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Bambini e videogame: tra ricerche e informazione

Un nuovo studio nega il rapporto tra videogiochi e violenza, ma per gestire in maniera seria l'uso da parte dei figli dei videogiochi serve conoscenza, voglia di capire e sperimentare.

Bambini che giocano con la consolle Istock

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Teste che esplodevano con la sola imposizione delle dita. Ragazzine che di punto in bianco, invocando poteri lunari, si cambiavano d’abito in mezzo alla strada. Sono solo due esempi, ma la lista di situazioni surreali a cui ho assistito nel corso della mia infanzia davanti ai cartoni animati potrebbe continuare ancora per molto. Eppure, nonostante amassi questi cartoni e i loro protagonisti, non mi è mai venuto in mente di replicare quanto visto.

E questo discorso si può facilmente estendere al mondo dei videogame, spesso criminalizzati perché troppo violenti e realistici, considerati la porta d’accesso a un futuro votato agli eccessi.

Peccato che chi fa questi discorsi, spesso, lascia che siano le sue paure e i suoi pregiudizi a parlare. Perché quando non conosci qualcosa, tendi a vedere in essa solo ciò che ti fa più paura, che non riesci a comprendere perché, appunto, non lo conosci. Ed è più facile criminalizzare piuttosto che approfondire.

Proviamo ad addentrarci insieme in questo mondo virtuale, per poter davvero cominciare a capire come gestire in maniera sana e consapevole il rapporto dei nostri bambini con i videogame.

Bambini e consolleHDIstock

Chi scrive in primis non è un’amante dei videogiochi. Nella mia infanzia, complice l’arrivo di un gigantesco computer in casa, ho provato a giocare a Prince of Persia e a quei giochini in cui hai scelte multiple fra cui decidere e che ti permettono di arrivare o meno alla conclusione della tua missione.

Mi è capitato di vedere amici giocare a giochi di calcio, Formula 1 e di combattimento. Ma senza mai provare la minima voglia di giocare a mia volta.

Quindi faccio dichiaratamente parte di quella schiera di ex bambini, oggi adulti, che si interrogano su come gestire un’eventuale richiesta, da parte dei figli, di una consolle per giocare ai videogame. L’istinto sarebbe quello di dire: “No, meglio giocare con le costruzioni, o una gita nel parco”, ma poi penso che più si demonizza una cosa, più questa assume fascino. Quindi, è più costruttivo per tutti provare a conoscere questo mondo ormai sempre più realistico e, devo ammetterlo, graficamente accattivante.

Spesso si sente porre in relazione un atto violento al background da videogiocatore di chi l’ha compiuto. Ecco, una recente ricerca smentisce questo assunto. Lo studio, condotto da Andrew Przybylski e dall'Oxford Internet Institute e pubblicato nella Royal Society Open Science, sostiene che non ci sia alcuna reale relazione fra la violenza sperimentata nei videogame e la tendenza a compiere atti violenti nella realtà.

La ricerca evidenzia più che altro l’insorgere di senso di rabbia e frustrazione se si fa un uso tossico dei videogiochi. Quindi, il ruolo dei genitori, è quello di impostare e guidare un rapporto sano con i videogiochi, perché siano sempre uno svago, un'attività ricreativa o anche ludico-didattica, da fare insieme o in compagnia, ma mai una fonte di stress e frustrazioni, dovute a un rapporto morboso sregalato.

Ed è qui che vogliamo presentarvi un progetto Made in Italy, pensato da una mamma per togliere quella patina di demonizzazione che ruota intorno al mondo dei videogiochi. Perché, come detto prima, per affrontare in maniera corretta un qualsiasi problema, bisogna conoscerlo e toccarlo con mano. Non si può far finta che i videogiochi, la tecnologia e il virtuale non esistano. Bisogna conoscerli per poter insegnare ai nostri figli (e perché no, anche a noi stessi) qual è il modo giusto di usarli.

Zenda: istruzioni per l’uso dei videogiochi (scritto da una mamma)

ZendaHDZenda

Gabriella, mamma di due bambini, ha creato il blog Zenda, per portare la sua esperienza e spiegare ai genitori che non hanno padronanza del mezzo, come relazionarsi in maniera sana con i propri figli sul tema. Per dirla con parole sue:

Ho messo insieme queste persone ed è nata ZENDA. Lei è una mamma che si rivolge ad altre mamme, per parlare in modo nuovo e divertente di videogiochi e tecnologia. […] Alla fine potrete avere un accesso privilegiato in quel mondo nel quale sembrano essere stati risucchiati i vostri figli e sul quale (forse) non avete le idee abbastanza chiare.

Il tutto parte da una parola: “partecipazione”. Nel blog, Gabriella ci parla della scelta dei videogiochi per la fascia 0-14, periodo della vita in cui per i nostri figli siamo ancora delle guide. È in questi anni che dobbiamo seminare, perché poi, piano piano, vorranno sempre più scegliere con la loro testa. È come quando si sceglie un libro da leggere insieme, o un film o un cartone animato. Non tutto è adatto a ogni età.

E poi, potremmo aggiungere noi, c’è un’altra parola: “comprensione”. Certe volte, speriamo che i nostri figli ci ubbidiscano come robot (ed eccola qui, la tecnologia che ritorna), quando noi stessi non siamo in grado di fare quanto chiesto loro.

Quante volte procrastiniamo la conclusione di un’attività che troviamo piacevole? Ecco, se per noi, un altro episodio di una serie TV prima di fare le pulizie si trasforma in una serie divorata in un pomeriggio, come possiamo pretendere che nostro figlio abbandoni la sua amata sessione di giochi per venire a mangiare la vellutata di broccoli? E questo discorso esula dai videogiochi, solo che se noi da genitori li demonizziamo, tenderemo ad associare la negatività di questo ritardo specialmente alla tanto criticata consolle.

Bambini e videogiochiHDistock

Infine, quanti di voi genitori sanno che cos’è il PEGI? Io non lo sapevo. Si tratta di un numerino che indica l’età (raccomandata non obbligatoria) da cui è consigliato proporre il videogioco. Inoltre esistono dei descrittori del contenuto del videogioco (contiene turpiloquio, nudità, violenza ecc). Conoscere questi simboli è fondamentale per scegliere insieme ai figli quale gioco è il più adatto per la loro sensibilità, il loro carattere e le scelte educative che intendete portare avanti come genitori.

Tutto questo, ovviamente, non significa via libera ai videogiochi 24 ore su 24. Come per tutto, bisogna stabilire delle regole, dare dei paletti e una guida ai figli. È questo il nostro ruolo di genitori. E soprattutto, cosa forse più difficile, dobbiamo imparare ad accettare una durissima regola, che scoprii da adolescente leggendo un libro, quando stavo ancora dall’altra parte della barricata. La regola del contrappasso dantesco applicata alla relazione madre-figlio o padre-figlio.

Qualsiasi cosa siamo, i nostri figli diventeranno qualcosa di diverso. Probabilmente, e qui sta il contrappasso, andranno a scegliere proprio quello spicchio di attività che noi un po’ snobbiamo, che ci irrita e ci spaventa. O anche se ricalcheranno le nostre orme, lo faranno a modo loro.

Quindi, cari genitori, se di base non amate i videogiochi, giocate d’astuzia e informatevi, provate a chiudere le vostre idee in una scatola e a conoscerli. Perché solo così potrete gestire la passione di vostro figlio in modo sano, costruttivo e anche divertente! (E in questo, il blog e l’esperienza di Zenda sono vali alleati).

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