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Mamme freelance: la maternità ai tempi della partita IVA

La nuova legge di bilancio ha stabilito maggiori tutele e diritti per le donne freelance (in gravidanza) iscritte agli ordini o alla gestione separata dell'Inps. Ecco di cosa si tratta.

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Considerate da sempre le regine del multitasking, le donne da qualche anno si ritrovano, ahimè, ad essere messe ancora più a dura prova. Ci riferiamo, in particolare, alle mamme che per volontà o per necessità hanno intrapreso una professione autonoma. Poche garanzie, zero ferie, zero congedi per malattia, né diritto all'allattamento. Figuriamoci la tredicesima. Costrette a correre da una parte all'altra della città per cercare di conciliare i loro due, ma anche tre lavori: quello che gli procura un reddito, quello – magari – di moglie e quello, insostituibile, della mamma.

Oggi le libere professioniste sono un terzo dei quasi cinque milioni di persone che versano contributi con partita IVA. E chi, di loro, ha figli sa quanto sia una vera e propria impresa. Fortunatamente la nuova normativa in termini di maternità ha alleggerito un po' il loro peso. Ci riferiamo allo Statuto del lavoro autonomo del 2017 e al Testo unico della maternità, recentemente modificato dalla Legge di bilancio 2019. Per la prima volta, anche per le mamme a partita IVA sono stati riconosciuti dei diritti fondamentali, come il bonus bebé e asilo nido e gli assegni per il nucleo familiare.

Un'altra novità importante riguarda l'indennità di maternità, finora riservata esclusivamente alle impiegate con normale contratto di lavoro e alle imprenditrici regolarmente iscritte a una specifica cassa professionale (ad esempio la gestione artigiani e commercianti). Grazie alla nuova legge, potranno usufruire dell'assegno pure le professioniste iscritte alla gestione Separata dell'Inps – anche quelle che, durante la maternità, non si asterranno realmente dal lavoro.

Di seguito vi spiegheremo cosa si intende per mamme autonome, quali sono i loro diritti e come usufruirne.

Chi sono le mamme autonome

Rientrano nella categoria di 'mamme autonome' tutte le donne con figli a carico che svolgono attività professionale freelance versando i contributi tramite partita IVA. Parliamo, nello specifico, sia di mamme iscritte alla gestione Separata che delle libere professioniste afferenti ad una particolare cassa. Ad esempio l'Enpacl (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro), l'Enpab (Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi), l'Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza medici) oppure la già citata gestione artigiani e commercianti.

Gravidanza e partita IVA: nuovi diritti per le professioniste iscritte alle casse previdenzialiHDiStock

L'indennizzo di maternità

Si tratta, come abbiamo visto, di una delle più grandi conquiste per le neo-mamme freelance. Ovvero la possibilità, proprio come per le normali lavoratrici dipendenti, di richiedere un indennizzo di maternità per il periodo del congedo – che è pari a 5 mesi ed è flessibile (può infatti essere richiesto dall'ottavo, dal nono mese o dalla data del parto). 

Ma l'ulteriore novità prevista dal Jobs Act autonomi è che tale indennizzo spetti anche alle donne che, durante la maternità, continueranno a lavorare – per obblighi pre-contrattuali o per scelta.

Le condizioni variano un po' in caso di iscrizione alla gestione separata o alle casse previdenziali del proprio ordine d'appartenenza.

Vediamole nello specifico.

Mamme con partita IVA: cosa stabilisce la leggeHDiStock

Libere professioniste iscritte agli ordini

Per le libere professioniste l’indennità è garantita per chi ha versato almeno 2 anni di contributi alla cassa ed è “pari all'80 per cento di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello della domanda”. Quindi 5/12 dell'80% del reddito dell'anno appena trascorso.

Tradotto in termini semplici, questo è il calcolo dell'importo:

80% del reddito del secondo anno che precede la maternità, diviso 12, per 5.

Ovviamente, in questo caso, sarà la cassa di previdenza e assistenza del proprio ordine (e non l'Inps) a garantire l'indennità. La domanda può essere fatta a partire dal sesto mese di gravidanza e non oltre i 180 giorni dal parto.

Lavoratrici iscritte alla gestione separata dell'Inps

In caso di iscrizione alla gestione separata Inps, il requisito per ottenere l'indennità di maternità è di avere almeno tre mesi di contributi (versati o dovuti). L'indennizzo corrisponde all'80% della retribuzione giornaliera stabilita dalla legge per il tipo di attività svolta.

Questo è il calcolo dell'importo:

Reddito imponibile dell'anno precedente (in base ai versamenti effettuati), diviso 365, per l'80%.

In questo caso l'indennità deve essere richiesta tramite domanda telematica sul sito dell'Inps.

Altri diritti per le mamme freelance

Mamme freelance: anche per loro Bonus Bebè e Asilo NidoHDiStock

Oltre all'indennizzo di maternità, sono diversi i diritti che spettano alle mamme autonome. Proprio come le normali dipendenti, infatti, la legge tutela le nuove mamme con incentivi alla natalità e alla famiglia. Nello specifico:

  • Assegno di natalità (o Bonus Bebè): un contributo mensile che spetta a chi presenta un ISEE non superiore ai 25mila euro annui. Vale anche in caso di adozione o affido pre-adottivo.
  • Premio alla nascita (o Bonus Mamma Domani): si tratta di un contributo di 800 euro corrisposto dall'Inps all'inizio dell'ottavo mese di gravidanza.
  • Congedo parentale (o maternità facoltativa): le lavoratrici iscritte alla gestione separata possono ora richiedere, entro i primi 3 anni di vita del bimbo (proprio come le dipendenti), fino a 6 mesi di congedo parentale – ovvero l'astensione dal lavoro per occuparsi dei figli. Si parla invece di 3 mesi (anche frazionabili) per le lavoratrici autonome e le imprenditrici e solo entro il primo anno dalla nascita. Per tutte è prevista una medesima indennità, pari al 30% della retribuzione prevista per l'anno in cui si richiede il congedo. La domanda va inviata telematicamente all'Inps (prima dell'inizio dell'astensione).
  • Bonus asilo nido: al pari delle mamme subordinate, anche quelle freelance (in alternativa al congedo) potranno usufruire di un contributo per pagare le spese di asilo nido e babysitter. Si tratta di un bonus che copre fino a 1500 euro.
  • Assegni Nucleo Familiare (ANF): si tratta di speciali assegni mensili che vengono corrisposti (in caso si rispettino determinati requisiti) a supporto della famiglia. Da aprile la domanda ANF fa effettuata obbligatoriamente online e l'importo dipende dal tipo di nucleo (numero di figli a carico) e reddito ISEE.

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