Stai leggendo: Per il telecronista, l'arbitro donna 'è uno schifo'. E ora rischia

Letto: {{progress}}

Per il telecronista, l'arbitro donna 'è uno schifo'. E ora rischia

Aveva definito "uno schifo" vedere le donne "che vengono a fare gli arbitri in un campionato". E ora l'Associazione Italiana Arbitri annuncia conseguenze legali

Arbitro donna inglese Getty Image

4 condivisioni 0 commenti

Mentre il big match di calcio femminile tra Juventus e Fiorentina veniva visto su Sky da 1.033.546 spettatori unici - miglior risultato mai raggiunto dall'emittente per una gara femminile - nel campionato italiano di Eccellenza si consumava l'ennesimo episodio di sessismo sul campo. Questa volta, a scagliarsi contro la presenza delle donne nello sport, è intervenuto Sergio Vessicchio, telecronista della rete campana CanaleCinqueTV, che con disprezzo ha commentato la designazione di una donna al ruolo di assistente dell'arbitro.

Per Vessicchio è un affronto difficile da digerire che Annalisa Moccia dovesse fare la guardalinee nella sfida Agropoli-Sant'Agnello: "Pregherei la regia di inquadrare l'assistente donna, che è inguardabile. È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro. È una barzelletta della federazione". Una vicenda su cui ha poi chiosato: "Una cosa impresentabile in un campo da calcio".

Che le donne siano ancora reputate da qualche testa retrograda come estranee (o peggio, nocive) nel sistema calcio, non è una novità: ce lo ha ricordato l'uscita di Fulvio Collovati, qualche tempo fa e il commento di Giancarlo Dotto sulla vicenda. Ma questa volta, se non esistesse l'incontrovertibile testimonianza video si stenterebbe a credere che una telecronaca sportiva abbia davvero ospitato parole così vergognose.

Telecronista insulta arbitro donna: le conseguenza

Parole gravissime, seguite da rabbia, polemiche e sanzioni disciplinari. La prima, dell'Ordine dei Giornalisti della Campania: "L'autore degli insulti sessisti ad una guardialinee donna durante una diretta tv è stato sospeso dall'Ordine dei giornalisti della Campania. In precedenza era già stato sospeso per undici mesi, adesso c'è recidiva".

Già, c'è recidiva. Perché Sergio Vessicchio non è nuovo a certi comportamenti inqualificabili. Per esempio, nel 2006, da direttore del giornale cilentano Il Cittadino, titolava: "Via i napoletani da Agropoli", lanciando la crociata contro i turisti partenopei. Per non parlare di quando la Gialappa's Band lo lanciò in tv a fine anni '90. Non per meriti giornalistici, ma per mostrare la scena pietosa del cronista intento a scavalcare una recinzione, al termine di una telecronaca, per fare invasione di campo per protesta. 

Intanto, l'Aia, attraverso le parole di Marcello Nicchi, ha annunciato che ricorrerà a vie legali: "Rimango sconcertato per le inqualificabili e discriminatorie espressioni utilizzate dal giornalista Sergio Vessicchio, telecronista per una TV locale della partita Agropoli-Sant'Angelo, nei confronti della nostra associata Annalisa Moccia, solo perché donna".

"Ho segnalato l'episodio al Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'Autorità politica delegata ed alle forze di polizia. Contestualmente come Aia abbiamo conferito incarico ai legali per agire, in tutte le sedi ritenute opportune, a tutela dell'immagine delle associate donne e dell'intera categoria", ha concluso all'Ansa il presidente dell'Aia. 

Quanto a Vessicchio, la retromarcia viene innestata solo una volta esplosa la bufera. E non prima di aver tentato di difendere la telecronaca della vergogna: "Ritengo personalmente che far arbitrare le donne nel calcio sia sbagliato per molti motivi, quindi confermo il mio pensiero. Perché tutti questi squallidi moralisti non fanno una battaglia per farle giocare insieme ai maschi? La vera discriminazione è questa". Il post è stato poi rimosso.

"Ho sbagliato e ho fatto una stupidaggine. Mi sono espresso male. Non sono sessista e le farei governare il mondo. Ero in diretta e non potevo subito riparare. Mi sono accorto subito di aver detto una cavolata e ne pagherò le conseguenze. Non volevo creare nessun pandemonio. Non sono razzista, sono per l’integrazione a 360 gradi. Ho attaccato il sistema e la Federazione. Ho sbagliato i modi nell’esprimere il mio pensiero". Un goffo mea culpa, pronunciato ai microfoni di Radio CRC. E che difficilmente sarà sufficiente a spegnere la polemica.

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.

SCOPRI GLI OUTFIT DELL'ESTATE