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Inquinamento: le bottiglie di plastica sono la minaccia più grande nei corsi d’acqua in Europa

La plastica che arriva negli oceani passa dai corsi d'acqua dolce, e la maggior minaccia sono le bottiglie che usiamo quotidianamente per le bevande, insieme ad altri prodotti di uso comune.

bottiglie di plastica Getty Images

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Le bottiglie di plastica che compriamo per bere acqua e bibite tutti i giorni costituiscono la forma prevalente di inquinamento da plastica nei corsi d’acqua europei, lo afferma un recente studio dell’EarthWatch Institute e Plastic Oceans UK.

Al secondo posto ci sono gli incartamenti per alimenti, tra cui quelli di patatine e snack dolci: tutte queste cose finiscono nei fiumi, insieme anche a tanti rimasugli di sigarette. I tassi d’inquinamento di queste sostanze nei corsi d’acqua stanno provocando seri danni alla fauna e la flora, e sono difficili da rimuovere una volta che finiscono nel flusso d’acqua.

Lo studio ha stimato che le buste di plastica ormai costituiscono solo l’1% dell’inquinamento nei corsi d’acqua, e questo è un esempio eclatante di quanto sia stata efficace la politica di ridurne il consumo in UK e altri paesi europei da anni, con misure che comprendono anche farle pagare a parte nei supermercati.

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Plastic pollution is one of the most pressing challenges facing our oceans today. Even the world’s most beautiful and natural ecosystems are being bombarded with marine debris. Work with #Earthwatch scientists to combat this global problem by testing the effectiveness of a community-based recycling solution in the village of Les in Bali, Indonesia on the new expedition Turning the Tide on Plastic Pollution in Bali. Learn more by following the link in our bio or copy and paste this link into a browser: http://bit.ly/2Ua1zfG • • • #planetorplastic #plasticpollution #saveouroceans #conservation #bali #indonesia #science #research #reducereuserecycle #beatplasticpollution #cleanoceans #bethechange #noplanetb #beach #recycle

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Lo studio Plastic Report è stato condotto in Gran Bretagna e in molte zone dell’Europa continentale, e alla luce dei risultati i ricercatori esortano i consumatori ad essere più consapevoli di ciò che possono fare per evitare di continuare a inquinare i corsi d’acqua, come usare cotton fioc che abbiano il gambo di carta, oppure gettare le salviette umidificate nella spazzatura invece che nel WC, o ancora portare da casa recipienti per alimenti quando si acquista cibo d’asporto.

I prodotti che compriamo ogni giorno stanno contribuendo al problema della plastica negli oceani.

Così parla Jo Ruxton, capo esecutivo di Plastic Oceans UK: “La plastica che gettiamo entra nei fiumi per colpa del nostro stile di vita in movimento, e di tutte le cose che gettiamo nei WC. Questo approccio del ‘gettare via’ sta comportando conseguenze molto più serie di quanto pensiamo, e il report indica dei modi molto semplici per evitare il problema e fermare l’inquinamento da plastica.

Da poco, inoltre, una donna inglese ha creato un’utile guida per eliminare il più possibile l’uso di plastica nella nostra vita quotidiana, allarmata dalle notizie dei livelli di inquinamento di plastica che stanno raggiungendo valori allarmanti: ci sono fibre microplastiche in ogni angolo del pianeta, tanto che ne mangiano anche le creature che vivono negli abissi degli oceani, e le beviamo anche noi proprio nell’acqua imbottigliata.

E nonostante l’attenzione prestata alla plastica che finisce negli oceani sia sempre di più, pochi sanno che l’80% dell’inquinamento degli oceani passa per i fiumi. Molti esperti dunque ritengono che ci si debba concentrare su programmi di bonifica dei corsi d’acqua e su un’educazione civica che aiuti le persone a diminuire la dipendenza dalla plastica.

Gli autori del Plastic Report hanno esaminato nove diversi studi sull’inquinamento dei corsi d’acqua dolce condotti in Regno Unito ed Europa, stilando una classifica delle macroplastiche (cioè gli oggetti grandi, visibili, al contrario delle fibre microscopiche dette microplastiche che sono ormai presenti virtualmente in qualsiasi forma d’acqua) a seconda della loro prevalenza. Nel report non è stata considerata l’attrezzatura da pesca e altre categorie di oggetti usati da pescatori, da poco decretati un enorme rischio per i volatili, né prodotti usati nell’agricoltura o nell’industria: il focus dello studio era la plastica usata dai consumatori comuni.

Entro questi limiti, le bottiglie di plastica sono finite al primo posto con il 14%, mentre gli incarti alimentari seguono al 12%, e ancora: scarti di sigarette (9%), contenitori per alimenti (6%), cotton-fioc (5%) e tazze da caffè a portar via (4%). Tra gli altri “protagonisti” dell’inquinamento dei corsi d’acqua sono state rinvenute grandi quantità di salviette umidificate, pannolini, assorbenti (tutte cose che non devono essere gettate nel water).

Di fronte a comportamenti del genere che tutti pongono in essere senza pensarci troppo da molti anni, misure come quelle del Parlamento Europeo che ha bandito l’uso della plastica monouso sono necessarie ma non sufficienti: bisogna accelerare il percorso, e il modo più veloce è quello di iniziare noi stessi a preoccuparci riducendo ovunque possibile il consumo di plastica.

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