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C'era una volta... Pollon: dai manga al cartone, tutto su un cult degli anni '80

Nata dalla matita del mangaka Hideo Azuma, Pollon è una delle eroine più amata delle serie animate anni ’80. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’irresistibile figlia d’Apollo.

Pollon Kokusai Eigasha

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Chi è cresciuto negli anni '80 sicuramente avrà trascorso molti pomeriggi guardando le avventure di Pollon, la biondissima e bislacca figlia di Apollo con il sogno nel cassetto di diventare a tutti gli effetti una divinità, nonché protagonista del cartone animato C'era una volta... Pollon.

In particolare lo show - composto in tutto da 46 episodi - è andato in onda per la prima volta in Italia nel contenitore per ragazzi Bim Bum Bam nel 1984 e da allora le avventure “divine” della (futura) dea in miniatura ambientate in un Olimpo molto simile alla terra hanno incantato più generazioni tanto che, ancora oggi, vengono spesso replicate sul piccolo schermo mietendo sempre un buon successo di pubblico.

Pollon, le origini

Una scena di PollonHDKokusai Eigasha

Come la maggior parte degli anime con cui è cresciuta la generazione X, anche C'era una volta… Pollon è tratta da un manga. Il “papà” di Pollon è infatti il mangaka Hideo Azuma che diede vita per la prima volta alle avventure di Pollon in un fumetto dal titolo Olympos no Pollon pubblicato nel 1977 dall'Akita Shoten sulla rivista Princess.

Hideo Azuma, oltre ad essere l’autore di Pollon e di Nanà Supergirl (Nanako SOS), è anche uno dei fumettisti più amati specializzati in lolicon (crasi delle parole lolita complex), ovvero “comics” giapponesi che vedono come protagoniste ragazze che abbiamo tra gli 8 e i 13 anni rappresentate in uno stile grafico che rievoca molto quello dei manga shōjo (per ragazze).

Il genere manga lolicon, di cui Hideo Azuma è considerato essere tra i “fondatori”, è stato in realtà fonte di parecchie polemiche in quanto l’oggettivazione sessuale delle ragazzine presente in questa tipologia di fumetti ha fatto nascere una serie di produzioni al limite della pedopornografia. Cosa che, insieme alla grande pressione a cui il fumettista è stato sottoposto durante la sua brillante carriera, ha portato Hideo a cadere nel tunnel dell’alcol e a tentare il suicidio come lui stesso racconta nell’autobiografico manga Shissō Nikki (Disappearance Diary).

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