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Depressione post partum: che cos'è, le cause e i possibili rimedi

Tutto quello che c'è da sapere sulla depressione post partum: dai sintomi ai fattori di rischio, dalle cure alle norme per le mamme lavoratrici soggette a DPP.

Depressione post partum iStock

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La depressione post partum (DPP) è un disturbo di natura psicologica che può avere diversi livelli di intensità. Di solito insorge dopo 6-12 settimane dal parto e, secondo fonti del Ministero della Salute, colpisce dal 7% al 12% delle neomamme.

Si tratta di uno stato in cui la donna è irritabile, facile al pianto, triste senza alcun motivo apparente e angosciata a causa del suo nuovo ruolo di madre per il quale non si sente adeguata. La depressione post partum rende cioè difficile avvertire la gioia per la nascita del bambino e scatena una situazione di sofferenza in tutte le persone che circondano la neomamma, dal marito ai nonni del piccolo. Non solo, la DPP interferisce anche sulla capacità della madre di avere uno scambio emotivo sano con il bambino appena nato.

Per capire come affrontare il disturbo è bene conoscere sia i sintomi che i rimedi attualmente disponibili.

Depressione post partum sintomi

Depressione post partum: i sintomiHDiStock

Purtroppo le donne tendono a minimizzare e rendono difficile riconoscere i sintomi della depressione post partum. Ci sono, però, dei segnali che aiutano a individuarla:

  • ansia
  • depressione
  • irritabilità
  • senso di stanchezza
  • isolamento dagli altri e dalla famiglia
  • sbalzi di umore
  • alterazioni del sonno (insonnia o desiderio continuo di dormire)
  • alterazioni dell’appetito (frequenti attacchi di fame o senso di inappetenza)

La DPP può anche essere accompagnata dalla percezione di un senso di inadeguatezza e dalla convinzione di non essere in grado di prendersi cura del bambino. In questo caso, la neomamma non considera che c’è bisogno di un periodo di adattamento alla maternità e nutre delle aspettative poco realistiche riguardo i suoi nuovi compiti quotidiani.

In presenza di questi sintomi è possibile fare una autodiagnosi e riconoscere il disturbo, evitando di essere troppo severi con se stessi. La stanchezza, per esempio, è una condizione normale nelle prime fasi dopo un parto, così come il desiderio di riposo. Non basta cioè dormire male un paio di notti per arrivare alla conclusione che ci sia un problema.

I sintomi elencati sopra devono essere costanti e protrarsi per almeno due o tre settimane per poter cominciare a pensare alla DPP, soprattutto perché ci sono diverse forme di depressione. La più lieve è denominata baby blues, mentre la più preoccupante viene definita psicosi post partum.

Il Baby Blues

Il baby blues è uno stato di malinconia che colpisce le neomamme dopo 3/4 giorni dal parto e tende a svanire nell’arco di 7/10 giorni. Non si tratta di un vero e proprio stato depressivo, ma di una condizione in cui si avverte malinconia, tristezza, irritabilità ed inquietudine.

A provocarla è il drastico cambiamento ormonale che interviene dopo il parto, quando cioè si verifica un crollo degli estrogeni e del progesterone. Il baby blues colpisce il 70% delle donne e va considerato anche come un effetto della spossatezza fisica e mentale conseguente a un parto.

La psicosi post partum

La psicosi post parto, detta anche psicosi puerperale, è una forma molto più rara e grave di depressione. Le donne colpite finiscono per essere vittima di grande confusione e agitazione e sono soggette a delle forme di alterazione del comportamento. Qui di seguito, alcuni sintomi rivelatori del disturbo:

  • confusione e disorientamento
  • paranoia
  • tentativi di ferire o di fare del male a se stesse o al bambino
  • paranoia

Se si sospetta una psicosi post partum, è bene chiamare subito il medico senza minimizzare i sintomi. Questa condizione non sparisce e non migliora da sola, al contrario può aggravarsi quando viene trascurata.

Depressione post partum: le cause

È difficile stabilire con esattezza le cause della depressione post partum. Esistono, però, una serie di fattori di rischio individuati dalla scienza:

  • storia pregressa di depressione (sia durante la gravidanza che in altri periodi della vita)
  • ricorrenza di periodi stressanti nell’arco della vita della neomamma, come lutti, separazioni, licenziamenti
  • familiari che soffrono di disturbi psichiatrici (depressione, ansia, attacchi di panico)
  • situazioni di difficoltà o di precarietà economica
  • assenza di concreto supporto familiare o sociale (problemi relazionali con il partner, carenza di importanti rapporti affettivi, mancanza di una rete sociale di sostegno)

Le donne che vivono una di queste condizioni sono più a rischio di depressione post parto, così come lo sono i soggetti bipolari. La durata del disturbo varia a seconda della sua intensità e può andare da qualche settimana a pochi mesi. Non è possibile stabilire a priori un lasso di tempo medio di durata del disturbo valido per tutte le mamme. L’unica raccomandazione in caso di persistenza dei sintomi è l’intervento immediato di uno specialista, perché i bambini potrebbero subire una serie di conseguenze negative derivanti dallo stato materno. Potrebbero cioè avere problemi comportamentali, come difficoltà a mangiare e a dormire, ed essere soggetti ad attacchi di collera.

