagnosi in quanto i sintomi potrebbero mutare nel tempo ed essere caratteristici solo di un periodo di confusione. Infatti si è visto che molti bambini che hanno presentato atteggiamenti di rifiuto verso il proprio sesso, crescendo, non hanno più mostrato tale conflitto, quindi la strada migliore da seguire, secondo gli specialisti, è quella di assecondarli non cercando di plasmare artificialmente le loro credenze. 

Disforia di genere negli adulti 

Raramente la transessualità non appare nella fanciullezza ma è nell'età adulta che si inizia a non trovarsi più a proprio agio con il corpo o, in alternativa, è questo il periodo in cui se ne prende coscienza, tale situazione si chiama anche transessualismo secondario. In questi casi l'iter da seguire è più lungo e, per alcuni versi, maggiormente doloroso perché molti, prima d'individuare la propria condizione, per partecipare alla vita sociale, cercano di condurre un'esistenza del tutto normale, contraendo anche il matrimonio e creandosi una famiglia. Una svolta, dal punto di vista psicologico, c'è quando si decide ti intraprende un percorso per uscire allo scoperto e manifestare i propri sentimenti che, alcune volte, porta anche a un cambio di sesso.

I trattamenti per la disforia di genere

Trattamenti per la disforia di genereHDiStock

La catalogazione della disforia di genere come un disturbo mentale fa si che questa venga trattata come una malattia e quindi oltre a una diagnosi esista anche una cura. In questo caso i trattamenti sono costituiti da:

  • psicoterapia;
  • farmaci ormonali;
  • intervento chirurgico.

Psicoterapia

Il punto di partenza di qualsiasi terapia per fronteggiare un caso di disforia di genere è la psicoterapia, in tal senso si inizia un percorso proteso all'accettazione di sé. Si porta per mano il soggetto facendogli abbandonare l'idea del cambiamento ma puntando soprattutto sul fatto di prendere coscienza della situazione e, attorno a questo fulcro, riorganizzare la sua vita. Non tutti sono disposti a seguire la psicoterapia ma questa deve essere comunque scomodata almeno per fare una diagnosi certa, infatti il suo compito è quello d'indagare su alcuni aspetti della persona, per capire le motivazioni che sono alla base di certi atteggiamenti, ciò è fondamentale prima d'intraprendere strade più drastiche, come quelle che portano al cambiamento del sesso.

I principali compiti della psicoterapia sono:

  • affiancare la persona, se questa presenta depressione o sconforto;
  • aiutare il soggetto a interpretare e accettare la risposta della società alla propria scelta;
  • aiutarle chi soffre di disforia di genere nel momento del cambiamento del sesso.

Terapia ormonale

Terapia ormonaleHDArchivio Foxlife

La terapia ormonale è la strada da seguire per tutti quelli che hanno già le idee chiare, che sanno dentro di loro, fermamente, di voler cambiare il proprio genere per migliorare il rapporto con il corpo. Questo è anche il passo antecedente all'intervento chirurgico che sancisce la trasformazione definitiva. La terapia ormonale molte volte può migliorare la propria percezione anche senza la psicoterapia o la chirurgia.

  • Per la transizione da uomo a donna si somministrano ormoni femminili a basso dosaggio, di solito si usa estradiolo a 0,15 mg al dì, solo dopo qualche mese si noterà: un aumento del seno, la sparizione della barba e la ridistribuzione del grasso corporeo, che si concentrerà in modo particolare su fianchi e cosce. Insieme a ciò spesso si ricorre all'eliminazione definitiva dei peli sul corpo e alla modificazione della voce.
  • Per la transizione da donna a uomo si usa il testosterone somministrato in quantità di 300 mg una volta a settimana o in dose giornaliera inferiore. Dopo un periodo di trattamento si noterà: un abbassamento della voce permanente, l'irrobustimento dei muscoli, l'aumento di dimensioni del clitoride e la crescita di peli su copro e viso.

