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Roberto Benigni e quella magica notte degli Oscar di 20 anni fa

L'urlo emozionato di Sophia Loren, Roberto Benigni che si arrampica sulle sedie e il suo commovente discorso in un inglese sgangherato: esattamente 20 anni fa, l'attore e regista toscano riceveva il Premio Oscar per La vita è bella.

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Una splendida Sophia Loren tiene la fatidica busta tra le mani, pronunciando la frase di circostanza "And the Oscar goes to". Poi, ne sfila il contenuto e in barba alla compostezza si lascia andare ad un grido di gioia e soddisfazione:

Roberto!

Ed ecco lui, Roberto Benigni, che con la sua solita, entusiasta, spontaneità si alza in piedi e cammina sugli schienali delle sedie calpestando mezza Hollywood, e zompettando approda sul palco ad abbracciare Sophia e a godersi la standing ovation di quella serata magica che ha commosso l'Italia. Steven Spielberg, l'attrice Goldie Hawn, Meryl Streep, una giovanissima Gwyneth Paltrow: sono tutti lì, ad applaudire per lui.

Sono passati 20 anni da quella straordinaria nottata del 1999 in cui il cinema italiano brillò, illuminando il mondo intero. La notte in cui La vita è bella vinse ben tre Oscar, la notte in cui il grido di felicità di Sophia Loren trafisse i cuori di tutti gli italiani.

Premi Oscar 1999: Roberto BenigniHDGetty Images
Benigni insieme a tutti gli attori vincitori di quella notte: Gwyneth Paltrow, Judi Dench e James Coburn

"I leave here the Oscar but I want you"  fa Benigni alla Loren, omaggiandone la bellezza in un inglese macaronico. A qualcuno da casa saranno venuti in mente i siparietti del folletto toscano a Fantastico con la Carrà, ma quella notte Roberto è lì per altro. 

È lì a ritirare il Premio Oscar per il miglior film straniero per La vita è bella. Un riconoscimento che non va solo a lui, ma a tutti coloro che hanno lavorato o contribuito semplicemente con la loro presenza: lo sceneggiatore Vincenzo Cerami, Nicola Piovani, Vittorio Cecchi Gori e poi la mamma e il babbo che stanno a Vergaio, il piccolo Giorgio Cantarini - l'attore protagonista - e i morti dell'Olocausto.

Poi, dopo aver citato Dante, la dedica più importante del regista va alla moglie Nicoletta Braschi

L’amore è una divinità e talvolta, se avete fede, come ogni divinità può apparire. Ecco perché voglio dedicare questo premio a mia moglie Nicoletta Braschi

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