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Housing First: come la Finlandia ha risolto l'emergenza senzatetto e come potrebbe farlo anche l’Italia

Il progetto Housing First ha portato la Finlandia a gestire con efficacia il problema della povertà e dei clochard, e ora anche altri paesi nel mondo vogliono seguire questo esempio. Potremmo farlo anche noi?

Un uomo senza fissa dimora Getty Images

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Non solo l’Italia, ma tutta l’Unione Europea è interessata da un gravissimo fenomeno di esclusione abitativa, per cui si stima che i senzatetto siano almeno 700mila tra i vari stati di cui in Italia (l’ultimo censimento ISTAT risale al 2015) se ne contano almeno 50mila, e la tendenza è in aumento.

A meno che non si parli della Finlandia: nel 2017, infatti, il paese scandinavo è stato l’unico che non ha registrato questa crisi di persone senza fissa dimora. Lì, il numero di senzatetto è sceso da oltre 20mila negli anni '80 a 6.615 nel 2017. Inoltre, solo il 6% vive in alloggi di emergenza e l’84% è costituito da persone solo temporaneamente senza dimora che vengono ospitati da amici o parenti. 

Le stime erano state pubblicate lo scorso marzo dall’organizzazione europea per i senzatetto FEANTSA (European Federation of National Organisations Working with the Homeless) e la Fondazione Abbé Pierre, e indicano il modello finlandese come uno da prendere ad esempio, mentre le politiche europee si dimostrano sempre meno efficaci nella lotta contro la povertà. Oggi a Helsinki, infatti, non si vedono persone che dormono per strada né individui che chiedono l'elemosina.

In Finlandia, infatti, è stata adottata un’iniziativa semplice ma rivoluzionaria che si chiama Housing First e consiste nell’offrire un tetto a tutti coloro che sono finiti a vivere per strada. Il programma prevede anche l’assegnazione di un aiuto individuale per capire quali siano state le condizioni che hanno costretto i senzatetto a diventare tali. L’idea è che “avere una casa, invece di essere l’obiettivo finale, è considerato il primo passo, una base e una precondizione per iniziare e sostenere il successo del processo di rimonta sociale”.

Il sistema Housing First è in realtà nato a New York negli anni '90, ma nel paese scandinavo ha trovato la sua migliore applicazione. Di recente anche in Inghilterra, nel Suffolk, si è provato a metterlo in atto, e per i risultati bisogna attendere almeno la fine dell'anno. Anche il Canada sta tentando di fare lo stesso.

Non è certamente un’opzione economica, visti i costi delle abitazioni, ma considerando i risultati che può far conseguire, si tratta di un investimento nel futuro della società tutta. A offrire gli appartamenti al sistema finlandese è l’organizzazione Y-Foundation, e il suo CEO, Juha Kaakinen aveva detto: “Tutto questo costa soldi, ma in tanti paesi è stato ampiamente provato che è sempre più vantaggioso da un punto di vista economico cercare di porre fine al problema dei senzatetto che non semplicemente limitarsi a gestirlo”.

Investire nel terminare la condizione di esclusione abitativa ripaga sempre, per non parlare delle ragioni umane e etiche.

Il report di FEANTSA indica come obiettivo quello per cui la “la sistemazione di emergenza deve diventare un servizio di transizione a breve termine, accessibile a tutti, e una piattaforma per reindirizzare le persone a soluzioni appropriate”.

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