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Catherine Spaak: 'Negli anni '60, le attrici in Italia erano considerate prostitute'

Essere un'attrice in Italia negli anni '60 equivaleva a essere una prostituta. Catherine Spaak denuncia le molestie e il bullismo che ha dovuto affrontare quando da giovanissima ha cominciato a lavorare nel cinema.

Catherine Spaak Getty Images

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Catherine Spaak oggi, nell'epoca del #MeToo, ha 73 anni. Quando esordì nel grande cinema, invece, era poco più che una ragazzina. Trasferirsi dalla Francia a Roma fu per lei sconvolgente: non si sarebbe mai aspettata che l'Italia potesse essere così chiusa, retrograda e piena di pregiudizi. L'attrice ha raccontato alcuni inediti retroscena dei suoi primi anni nel Bel paese a I Lunatici, format di Radio2, e ha svelato le brutture subite a quel tempo nel corso di una lunga intervista concessa al Corriere. L'Italia degli anni '60 non era un posto facile per una ragazza giovane arrivata dall'estero per lavorare, perdipiù sola.

L'attrice riferisce di aver trovato nel cinema italiano un ambiente molto diverso da quello lasciato in Francia:

Quando sono venuta in Italia a lavorare nel cinema pensavo di trovare un ambiente aperto, libero ed evoluto come era in Francia. Invece...

Il momento più duro da dimenticare? Il set de L'armata Brancaleone di Mario Monicelli, praticamente tutto al maschile:

Sul set c’ero io, la sarta, la segretaria di produzione, poche donne... il resto erano uomini ed erano tutti attori importanti. Io all’epoca ero ancora, si può dire, un’esordiente, poco più che una ragazzina. Non parlavo ancora molto bene l’italiano e, quando arrivavo presto nel luogo delle riprese, mi prendevano in giro, mi apostrofavano in maniera pesante: vero e proprio bullismo.

Perché? Semplicemente perché era una donna.

Lo facevano perché ero donna. Facevano di tutto per mettermi in imbarazzo e io mi sentivo fuori luogo, angosciata. Ho memoria di un periodo difficile, la lavorazione di quel film fu tutt’altro che piacevole.

Catherine Spaak e Fabrizio CapucciHDGetty Images
La giovanissima Catherine Spaak con Fabrizio Capucci, padre della figlia Sabrina

L'ostilità dei colleghi, però, non è di certo l'unico brutto ricordo che Catherine Spaak conserva dei suoi primi anni in Italia. Anche fuori dal set, era trattata con scetticismo: "Nel mio condominio a Roma mi guardavano malissimo", racconta oggi. Nel 1963, un giudice italiano tolse all'attrice l'affidamento della figlia Sabrina, nata dal breve matrimonio con il collega Fabrizio Capucci. La bambina venne affidata alla nonna paterna, proprio perché lei lavorava nel cinema:

 Essendo io un'attrice, quindi di dubbia moralità, non potevo tenere con me la bambina. In altri termini, fare l'attrice equivaleva a fare la prostituta.

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Ripensando allo scandalo #MeToo, esploso ormai più di un anno fa, l'attrice ha svelato di non esserne stata affatto sorpresa. Oggi a giocare a favore delle donne, secondo la Spaak, c'è una mentalità diversa e una maggiore coesione. Catherine Spaak non ha mai subito violenze, ma è stata spesso oggetto di attenzioni sgradite.

Sostiene di aver cercato conforto in molte colleghe all'epoca dei fatti, ma di non aver avuto alcun riscontro:

Le mie colleghe dicevano sempre che a loro non era mai successo nulla. C'era molta omertà, nessuna solidarietà femminile.

I tempi, fortunatamente, sembrano essere cambiati.

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