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Sposarsi per fare figli: il Kenya e i matrimoni combinati tra donne

Si chiama nyymba mboke ed è una pratica che consente alle donne di sposarsi tra loro, nonostante le unioni gay siano del tutto bandite.

Matrimoni combinati tra donne: ecco cos'è il nymbia mboke iStock

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Sì, ai matrimoni donna-donna. Leggere una frase simile non può che destare stupore e incredulità, se rapportata a una società, come quella kenyota, da sempre pervasa dal patriarcato. Qui gli uomini sono poligami e possono avere diverse mogli. Alle donne, invece, spetta un destino ben più crudele: lo spettro della mutilazione genitale. Eppure possono sposarsi tra loro, grazie alla pratica del nymba mboke.  

Il Kenya e i matrimoni combinati tra donneHDiStock

Nymba mboke o nymba nthobu, tradotto dalla lingua locale, significa “la casa debole” o anche “la casa delle donne” ed è il nome con il quale la comunità Kuria del Kenya definisce questa particolare usanza di matrimoni al femminile. Una pratica che potrebbe far pensare ad un processo di emancipazione.

Ma che, purtroppo, non ha proprio nulla a che vedere con l'amore e con il sesso. È, anzi, qualcosa che ancora una volta spalleggia il patriarcato. Le donne, infatti, hanno il permesso di sposarsi solo in determinate situazioni: se non riescono ad avere figli o se non ne hanno ancora avuto uno maschio, in modo da adempiere alle aspettative della società. Ma in che senso? 

La comunità Kuria è parte della tribu Bantu e vive in prossimità del lago Victoria, ai confini tra il Kenya e la Tanzania. Per tradizione, soltanto l'uomo può ereditare le proprietà familiari e dare continuità alla stirpe. Il ruolo della donna, invece, è quello di stare accanto al marito e di procreare, in modo da assicurare la prosecuzione del nome. Una donna senza figli maschi viene quindi considerata alla stregua di una incapace di averne. E proprio per facilitare il concepimento si è pensato di permettere usanze come il nymba mboke. 

Si tratta di un matrimonio combinato: una donna adulta ha la possibilità di prendere in sposa una giovane del suo stesso sesso per garantirsi un figlio maschio (o in generale dei figli, in caso non riesca ad averne). Ma non c'è nulla di sessuale o lesbico in tutto ciò: le due donne non hanno alcun rapporto intimo ma una relazione che sembrerebbe dettata da una gerarchia madre-figlia.

La giovane – generalmente povera e 'venduta' dal proprio genitore – può scegliere l'uomo con cui avere rapporti: una volta dato alla luce il figlio, il partner sarà libero da qualsiasi responsabilità. Sarà la donna adulta, in qualità di nuova consorte, a dover adempiere al mantenimento del piccolo e di sua moglie.

Matrimoni tra donne per avere figli: la strana usanza della comunità KuriaHDiStock

Ovviamente una tale pratica porta con sé diversi problemi e considerazioni. La prima riguarda, ancora una volta, il maschilismo che pervade una simile cultura. L'uomo 'usato' per procreare, totalmente deresponsabilizzato, è libero di fare ciò che vuole. Nessuna donna ha il diritto o il coraggio di chiedergli aiuto, per paura di subire violenze o che il bambino venga ucciso. Lo stesso maschilismo è quello che consente ad un padre di vendere sua figlia e di decidere arbitrariamente del suo destino. 

Un'altra questione, invece, riguarda nello specifico la vita dei bambini, i quali si ritrovano a crescere senza un padre e in un contesto di estrema povertà. Quello che viene a mancare, qui, non è soltanto la figura paterna, ma il concetto di famiglia in generale e di una genitorialità responsabile. Per questo i nati sotto la nymba mboke sono costretti ad affrontare problemi di carattere psicologico non indifferenti – senza contare tutte le altre problematiche che affliggono una nazione come il Kenya. 

Nymbia mboke: un'usanza per aiutare nel concepimento dei figliHDiStock

Un altro tema è di carattere costituzionale: la nymba mboke viola i principi fondamentali e i diritti delle donne e dei bambini. L'amministrazione locale ha provato in tutti i modi a scoraggiare questo tipo di pratica, attraverso seminari e meeting volti a educare la popolazione sulla possibilità di ricorrere all'adozione, in caso di infertilità. Ma l'usanza risulta ancora ben radicata e difficile da debellare. L'infertilità, infatti, affligge la popolazione kenyota in misura di gran lunga superiore rispetto alle altre popolazioni.

Come sostenuto e pubblicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “l'infertilità affligge il 15% delle coppie in età riproduttiva in tutto il mondo”. Ma gli studi condotti dal 2004 hanno dimostrato che nell'Africa subsahariana “più del 30% delle donne tra i 25-49 anni soffre di infertilità secondaria” ovvero l'incapacità di concepire un altro figlio dopo una prima gravidanza portata a termine. Il motivo principale va ricercato nell'infertilità maschile (causa del 50% dei fallimenti) ma purtroppo, come afferma il Dr Mahmoud Fathalia – precedentemente direttore dello Special Programme of Research, Development and Research Training in Human Reproduction dell'OMS:

Il fardello sociale ricade in maniera sproporzionata sulle donne.

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