Stai leggendo: Al Festival di Cannes 2019 il documentario La passione di Anna Magnani

Letto: {{progress}}

Al Festival di Cannes 2019 il documentario La passione di Anna Magnani

Anna Magnani, la diva più famosa e di talento della storia del cinema sulla Croisette con il documentario firmato da Enrico Cerasuolo, un ritratto inedito e intimo dell'indomita artista dallo sguardo intenso.

4 condivisioni 0 commenti

Malinconica, vivace e intensa. Tanti i volti ritratti ne La Passione di Anna Magnani, interessante documentario firmato da Enrico Cerasuolo dedicato all'attrice e presentato in prima mondiale alla 72ma edizione del Festival di Cannes, nella sezione Cannes Classics. 

Un docu-film con immagini d’archivio, filmati e con le interpretazioni cinematografiche memorabili di Anna, detta "Nannarella", come la drammatica corsa per strada dietro la camionetta tedesca in Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, e l’urlo lacerante: “Francesco, Francesco!”. E ancora testimonianze inedite, come l'intervista confessione realizzata da Oriana Fallaci alla Magnani e mai sentita prima: un confronto che rivela un lato nascosto della diva romana. 

Anna Magnani da piccolaHDUfficio stampa

Preziosi materiali di famiglia e rispolverati dall’Archivio storico Luce, e i racconti del figlio Luca che regalano allo spettatore la straordinaria figura di Anna come attrice, donna e madre. Era il 7 marzo 1908, e a Roma nasceva Anna Magnani, una delle più grandi attrici della storia del cinema di XX secolo. Icona del neorealismo, dagli occhi scuri e scintillanti.

Cresce segnata da un dolore profondo la mancanza del padre che non incontrò mai. Mentre la madre, una sarta di Ravenna, emigrò in Egitto dove si risposò con un uomo austriaco. Anna cresce sola con la nonna Giovanna e le zie. 

HDUfficio Stampa

Scopre subito la passione per la recitazione. Studia Arte Drammatica e vengono ripercorsi i primi passi sul palcoscnico a teatro, da sempre il suo primo e immenso amore. La sua vita. Poi gli anni della rivista, lavorando in una serie di spettacoli con Totò, fino al debutto cinematografico nel 1934 ne La cieca di Sorrento di Nunzio Malasomma. Tante le testimonianze delle più grandi personalità da Luchino Visconti che la volle in Ossessione, ma dovette rinunciare a lei perché in dolce attesa per poi dirigerla in Bellissima dove rimase folgorato come lui stesso ammette dalle profonde improvvisazioni, a Rossellini. E ancora Fellini, Renoir, Marlon Brando e Marcello Mastroianni che parlando di Anna disse:

Ho lavorato con tante attrici brave, mai ci fu mai una più grande di Anna e difficilmente ci sarà.

Il regista si sofferma anche sugli amori: dal matrimonio con il regista sciupafemmine Goffredo Alessandrini alla breve relazione con l'attore Massimo Serrato — padre dell’adorato figlio Luca — che scomparve all’annuncio dell’imminente gravidanza, fino alla passione travolgente con Roberto Rossellini. Tra loro un’intesa straordinaria fuori e dentro il set, come rileva Anna:

Pensavo a come avrei fatto una scena, e lui me la faceva girare esattamente come io l’avevo immaginata.

Amato intensamente fino alla comparsa nelle loro vite di Ingrid Bergman che conquistò Rossellini prima per iscritto con una lettera di ammirazione. “Signor Rossellini, sono una ragazza svedese che vive in America da dieci anni, che parla bene inglese, un poco di francese e sa dire solo “Ti amo” in italiano. Ho visto il vostro film Paisà, ne sono entusiasta e sarei onorata di avere una particina nel vostro prossimo film”.

Il regista Roberto RosselliniHDGetty Images

Dopo il tradimento, l’addio. La lasciò dicendo che sarebbe sceso un attimo a portare a spasso i cani, la bassotta Lilina e il barboncino Pippo, per non tornare mai più. E nell’estate del 1949 furono i tre protagonisti di un triangolo amoroso che riempi le pagine dei giornali passando alla cronaca come la Guerra dei Vulcani. Le due attrici rivali in amore, infatti, girarono contemporaneamente sulle isole gemelle di Vulcano e Stromboli, due lidi opposti di risentimenti e gelosie. Anche se è proprio la stessa Anna a sottolineare quanto nella loro relazione amorosa fosse Rossellini a non lasciarle spazio.

Un’artista completa, perfetta nei ruoli comici e drammatici

HDUfficio Stampa

Parlava con le mani e con il suo sguardo profondo e intelligente. Anna non scese mai a compromessi, sul lavoro e nella vita. Amante degli animali. Tantissimi gli scatti con i suoi adorati cani, bassotti e non solo. Un temperamento unico, forte e deciso, come confessa il figlio Luca:

È stata una delle poche attrici a non appoggiarsi a nessun attore o produttore. Era assolutamente libera, in ogni sua scelta.

E poi arrivò anche Hollywood, il periodo americano e la vittoria, nel 1955, del Premio Oscar per l’interpretazione di Serafina Delle Rose nel film La rosa tatuata di Daniel Mann. Anna non andò a ritirare per paura dell’aereo. Un ruolo scritto solo per lei, pensando alla sua forza, dal grande amico Tennessee Williams, il drammaturgo dell’America del Dopoguerra. Anna è stata la prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere l’ambita statuetta come migliore attrice protagonista accanto a Burt Lancaster. Un set rilassato, dove le fu concessa assoluta libertà, come ricorda lei stessa:

Non credevo di poter stare così bene, poi un giorno il regista mi disse il perchè di quella libertà: noi non vogliamo la Magnani versione Hollywood ma un’interpretazione alla Magnani.

Colta, autentica e dalla risata inconfondibile. Per prepararsi a un ruolo si chiudeva in casa, leggeva e rileggeva la sceneggiatura. Scriveva appunti e riflessioni accanto alle battute, si confrontava e dibatteva con i registi. Tanti i copioni italiani e internazionali rifiutati con ruoli e storie che non amava.

L’amore per il teatro negli ultimi anni di carriera

Nell'ultimo periodo della sua carriera ritorna in scena, prima con La Lupa diretta da Franco Zeffirelli e poi, nel 1966, con Medea di Giancarlo Menotti nel suo ultimo spettacolo, in sottoveste e con un personaggio importante. La sua memorabile interpretazione vide il plauso di Eduardo De Filippo che le disse commosso dopo una performance: "Non lo sai neanche tu la forza che hai nella voce, e nella spontaneità dei gesti. Non sai nemmeno tu quello che hai fatto!"

E poi l’addio, a soli 65 anni, il 26 settembre 1973. Nel documentario si vedono le immagini dei funerali con migliaia di persone e il popolo romano che piange la sua ultima indimenticata musa.

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.

SCOPRI GLI OUTFIT AUTUNNO/INVERNO