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Psicologia: per le donne è peggio crescere con un padre problematico che senza averne uno

Un recente studio ha dimostrato che le donne crescono meglio senza una figura paterna che con una problematica e rigida.

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La psicologia si interroga spesso sull’impatto del comportamento e della personalità dei genitori sullo sviluppo dei figli, e un recente studio afferma che per una donna è meglio crescere senza padre piuttosto che con una figura problematica, assente o rigida.

La ricerca, pubblicata nella rivista Developmental Psychology, è stata condotta su coppie di sorelle, e ha cercato di inquadrare la situazione tenendo conto di molteplici fattori: i risultati dimostrano che il contatto con un padre “cattivo”, e non l’assenza di una figura paterna, ha conseguenze sulle relazioni delle figlie in età adulta, anche a livello di aspettative sugli uomini e comportamento sessuale.

Il gruppo di psicologi della Pennsylvania State University, guidato da Danielle DelPriore, ha coinvolto 233 coppie di sorelle biologiche, tutte in età riproduttiva (tra i 18 e i 36 anni) e nate con almeno quattro anni di differenza, i cui genitori avevano divorziato o si erano separati prima che la più giovane delle due compisse 14 anni. In media, le sorelle maggiori avevano dunque trascorso 5,6 anni in più con i relativi padri rispetto alle sorelle più piccole.

La scelta di condurre lo studio in questo modo ha permesso ai ricercatori di concentrarsi sugli effetti del comportamento paterno, la sua presenza o assenza da casa. Per le sorelle minori, infatti, il tempo trascorso con il genitore era di meno, ma gli altri fattori capaci di influenzare il loro atteggiamento nei confronti degli uomini e del sesso (come la cultura, la religione o anche i geni), sarebbero rimasti pressoché invariati.

Una bambina tiene il padre per manoHDiStock

Ciascuna delle ragazze e donne che hanno partecipato allo studio ha dovuto fornire valutazioni sul rapporto avuto con i padri durante l’infanzia, indicando il livello di calore o severità, l’interesse e la presenza nelle attività quotidiane, ma anche eventuali problemi comportamentali o di salute mentale (inclusi l’abuso di droghe o i tentativi di suicidio). Inoltre, le sorelle hanno anche espresso giudizi sulle loro aspettative riguardo gli uomini come genitori e compagni, e hanno indicato quanti partner sessuali avevano avuto nell’ultimo anno, quanti ne avrebbero voluti e quanti ne pensavano di avere in futuro.

L’analisi delle risposte ha mostrato che le sorelle maggiori, esposte più a lungo a padri più incapaci e problematici (soprattutto a livello comportamentale e di salute mentale), indicavano di avere aspettative minori quanto all’impegno di potenziali compagni in una relazione. Questo gruppo di donne ha mediamente rivelato di aver avuto più partner sessuali, perché credevano più nelle storie a breve termine che nel successo di quelle più importanti. Le più giovani, che invece avevano passato meno tempo con i padri, non hanno indicato di aver subito conseguenze in questi ambiti.

Nell’analisi si è anche chiesto di valutare la presenza nelle rispettive vite delle madri, che però non ha mostrato di produrre effetti significativi quanto alle capacità e aspettative relazionali delle figlie.

Sembra che il comportamento del padre durante il periodo trascorso in casa, piuttosto che la sua assenza, abbia l’impatto maggiore sul comportamento sessuale della figlia.

Questa la conclusione degli studiosi.

Nel riportare lo studio, Emma Young del Research Digest della British PSychological Society sottolinea però i limiti di questo studio: innanzitutto, il fatto di essere basato su valutazioni personali di eventi e comportamenti del passato - e resoconti di questo genere sono suscettibili di faziosità e errori. Inoltre, è difficile enucleare gli effetti individuali di molte variabili. Il merito dello studio sta nel fatto che, cercando di isolare i possibili effetti del comportamento paterno sulle relazioni delle figlie offre spunti e obiettivi per terapie che vogliano contenere comportamenti sessuali rischiosi.

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