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La solitudine di Michael Jackson: parlava con I manichini e cercava amici per strada

La sfavillante armatura del Re del pop proteggeva, in realtà, un animo estremamente fragile e solitario. Michael Jackson si sentiva così solo da aver acquistato dei manichini che potessero fargli compagnia.

Michael Jackson Getty Images

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Era il 2009 quando Michael Jackson si è spento, lasciando dietro di sé una scia infinita di interrogativi. Il Re del pop è scomparso in circostanze che, ancora oggi, risultano controverse e misteriose, ma soprattutto la sua figura continua a essere avvolta da ombre insistenti che ne offuscano il ricordo. Recentemente, al Sundance Film Festival il regista Dan Reed ha presentato un documentario, Leaving Neverland, che ha destato molto scalpore: Wade Robson e James Safechuck, oggi entrambi 36enni, ricostruiscono le presunte molestie sessuali subite da Jackson quando erano bambini, accendendo nuovamente i riflettori sulla sua pedofilia.

La famiglia dell'artista, profondamente indignata, ha accusato Reed di aver "montato delle assurdità" e di aver ucciso Michael Jackson per una seconda volta. 

In queste ore, tra le polemiche legate a Leaving Neverland, sono riaffiorate anche alcune memorie di Shmuley Boteach, rabbino molto vicino alla popstar, che contribuiscono a delineare la complessa personalità del Re del pop. Boteach circa 10 anni fa ha pubblicato un libro, The Michael Jackson Tapes: A Tragic Icon Reveals His Soul in Intimate Conversation, riportando delle strazianti confessioni dell'artista risalenti proprio al 2009, anno della sua morte.

Ciò che emerge è il ritratto di un uomo completamente solo:

Avevo bisogno di qualcuno... Probabilmente è per questo che ho comprato i manichini che ho a Neverland. Sentivo bisogno di persone, non ne avevo... Sono sempre stato troppo timido per essere circondato da persone vere. Ho sempre pensato di volere qualcosa che mi facesse sentire come se avessi compagnia. Mi fanno sentire come se fossi in una stanza con altra gente.

Michael JacksonHDGetty Images
Michael Jackson, un enigma a 10 anni dalla morte

Come riferito dal tabloid Mirror, Michael Jackson aveva in camera da letto ben 17 manichini, vestiti proprio come fossero persone. Sei di questi avevano sembianze adulte, gli altri invece di bambini. Sin da piccolo - Jackson ha sempre parlato dell'infanzia come di un tassello mancante della sua vita, a causa degli esordi musicali precoci - ha sempre avuto l'abitudine di cercare spasmodicamente nuovi amici.

A tal proposito, il rabbino Shmuley Boteach riporta anche che Michael Jackson, molto spesso, per ovviare alla sua solitudine cercava di fare amicizia per strada, praticamente con chiunque:

Cercavo sempre persone con cui parlare. Dicevo alla gente: 'Vuoi essere mio amico?'. Poi pensavo, vogliono essere miei amici perché sono Michael Jackson o perché lo desiderano davvero? Camminavo per le strade in cerca di qualcuno con cui parlare.

La personalità di Michael Jackson resterà per sempre un enigma, un rompicapo impossibile da risolvere. 

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