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Lavoro al femminile: come valorizzare le donne sul posto d'impiego

Dare pari opportunità rendendo la diversità un valore aggiunto. Eccolo uno dei modi per valorizzare le donne che lavorano: qui tutti gli altri!

Una donna che lavora. Pixabay.

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C’è bisogno di una rivoluzione. O quanto meno di una svolta reale ed effettiva. Nel 2019 esiste ancora una disparità sostanziale in campo lavorativo tra uomini e donne. Con le seconde costrette a una partecipazione professionale che, tenendo in considerazione i canoni europei, porta l’Italia nelle posizioni più basse della classifica. I motivi sono diversi, ma il più importante riguarda la creazione di una famiglia: quando nasce il primo figlio, le mamme, volenti o nolenti, sono spesso accompagnate alla porta dai loro datori di lavoro.

Ispirandoci a un articolo pubblicato su ideas.ted.com, abbiamo cercato di stilare cinque modi per valorizzare le qualità femminili sul posto d’impiego, cercando, almeno a parole, una soluzione a tutti quei problemi che molte di noi affrontano quotidianamente. Con la speranza che i buoni propositi non rimanga tali, ma che divengano spinta per una società più giusta e abitabile da tutti. E, soprattutto, da tutte.   

Ecco cinque modi per valorizzare le donne che lavorano:

  1. Dare il giusto riconoscimento 
  2. Concedere pari opportunità
  3. Gestire e apprezzare la diversità
  4. Incrementare la presenza di figure femminili nelle posizioni di rilevanza strategica
  5. Conciliare vita affettiva e lavorativa

1 - Ok, ben fatto!

Una donna con il computer acceso davanti.HDPixabay.

"Permesso. Grazie. Scusa". Per cambiare il mondo bastano queste tre parole: da fare proprie, da non dimenticare mai. Con la seconda che, sul posto di lavoro, diviene il primo, grande modo per valorizzare le donne. Succede troppo spesso, infatti, di non dare il giusto riconoscimento alle qualità femminili. Come se gli uomini lo facessero sempre meglio, come se le donne non fossero mai "abbastanza". Un paradosso purtroppo attuale. 

Duro lavoro e fatica, invece, dovrebbero sempre essere premiati dall’azienda, qualsiasi sia il sesso della persona. Non bisogna passare per eroi: semplicemente, vedere i propri sforzi apprezzati e lodati. Premiare l’eccellenza e rendere omaggio al lavoro svolto, così le donne si valorizzano in campo professionale.

2 - Il lavoro è uguale per tutti!

Una donna e un uomo che parlano.HDPixabay.

Per raggiungere uno stesso obiettivo, una donna deve lavorare il doppio rispetto all’uomo. Nel 2019, accade ancora questo. È l’esperienza di molte a dirlo, un grido (quasi) disperato da ascoltare con attenzione. Da anni remoti, infatti, le figure femminili sono state costrette a vivere un ruolo subalterno all’interno della società. Lo denunciava già Virginia Woolf in "Una stanza tutta per sé", lo sperimentano sulla propria pelle molte di noi.

Se la storia non è cambiata, o se il cambiamento procede a piccoli passi, è giusto dare una svolta. Accelerare i tempi. Concedendo pari opportunità, eliminando le disuguaglianze e le asimmetrie di genere per creare un mondo, anche lavorativo, che sappia essere su misura tanto per gli uomini quanto per le donne. Per valorizzare l'uguaglianza tenendo in considerazioni le differenze!

3 - Diverso è bello!

Le braccia di una donna poggiate su una scrivania.HDPixaby.

È un fatto di cultura, che inevitabilmente si riflette anche in campo lavorativo, sul posto d'impiego: vedere la diversità non come un limite ma come una risorsa. Potentissima se la si maneggia con cura. Un passo fondamentale per valorizzare le figure femminili nelle aziende è incentivare il contributo peculiare di ciascuno. Insomma, dare a tutti e a tutte le medesime possibilità.

In condizioni di parità, infatti, i diversi apporti acquisiscono valore e divengono vantaggio. Non competizione negativa, ma positiva e sana. Uno stimolo prima mentale e poi fattuale, di arricchimento e inevitabile crescita. Per questo bisogna sempre saper riconosce le diversità, rispettarle e accoglierle. Farle fruttare invece che tagliarle alla radice.

4 - Più siamo, meglio è!

Due donne che lavorano insieme.HDPixabay.

È un tetto di cristallo quello sulle teste delle donne che lavorano. Impossibile da superare, il quale non dà cenno di voler cedere. Perché sono così poche le figure femminili nei posti di rilievo all’interno delle società? Quesito lecito, risposta immediata: non manca l’ambizione, piuttosto "la fortuna". Che, purtroppo, spesse volte la maneggiano gli uomini, assegnandosela tra di loro e come a loro piace. Il successo è ancora maschile, perché è il mondo a decidere debba essere così.

Mancano modelli top, punti di riferimento a cui guardare. Un’impiegata difficilmente ha la fortuna di imparare da una direttrice. Le più giovani lo percepiscono e ne soffrono. Un esempio straordinario incoraggia e smuove più di qualsiasi parola. Ecco come valorizzare le donne in campo professionale. Dandogli l’opportunità di vedere che possono arrivare all’apice della piramide. Grazie a donne che, lo stesso cammino, lo hanno portato a termine prima di loro.

5 - Non solo casa e chiesa!

Una mano femminile che tiene quella di un neonato.HDPixabay.

O mamma o professionista. È un out o out, un bivio, a cui, arrivata ad una certa età, inevitabilmente una donna si trova di fronte. Domanda: cosa scegliere, la famiglia o il lavoro? Risposta: distribuire i ruoli parentali su entrambi i genitori. Che tradotto significa: l’uno e l’altro, insieme al proprio marito. In Svezia è già realtà, in Italia una blasfemia anche solo pensarlo. 

Eppure, per valorizzare una donna è opportuno non precluderle alcuna possibilità. Anzi, fare in modo che ogni esigenza si concili con l’altra. A lungo si è pensato che essere madre pregiudicasse lo sviluppo della capacità cognitive, con le donne considerate meno efficienti degli uomini sul posto di lavoro. Una volta capita l’idiozia, si è deciso di assegnare esclusivamente alla mamma il ruolo di genitore ed educatrice. Come se dovesse fare tutto lei, anche a costo di togliere di mezzo il lavoro.

Sbagliato, anzi sbagliatissimo. La realtà e le grandi donne hanno spezzato i tabù: i due aspetti possono convivere, coesistere. E anche bene. Magari con l’aiuto di servizi idonei per la cura dei bambini piccoli.

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