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Ashley Judd spiega la sua scelta di abortire a seguito di una violenza: 'La democrazia inizia sulla nostra pelle'

Parlando al convegno sulle donne Women in the World Summit, Ashley Judd ha rivelato di aver interrotto una gravidanza derivata da una violenza sessuale di cui è stata vittima: non voleva essere legalmente genitore "insieme a uno stupratore".

Ashley Judd Getty Images

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Ashley Judd è da sempre una delle attrici più schiette di Hollywood, che non ha mai fatto mistero dei traumi scatenati dagli episodi di molestie sessuali di cui è stata vittima.

Parlando alla decima conferenza sulle donne di Tina Brown, Women in the World Summit, la star di Divergent ha raccontato un’esperienza dolorosa, quella di aver scelto di abortire dopo essere rimasta incinta a seguito di una violenza sessuale.

L’attrice 50enne si è trovata a condividere la sua storia mentre parlava della legge introdotta di recente in Georgia che vieta l’aborto quando viene registrato il battito cardiaco del feto, evenienza che può verificarsi anche prima che la donna sappia di essere incinta: “Come tutti sanno, non l’ho mai nascosto, sono sopravvissuta a tre stupri. E una delle volte che sono stata stuprata, c’è stata concezione, e sono molto grata del fatto di aver potuto usufruire di una procedura d’aborto sicura e legale”.

Ashley Judd ha spiegato poi la ragione di tale scelta: “Il violentatore, che è del Kentucky come me - e io risiedo nel Tennessee - ha diritti di paternità sia in Kentucky che nel Tennessee”.

Avrei dovuto essere genitore insieme a uno stupratore.

L’attrice ha proseguito: “Quindi avere accesso a un aborto sicuro era una faccenda importante a livello personale, per me”.

La democrazia inizia sulla nostra pelle. Non si dovrebbe legiferare quello che scegliamo di fare con ciò che avviene dentro di noi.

Judd è una delle oltre 50 star di Hollywood che hanno firmato la lettera scritta da Alyssa Milano in cui si minaccia di boicottare i progetti cinematografici e televisivi realizzati in Georgia se la legislazione dello stato avesse approvato la legge. Tra i colleghi famosi che hanno aderito all’iniziativa ci sono state anche Mandy Moore, Debra Messing, Don Cheadle, Amy Schumer e Ben Stiller.

Nel corso del suo intervento al Summit, Ashley Judd ha anche ricordato la prima volta che parlò apertamente delle molestie subite dal produttore Harvey Weinstein, sottolineando come “nessuno potesse o volesse ascoltare”. L’attrice ha poi intentato causa a Weinstein nel maggio 2018, asserendo che il produttore le fece delle proposte in una stanza d’hotel circa 20 anni prima, e che era riuscita a liberarsi di lui solo dopo aver finalmente accettato di permettergli di toccarla se avesse vinto un Oscar.

In seguito, il produttore avrebbe sabotato la carriera dell’attrice, eppure lo scorso settembre ad Ashley Judd è stata negata la possibilità di proseguire nell’azione legale contro Weinstein per un rilevato vizio di forma della causa (la costituzione delle parti), costringendola a poter andar avanti solo quanto ai capi d’accusa di diffamazione e interferenza illecita e non anche quelli di molestie sessuali.

Cosa pensate della decisione di Ashley Judd di abortire?

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