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8 marzo, non mimose ma opere di bene: ecco gli auguri che ci servono

Strage di mimose e auguri (inconsapevolmente) sessisti: sicuri che l'8 marzo non si possa fare di più?

Women's March Getty Images

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Ci sono diversi modi per celebrare la Giornata internazionale della donna dell'8 marzo. Uno contempla la poco ecologica pratica di sradicare interi cespi di mimosa, insieme al copioso riversare sui social network dosi massicce di zuccherosissimi auguri dedicati a tutte le donne.

Un approccio tutto sommato innocuo - carie a parte. Perlomeno quando gli auguri non si limitano a sviolinate paternaliste sull'unicità e la purezza delle "nostre madri", "nostre mogli". Dove già il possessivo ha l'enorme potere di inorridire e far drizzare i capelli delle festeggiate, impegnate a rinviare al mittente ogni frase sdolcinata "più in fretta di quanto si possa dire Indiana Jones".

Innanzitutto, cari uomini: per questo 8 marzo ormai alle porte, risparmiatevi ogni augurio, esaltazione, invocazioni di rispetto per la donna non in quanto persona, ma per la relazione che intrattiene con l'uomo. Non sorelle, moglie, compagne, figlie. Non costole: esseri umani. Per cui, il nostro augurio - in anticipo - per la giornata internazionale delle donne è proprio questo: meno auguri. Più consapevolezza. Più voglia di rimboccarsi le maniche per sradicare (non fiori) discriminazioni e ineguaglianze. 

Giornata delle donne: meno auguri, più impegno

Una strage silenziosa: ogni 72 ore, in Italia, una donna muore di femminicidio. Quando lo scorso 25 novembre si celebrava la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si contavano 108 morti. E i responsabili di questo massacro non sono sconosciuti incontrati per caso per strada: numeri alla mano, la famiglia, la coppia, resta l'ambiente paradossalmente più pericoloso.

Tra il 2000 e i primi dieci mesi del 2018, sono state uccise 3.100 donne: praticamente, tre a settimana. Nel 72% dei casi, l'assassino è un familiare, il partner o ex partner della vittima. Di fronte a questa ecatombe, è chiaro che le invocazioni di rispetto e lo sdegno a comando di alcuni uomini, stretto tra la parentesi isolata della Giornata delle donne, sono poco più che vuota retorica rimpastata per le feste comandate. Per cui, meno auguri, per l'8 marzo. Anche quelli più sinceri sono inutili, se fini a sé stessi. Piuttosto, rimbocchiamoci le maniche. 

Violenza sulle donneHDfree image

Per esempio, mettendo in discussione la cultura patriarcale da cui tutti siamo sommersi fino alle orecchie, donne comprese. Più invasiva di quanto a un primo sguardo si possa pensare. Una delle sue più gravi manifestazioni è proprio il femminicidio - l'odiosa pretesa di esercitare potere e controllo, a tal punto di disporre a proprio piacimento della vita della donna -, ma è arrivato il momento di assumere consapevolezza di quanto pretenda di avere voce in capitolo anche in aspetti meno evidenti della vita di ciascuno di noi.

Cari uomini, è finito il tempo in cui può sembrare ammissibile rispondere ai casi di violenza asserendo di non essere "quel tipo di uomo" che alza le mani sulla compagna, che mai farebbe una cosa simile. Non basta, nonostante la sincerità degli intenti e i propositi più rispettosi, perché a ben vedere non sembra diverso da un tifo piuttosto fioco, per la nostra causa, più vicino a una tiepidina indifferenza.

Non basta perché il femminicidio, lo stupro, la violenza è solo l'espressione più estrema di una cultura nella quale siamo stati immersi fin dal primo vagito. Anzi, anche da prima: da quando, alla nostra mamma in dolce attesa, veniva raccomandata una prole virilissima: "auguri e figli maschi!".

Non una di meno  contro la violenzaHDFox

Cercare di rintracciare i mille modi in cui una cultura misogina si replica nelle nostre convinzioni più radicate, nei nostri comportamenti, è l'augurio di cui tutti abbiamo bisogno per un nuovo, migliore, 8 marzo. Con l'auspicio, ovviamente, di decostruire tutto il sessismo e la misoginia che è in noi. Che non si manifesta solo con uno stupro o una donna ammazzata di botte dall'ex marito.

Invece degli auguri, dunque, mettiamoci in discussione. E sosteniamoci. Supportare attivamente le donne non significa "difenderle" nell'accezione più paternalista possibile del termine - per la cronaca: non c'è bisogno di ripetere per l'ennesima volta come, per combattere la violenza di genere, siano gli uomini a dover cambiare, non le donne a doversi far difendere.

Sostegno significa solidarietà, supportare attivamente le lotte femminili e femministe (che non è una brutta parola, anzi, e soprattutto non significa misandria). Per esempio, appoggiando lo sciopero dell'8 marzo promosso da Non una di meno, per manifestare contro violenza e discriminazione di genere. Magari sobbarcandosi i lavori di cura laddove necessario. Potrebbe essere un buon inizio.