Depressione post partum e lavoro

Depressione post partum: visita medica e lavoroHDiStock

Al momento non c’è una legislazione specifica per le donne che soffrono di depressione post parto. Il disturbo va considerato come una qualunque altra malattia delle lavoratici. L’unica distinzione importante quando si parla di depressione post partum e lavoro riguarda il momento in cui la malattia viene diagnosticata.

La prassi ha cioè delle modalità diverse a seconda che la malattia insorga nel periodo di maternità, e quindi di astensione obbligatoria dal lavoro, oppure insorga nel periodo di astensione facoltativa. Con quest’ultima formula si fa riferimento ai congedi parentali.

Durante l’astensione obbligatoria, per esempio, la mamma con DPP può rimanere a casa senza inviare il certificato medico al datore di lavoro.

Depressione post partum e Inps

Se la donna si ammala nel periodo di astensione facoltativa, può rimanere a casa dopo essere stata visitata dal medico. Quest’ultimo deve redigere un certificato con l’indicazione del disturbo e deve trasmetterlo telematicamente all’INPS e al datore di lavoro.

La neomamma verrà tutelata economicamente, ma con delle differenze di trattamento che dipendono dall’inquadramento professionale e dal contratto collettivo applicato dai suoi datori di lavoro. Per i lavoratori dipendenti, per esempio, è previsto il 50% della retribuzione giornaliera in un lasso di tempo che va dal quarto al ventesimo giorno di malattia.

La visita fiscale

Durante il congedo di maternità non si è soggette a visita fiscale, mentre nel periodo di astensione facoltativa bisogna essere reperibili nella propria abitazione dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00.

Se la lavoratrice supera il periodo massimo di assenze stabilito dalla legge, è a rischio di licenziamento. In ogni caso, il datore di lavoro è tenuto a conservare il posto alla neomamma per tutto il periodo imposto dalla legge.

Depressione post partum: le cure

Depressione post partum: come farsi aiutareHDiStock

Il primo passo da compiere per chi soffre di depressione post partum è parlare con il proprio medico di base o con uno specialista. Nel caso della forma più lieve basta aprirsi e non nascondere il problema.

Può essere di grande aiuto coinvolgere il partner e la propria rete familiare e ridurre la stanchezza affidando il bambino a nonni e parenti disponibili. È importante anche relazionarsi con altre neomamme e condividere con loro ansie e fatiche per sentirsi meno sole.

I rimedi naturali per la depressione post partum

Esistono tutta una serie di buone pratiche che aiutano molto sia a prevenire che a curare la DPP. L’alcol e le sostanze eccitanti, per esempio, andrebbero evitate perché contribuiscono a rendere l’umore poco stabile. Sarebbe bene fare qualche attività all’aria aperta tutti i giorni e uscire dalle quattro pareti domestiche. Basta anche una semplice passeggiata.

In queste situazioni è fondamentale l’apporto di vitamina D. La ricerca medica ha stabilito una connessione tra questa vittima e gli stati depressivi. Il SAD (disturbo affettivo stagionale), per esempio, si manifesta proprio nei mesi in cui la luce solare diminuisce e scendono i livelli di vitamina D. È buona pratica controllare i livelli di vitamina e integrarla dopo il parto per evitare gli stati depressivi.

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Quando rivolgersi a uno specialista

Quando il disturbo diventa serio la soluzione è rivolgersi a uno specialista. La DPP si può affrontare con una psicoterapia, con o senza trattamento farmacologico. La terapia cognitivo comportamentale è tra quelle più efficaci nella cura di questo disturbo.

È possibile anche la soluzione dei farmaci antidepressivi, ma la valutazione spetta al medico. Se la donna è ancora in fase di allattamento, infatti, i farmaci andranno nel latte. Sarà quindi il medico a stabilire quali cure prescrivere.

In alcuni casi gli specialisti consigliano delle terapie ormonali che possano contrastare il calo di estrogeni provocato dal parto. In questo modo si va a intervenire proprio su quello squilibrio ormonale che è spesso causa della depressione post partum.

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