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Il nome della rosa: trama, cast e interviste della serie tratta dal romanzo di Umberto Eco

È stata presentata a Roma, in anteprima mondiale, la serie tv Il nome della rosa, thriller gotico con John Turturro e Rupert Everett che racconta un mondo apparentemente lontano ma con elementi attuali.

John Turturro e Damian Hardung, protagonisti della serie tv rai Il Nome della rosa Ufficio Stampa

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Presentato in anteprima mondiale, nella sede Rai di Viale Mazzini, trasformato per l’occasione in un set cinematografico medievale tra abiti francescani e antichi testi sacri: Il nome della rosa. A più di trent’anni dall’uscita del film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery l’adattamento televisivo diretto dal regista Giacomo Battiato, che andrà in onda dal 4 marzo in quattro prime serate su Rai1, non delude le aspettative ponendo al centro la dimensione politica, le atmosfere oscure, la conoscenza contro il totalitarismo e un mistero da risolvere.
Nato da una coproduzione internazionale vanta un cast di altissimo livello: John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, Alessio Boni, Sebastian Koch, James Cosmo e Michael Emerson.

La serie televisiva è tratta dal best-seller mondiale di Umberto Eco, un’enciclopedia di storia, filosofia e letteratura, ma anche di tolleranza che pone al centro l’importanza della cultura come porta del sapere. Scomparso nel 2016, il padre della semiotica aveva letto la prima stesura della sceneggiatura firmata da Andrea Porporati, e dopo un lungo carteggio ha concesso i diritti per l’impianto internazionale del progetto e il rispetto dimostrato allo spirito el libro. E Battiato realizza, infatti, un thriller storico, fedele al testo originale e dalla trama complessa. Enigmatico, avvincente e curato nei particolari: dai dialoghi agli abiti, con molte citazioni dell’iconografia pittorica. 

Il nome della rosa: la trama

Rupert Everett e Michael Emerson ne Il Noem della rosaHDUfficio Stampa

Protagonista del racconto è un’indagine inquietante: un’abbazia benedettina del XIV secolo, eretta sulle Alpi si trova a fare i conti con inspiegabili e violenti omicidi di alcuni monaci. A risolvere l’oscuro enigma, mandato dell’Abate (Michael Emerson, il mellifluo Linus di Lost) è chiamato il frate francescano inglese, Guglielmo da Baskerville (John Turturro), scelto per rappresentare il suo Ordine e mediare la Disputa nell'incontro tra la delegazione di Papa Giovanni XXII, guidata dal feroce inquisitore Bernardo Gui (Rupert Everett) e quella dei dotti francescani che sono accusati di voler destituire il potere temporale della Chiesa. L'attore nato a New York ma di origini italiane, si dimostra entusiasta del suo ruolo, il monaco detective Guglielmo di Baskerville, confessando di avere letto il romanzo solo dopo l'arrivo della proposta.

Non avevo letto il libro. Quando mi hanno proposto il progetto l'ho letto e riletto. L'ho trovato bellissimo. Ho scoperto un mondo straordinario che ha elementi estremamente attuali. È stata una grandissima esperienza. Sono rimasto commosso dalla riuscita e della grandiosità del progetto.

Dall’approccio scientifico, nonostante sia un uomo di fede, Guglielmo da Baskerville possiede una mente brillante, scientifica e la battuta tagliente. Studia le prove e cerca di risolvere il difficile caso partendo proprio dal cuore pulsante dell’abbazia, sporcata di sangue: La Biblioteca, simbolo della cultura che migliora l’umanità. Ricca di volumi antichi, manoscritti con illustrazioni dipinte dai monaci e un misterioso labirinto, la chiave di tutto. Acuto osservatore, il suo sguardo gli permette di cogliere tanti particolari che sfuggono agli altri. Al suo fianco, il novizio Adso da Melk interpretato da Damian Hardung alle prese con un viaggio iniziatico e le tentazioni della carne. Insieme cercano la verità, gelosamente nascosta dai benedettini reticenti.