Intervento chirurgico

Intervento chirurgico per cambiare sessoHDiStock

Chi soffre di disforia di genere spesso si sottopone a vari interventi chirurgici come quelli relativi alla mastectomia additiva o riduttiva o quelli volti a modificare tratti del volto o parti del corpo, per apparire più somiglianti all'immagine che si ha di sé. L'operazione più importante, però, è quella di riassegnazione o conferma del genere che agisce modificando i genitali. Normalmente questa si esegue all'incirca dopo un anno dall'inizio del percorso che ha visto la psicoterapia affiancata a trattamenti ormonali, per essere sicuri che il soggetto stia facendo un passo ben ponderato. 

Intervento chirurgico maschile

Per quanto riguarda gli uomini che vogliono diventare donne l'intervento è ormai consolidato: si procede all'asportazione del pene e dei testicoli e quindi si impianta una vagina artificiale. Parte del glande è trasformato in clitoride, capace di avvertire ancora gli stimoli esterni e di generare piacere.

Intervento chirurgico femminile

L'operazione chirurgica che porta alla trasformazione di una donna in un uomo è molto complessa e attualmente si sta ancora perfezionando, per questo motivo molti soggetti femminili che soffrono di disforia di genere non affrontano l'intervento ma continuano solo a prendere ormoni mascolinizzanti. Dopo l'eliminazione di utero e ovaie, attualmente le operazioni che si praticano sono due:

  • impianto di un fallo artificiale costruito con la pelle proveniente da braccia, cosce o addome;
  • creazione di un micropene con il grasso del monte di venere.

In entrambi i casi i genitali saranno plasmati per creare uno scroto dove verranno impiantati testicoli artificiali. Alcune complicanze possono esserci relativamente alla sensibilità della zona genitale, che molte volte non è più in grado di generare piacere, e all'allungamento dell'uretra, che potrebbe creare infezioni e problemi di flusso.

Che differenza c'è fra transgender, transessuali e travestiti?

Differenza tra transessuali, transgender e travestitiHDiStock

A volte, nel gergo comune, si possono usare dei termini in modo non appropriato o dispregiativo, per questo motivo è bene fare chiarezza sul significato di ognuno di essi:

  • transgender è un termine coniato negli U.S.A negli anni '80, definisce è una persona che non si riconosce nei generi predefiniti, non si sente né maschio né femmina. Rifiuta il ruolo sessuale stabilito alla nascita e, nella società, ne adotta uno differente da quello imposto;
  • transessuale, definisce dei soggetti che stanno attraversando un percorso di transizione da un genere all'altro tramite cure ormonali e/o operazioni chirurgiche, ma non l'hanno ancora completato. Si possono classificare in FtM, female to male, o MtF, male to female;
  • travestito è una persona che indossa un costume per apparire di sesso opposto. Questo atteggiamento è spesso associato a un orientamento omosessuale ma le due cose non sono per forza collegate. Inoltre non si riferisce solo a uomini che si travestono da donna ma è valido anche per il contrario.

Identità di genere e identità sessuale

Per comprendere meglio la disforia di genere e la transessualità è bene sottolineare il significato di due termini che si usano molto spesso in questo campo, per usarli correttamente:

  • identità di genere, è il modo in cui ognuno si percepisce, in seguito a tale riflessione si può affermare, quindi, a quale categoria appartenere: maschile, femminile o transgenere; non sempre coincide con il proprio sesso biologico.
  • identità sessuale: descrive l'attrazione di una persona verso un determinato sesso, si può essere eterosessuali (attrazione per il sesso opposto), omosessuali (attrazione per lo stesso sesso), bisessuali (attrazione per entrambi i sessi), asessuali (quando non si ha alcuna attrazione sessuale).

La transessualità (finalmente) non è più una malattia mentale 

La classificazione di disforia di genere o transessualità è in itinere, anche grazie alle molte battaglie che persegue strenuamente chi si trova in questa condizione. Nell'estate 2018 finalmente è stato fatto un grosso passo avanti: l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le ha eliminate dall'elenco delle malattie mentali. Attualmente sono collocata in un nuovo capitolo dell'ICD (International Classification of Disease), un testo che classifica più di 55.000 patologie; la disforia di genere è compresa tra le "condizioni di salute sessuale". La scelta di non depennarla completamente dagli elenchi delle malattie riguarda il fatto che, in questo modo, sia ancora legale richiedere le cure sanitarie di cui si ha bisogno, come ad esempio i farmaci ormonali.

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