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Inquinamento da microplastiche: trovate anche negli stomaci di animali che popolano gli abissi marini

Delle creature anfipode che abitano le zone più profonde degli oceani ingeriscono fibre microplastiche, che così entrano nella catena alimentare fino a noi: questo suggerisce che non esiste virtualmente nessuna zona del mondo libera da inquinamento.

Flora e fauna di un fondale marino Shawn Low via Unsplash

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L’inquinamento da microplastica è ormai così diffuso da colpire anche gli animali che vivono sul fondo degli oceani, lo ha rivelato uno studio recente condotto dalla Royal Society.

Nel documento pubblicato da A. J. Jamieson e colleghi, infatti, si legge che “la contaminazione da microplastiche avviene nei punti più profondi degli oceani”. A rilevarlo sono stati dei ricercatori dell’Università di Newcastle, che hanno rinvenuto microplastiche negli stomaci di creature anfipode chiamate Lysianassoidea.

Questi organisimi sono stati trovati in sei fosse oceaniche attorno all’Anello del Pacifico (inclusi il Giappone, Perùme Cile), a profondità che variano dai 7mila agli oltre 10mila metri. Le plastiche sono state trovate in più del 72% degli animali esaminati.

Una tale scoperta lascia poche speranze sul fatto che esistano parti del nostro pianeta che non siano contaminate dalla plastica.

Si stima che ogni anno il mondo produce circa 322 milioni di tonnellate di plastica, e che al momento ci siano oltre cinque bilioni di pezzi di plastica (per un peso di oltre 250mila tonnellate) che galleggiano sulla superficie dei nostri mari. Studi come questi però provano che fibre di plastica si trovano non solo in superficie, ma a ogni livello degli oceani.

“Le microplastiche preoccupano particolarmente negli ambienti marini perché possono assomigliare a animali generalmente ingeriti da altri organismi marini”.

Le loro dimensioni li rendono biodisponibili, il che facilita il loro ingresso nella catena alimentare.

Lo studio sottolinea che l’entità delle conseguenze dell’inquinamento da plastica sulla vita marina non sono ancora pienamente valutabili, ma è certo che interessi negativamente almeno 700 specie, soprattutto per colpa dell’ingestione di tali sostanze.

Tra le fibre rinvenute negli anfipodi c’erano nylon, polietilene e alcol polivinilico. Poichè questa categoria animale costituisce l’alimentazione di pesci e crostacei, che vengono poi consumati da altri predatori (uccelli e umani inclusi), la gravità di questo tipo di inquinamento ha conseguenze anche per noi, e dati del genere non possono più essere ignorati.

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