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Sterilizzazioni volontaria femminile e maschile: la situazione in Italia, tra pregiudizi e vuoto legislativo

Sempre più italiani chiedono di essere sterilizzati per evitare gravidanze indesiderate. Eppure, resistono i tabù e gli stereotipi: ecco la situazione nel nostro Paese.

sterilizzazione iStock

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Fare sesso sì, ma senza doversi preoccupare dei metodi contraccettivi. Aumentano anche in Italia i casi di uomini e donne che ricorrono alla sterilizzazione come scelta consapevole in sostituzione della pillola e del preservativo. Nessuna malattia da debellare, quindi, 'solo' la volontà di adottare una soluzione definitiva e, di conseguenza, difficilmente reversibile.

Partendo da un articolo pubblicato su il Fatto Quotidiano, abbiamo esaminato la questione, confrontandoci, però, con tutti quegli stereotipi e formalismi tradizionali che lasciano il nostro Paese indietro per numero di centri in cui dare concretezza alla decisione presa. Nonostante anche qui la pratica inizi a sdoganarsi, infatti, esiste un dislivello notevole con i paesi del resto del mondo e una forte tendenza al pregiudizio nei confronti di chi è interessato a questo intervento (ma riservato praticamente solo alle donne).

Ecco cosa c'è da sapere sulla sterilizzazione chirurgica, cosa fare per rottenerla in Italia e i pregiudizi verso chi la richiede.

Come funziona la sterilizzazione?

Un dottore.HDiStock.

Addio pillola o preservativo, con la sterilizzazione si azzera la necessità di ricorrere a tutti i metodi contraccettivi in maniera definitiva. Ed è proprio questo il motivo per cui un numero sempre crescente di cittadini italiani ha deciso di sceglierla. In un primo momento, si trattava di una pratica legata esclusivamente a fini medici e di salute. Per gli uomini, in particolare, si era soliti adottarla in presenza di epididimite cronica, cioè l'infiammazione del dotto che connette i testicoli con i vasi deferenti.

Per le donne, invece, il consiglio del medico di chiudere le tube ed asportarle arrivava generalmente dopo il terzo cesareo - onde evitare la rottura dell’utero in caso di nuova gravidanza - o in situazioni limite legate al raggiungimento di determinate età. Eppure, anche in questo caso, il cambiamento risulta evidente: sempre più donne, nel 2017 si sono registrati 5862 casi, optano per la sterilizzazione per rapporti sicuri e senza possibilità di procreazione.

Il prezzo dell’operazione per via chirurgica risulta abbastanza abbordabile e accessibile a tutti: costa intorno ai mille euro, con l’intervento che avviene in anestesia totale e dura solo pochi minuti.

I numeri nel mondo e in Italia

Un quaderno rosa.HDiStock.

Sebbene i numeri risultino in crescita, la pratica nel nostro Paese è ancora prerogativa di pochi. Siamo indietro anni luce rispetto al resto del mondo. In Canada, ad esempio, quasi il 22 per cento della popolazione ha scelto di farsi sterilizzare, mentre in Australia si scende intorno al 15%. Negli Stati Uniti si oscilla tra l’8 e l’11 per cento, con il Regno Unito che si assesta proprio sulla seconda cifra. Nel resto d’Europa, parliamo di 8.1% per il Belgio, 7.3% per l’Irlanda mentre in Spagna si registra un 4,5%. 

L’Italia rimane lontana anche dalla cifra degli iberici: solo lo 0.1% ha scelto la chirurgia per il controllo delle nascite, sebbene il numero potrebbe essere leggermente più alto vista l’assenza del dato relativo alle operazioni effettuate attraverso il privato.

Italia: ignoranza, pregiudizi e leggi inadeguate

donne in ospedaleHDistock

Ancora troppo legati alla tradizione e a tutti quei preconcetti che vedono nella procreazione il fine ultimo dell’atto sessuale. Ottenere la vasectomia o la rimozione delle tube in Italia per evitare di procreare è più unico che raro. Sono pochissimi, infatti, i casi in cui la decisione trova il consenso di medici e specialisti, ancora troppo restii a praticare un’operazione drastica e non reversibile. Soprattutto quando si parla di donne e, di conseguenza, di donne che non voglio un futuro da madre.

Il Servizio Sanitario Nazionale non aiuta è il veto è difficile da scardinare. Nemmeno negli ambulatori privati, però, la strada si fa in discesa. Senza una vera e propria necessità medica, sterilizzarsi diventa una vera e propria mission impossible. Anche se, spesse volte, si tratta di una decisione ponderata, consapevole e quindi volontaria.

Sono pochissimi i medici non obiettori in grado di operare in via definitiva: lì dove si cercano cure per superare i problemi di fertilità, non si riesce ad accettare la scelta di mettere a tacere la vocazione di diventare mamma. Che, nonostante gli stereotipi e i tabù della società, esiste.

Perché nel 2019 ancora non si accetta che non tutte le donne hanno bisogno di procreare per realizzarsi? La domanda a cui si fatica a rispondere. Addirittura si rischia una denuncia nei confronti del medico qualora si scelga di ricorrere a tale modalità senza consultare il proprio partner.

E se la via chiurgica è osteggiata da un vuoto legislativo importante, i decreti esistenti non fanno che complicare il quadro: a metà degli anni Ottanta, infatti, la giurisprudenza ha inserito la pratica nel reato di lesioni gravissime, in quanto preclude perdite nella capacità di procreare e diminuisce l’integrità fisica. Un’arretratezza nei mezzi, dunque, ma anche e soprattutto nell’ideologia, in un mondo che sta collassando sotto il peso della sovrappopolazione.

Bisognerebbe ripartire dalle basi, decostruendo le credenze universali insite nel nostro panorama culturale. Solo così, chissà, quello 0.1% potrebbe salire ulteriormente. Con buona pace di chi, nella sterilizzazione e oltre ogni preconcetto, vede la chiave del proprio presente. E futuro.

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