Giornata delle donne: meno mimose, più consapevolezza

Dunque: abbiamo appena detto di metterci in discussione, di cercare di riflettere su quanto la cultura patriarcale plasmi in maniera più o meno evidente il nostro quotidiano, la nostra mentalità e il nostro vissuto. Ora, cari amici uomini, c'è un passo ulteriore da compiere: acquisire  consapevolezza di quanto, in una società patriarcale, nascere uomini sia abbastanza vantaggioso.

Che vi piaccia o no, questo comporta dei privilegi. Un esempio? Il mondo del lavoro. A partire dall'ingiusta e macroscopica disparità in termini di remunerazione economica: il gender gap. Dalla paghetta alla pensione, le donne nel settore privato percepiscono una media del 17,9% in meno dei loro colleghi uomini. 

Donne in ufficioHDfree image

A questo, si aggiunga il caro prezzo della maternità: essere madri e lavoratrici non è un affare semplice. L'alto costo dei servizi per l'infanzia e la carenza di asili rendono ancora più difficili le cose, se il salario è già più basso di suo. La penuria di strutture resta un punto fondamentale, dato che solo 4 regioni italiane si allineano agli standard europei e nazionali per l'offerta di posti negli asili nido (33 ogni 100 bambini). 

Non è un caso se tutti questi elementi contribuiscono alla difficile decisione di rinunciare alla carriera. Né dovrebbe stupire se il dato sulla disoccupazione femminile in Italia è tra i più alti d'Europa, migliore solo rispetto a quello della Grecia. Né dovrebbe farci cadere dalle nuvole se nascono meno figli e sempre più tardi.

La media dell'occupazione europea si assesta sul 62,4%, quella italiana sul 48,9%. Il mondo del lavoro è un percorso a ostacoli, per le donne italiane, e non solo per il  soffitto di cristallo che impedisce loro di fare carriera e aprirsi strade nelle posizioni di vertice.

Donne in ufficioHDfree image

Tutto molto ingiusto, vero? Ecco, questo sistema si reitera anche perché voi, pur trovandolo ingiusto, vi limitate all'osservazione di un presunto dato di fatto tenendovi ben stretti i vostri privilegi: aiutateci a costruire maggiore inclusione, anche in azienda.

Questo 8 marzo, dunque, lasciate in pace quelle povere mimose. Piuttosto, iniziate a sostenere attivamente le vostre colleghe in ufficio, stufe di trovarsi buste paga più leggere delle vostre senza alcun demerito. Risparmiatevi gli auguri: meglio acquisire consapevolezza di un privilegio ed essere disposti a rinunciarvi per una società più equa.

Giornata delle donne: meno giudizi, più solidarietà

Donne troppo magre (quindi inadatte alla maternità e poco sensuali), donne troppo grasse (quindi brutte), donne troppo vestite (quindi repellenti, se con il velo sul capo addirittura medievali o selvagge), donne troppo svestite (quindi meretrici), donne senza figli (egoiste), donne realizzate nella maternità (mediocri). Quanti modi esistono per giudicare una donna? Quante parole e stereotipi costruiscono i confini entro i quali collocare donne perbene e donne 'permale'?

Nascere femmina in un sistema patriarcale implica assorbire stereotipi, obblighi fisici e morali, applicarli su di sé e sugli altri. Fin dalle prime letture sui libri scolastici, le bambine entrano in contatto con quelli che la società ancora reputa modelli da applicare: uomini instancabili lavoratori, donne a casa, in cucina, al seguito della prole. A questo punto, dovrebbe ancora stupirci se il mondo del lavoro resta refrattario all'inclusione femminile?

E quando il giudizio diventa una regola, persino affari privati come la maternità diventano una questione di dibattimento sociale. Persino scelte personalissime come il portare a termine una gravidanza o decidere di abortire (un diritto, almeno in linea teorica, garantito dalla legge) diventano questionabili. Giudizio è tappezzare le strade di manifesti che criminalizzano le donne che ricorrono all'interruzione volontaria di gravidanza, per esempio.

Sono le pressioni psicologiche, è l'incremento di medici obiettori, che raggiungono una media nazionale del 70%, con punte del 90% in alcune regioni. Un dato che mette in pericolo un diritto, rendendolo una debole possibilità da raggiungere attraverso una strada sconnessa e piena di buche.

È pretendere che una donna debba necessariamente volere dei figli, oppure chiedere a una candidata durante un colloquio di lavoro se intende averne, perché se così fosse difficilmente verrebbe assunta. Dunque meno auguri, meno fiori: sostegno attivo, solidarietà, rispetto. Non un solo giorno all'anno: la battaglia delle donne per una società più equa non si ferma l'8 marzo. 

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