In cast

Rupert Everett interpreta un crudele InquisitoreHDUfficio Stampa

Girato in parte agli studi di Cinecittà a Roma e poi in Abruzzo e in Umbria. A rilevare la bellezza di un set dal respiro internazionale e dalla grande professionalità è lo stesso regista, Giacomo Battiato che è riuscito a penetrare all’interno dei personaggi, rivelando i pregi, difetti e debolezze dell’umanità.

Il nome della rosa è un grande libro che contiene tutto: storia, filosofia, amore, il ruolo della donna e la conoscenza. Trasformare 500 pagine in immagini in azione è stata un’impresa non facile. Divento pessimo se non ho davanti attori bravi e nel nostro caso è stato un cast ideale. La qualità della recitazione nella serie è altissima, a partire da Turturro, Everett, Hardung. Sono ancora vivo anche grazie a loro.

Turturro, attore non convenzionale e recentemente protagonista accanto a Julianne Moore del film Gloria Bell, ha saputo dare al suo personaggio che cerca il razionale anche nell’irrazionale, l’intensità perfetta, rilevando la modernità di questa storia medievale.

È stato un grande privilegio e scoprire questo mondo diverso con elementi ancora attuali oggi. Interpreta i tempi moderni. È stata un’esperienza incredibile. Adoro Sean Connery ma non ho mai visto il film anche per non farmi influenzare e perché avevo a casa il bambolotto di Bond e ho pensato che non fosse il caso di vederlo.

John Turturro è Guglielmo da Baskerville HDUfficio Stampa

Non solo, l’attore ha apportato un contributo fondamentale nella sceneggiatura, confrontandosi con il regista ha voluto inserire quanto più Eco possibile.

Era importante mettere il modo di pensare del mio personaggio, l’aspetto della filosofia e della scienza che sono molto importanti. Quanto più Eco avremmo messo nella sceneggiatura e quanto più il risultato sarebbe stato ottimo. Mi interessava il suo processo mentale, il suo sapere e soprattutto la conoscenza contro il potere. In questo mi sento molto simile al mio personaggio.

Colpito anche dalla performance degli attori italiani anche Michael Emerson che interpreta l'abate Abbone, dalla personalità combattuta e controversa. È lo stesso Giacomo Battiato a raccontare un curioso aneddoto durante le riprese a Roma quando l’interprete aveva twittato estasiato: "Sono vestito da monaco a Cinecittà e ho davanti a me attori italiani che mi hanno stesso a terra per la loro bravura".

Il nome della rosa: il romanzo di Umbero Eco

Rupert Everett nell'abbazia HDUfficio Stampa

Mentre per realizzare l'abbazia benedettina, il regista è rimasto fedele ai voleri e disegni di Umberto Eco, rendendola solo un po' più magica e inserendo elementi di colore e un’illuminazione astratta. Non solo Eco ha approvato anche lo sviluppo di un aspetto presente nel romanzo: la storia degli eretici Dolcino e Margherita, interpretati rispettivamente da Alessio Boni e Greta Scarano, protagonisti di una rivoluzione che aveva come parole d'ordine l'uguaglianza di genere, il rifiuto delle gerarchie, la fratellanza e il rispetto del prossimo. Valori rivoluzionari e moderni per l’epoca, come racconta Battiato.

Aveva trovato interessante lo sviluppo del discorso sull'eresia dolciniana, che cita trentadue volte nel suo romanzo. Anzi, ci disse: ‘Non trattate male i dolciniani, per i protestanti e i valdesi Fra' Dolcino è una figura importante.

Il Nome della Rosa su Rai Uno dal 4 marzo alle 21.15; è stato già acquistato dalla Bbc ed è in prevendita nelle tv di 130 Paesi, dalla Abc americana alla francese Orange, fino a Sky in Germania.

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