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Intervista al violinista e polistrumentista Federico Micozzi, il più giovane Direttore d'orchestra al Festival di Sanremo

Sale sul palco dell’Ariston uno dei più talentuosi e giovani direttori d'orchestra italiani nell'esecuzione del brano “Nonno Hollywood” del cantautore livornese Enrico Nigiotti, in gara dopo il successo a X Factor.

Federico Micozzi, direttore d'orchestra a Sanremo Ufficio Stampa

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"Durante la diretta, quando ti presentano, senti una botta di adrenalina unica. Inizia la musica, ti lasci andare e tutto vola". Federico Micozzi, il più giovane direttore d’orchestra al 69° Festival di Sanremo non nasconde l’emozione della prima volta sul palco dell’Ariston. A soli 27 anni dirige l’orchestra nell’esecuzione del brano Nonno Hollywood, del cantautore livornese Enrico Nigiotti, in gara fra i big. "Ho ascoltato il brano e mi ha colpito tantissimo. È di un’intensità emotiva unica!, confessa a Foxlife.it. Violinista e polistrumentista, l’artista originario di Rimini,  che vanta una lunga collaborazione al fianco di Ludovico Einaudi, ha da poco pubblicato il suo primo album da solista Awakening, un viaggio sonoro ricco di contaminazioni di generi e sperimentazioni dove la musica classica si intreccia con il pop.

Questa è la tua prima volta al Festival di Sanremo, com’è andata?
Si sente un’emozione molto bella ed anche una certa responsabilità, anche se hai di fronte un’orchestra di grandi professionisti, umanamente disponibili e veloci. Come nasce la collaborazione con Enrico Nigiotti? Mi ha contatto lui chiedendomi di occuparmi dell’arrangiamento orchestrale per il brano di Sanremo. È un’artista che seguivo e stimavo. Mi piace come scrive.

Sei il più giovane direttore d’orchestra presente alla kermesse musicale. A sei anni scrivevi canzoni, praticamente un bambino prodigio. Come hai scelto questa strada?
La passione per la musica nasce fin da bambino, in famiglia. Mio padre, in particolare, ascolta di tutto: dalla musica del 1200 al pop moderno. A cinque anni ascoltavo De André e ho scelto di imparare a suonare la chitarra grazie ai suoi brani. Poi ho iniziato a scrivere delle canzoni d’amore dedicate alle compagne di classe di mio fratello. Tutto è nato per gioco.

E poi?
Mi sono iscritto al conservatorio di Rimini e ho scelto il violino che è diventato il mio strumento principale: è nato quest’amore. Richiede un impegno e una dedizione quotidiana. Ci vuole un feeling costante. Il violino diventa una protesi del tuo corpo. Appena lo abbandoni lo senti. A 14 anni facevo le serate e suonavo il liscio romagnolo che mi ha dato tanto.

Federico Micozzi al Festival di SanremoHDUfficio Stampa

Fino all’incontro decisivo con il pianista e compositore Ludovico Einaudi con cui ha collaborato per nove anni…
Ci siamo conosciuti ed è nata una collaborazione che tuttora prosegue. Un’esperienza unica che mi ha permesso di girare il mondo e di aprirmi ad altri generi. C’è un rapporto di stima reciproca, non solo artistica. È stato uno dei primi che ho chiamato quando ho saputo che sarei andato a Sanremo e per quanto sia una persona schiva, mi ha spinto a vivere questa esperienza. Gli piace tantissimo il pezzo di Nigiotti.

È possibile il connubio tra la musica classica e pop?
Sì, assolutamente. E’ sempre stata la mia visione musicale. Più si contamina e più ci sono possibilità sonore diverse. Soffermarsi solo a un genere è molto limitante. La musica è ricerca.

Quale canzone in gara ti ha colpito?
Il brano di Daniele Silvestri mi è arrivato subito. A parte il testo anche musicalmente lo trovo di una potenza e suggestione sonora fortissima. E’ un festival che si è aggiornato molto sui tempi e dà spazio ai giovani che oggi sono seguiti tantissimo.

A gennaio è uscito Awakening, il tuo album d’esordio che intreccia sonorità pop, etniche, classiche ed elettroniche.
Sono appassionato di musica nord europea, celtica e di anche tutta la tradizione orientale nel mio disco ci sono tutti questi elementi assorbiti nel tempo che vanno a rimescolarsi. E’ un risveglio di sonorità diverse.

Quali sono state le tue influenze musicali?
Sono tantissime dalla musica classica, soprattutto Barocca, Vivaldi per me è uno dei punti fermi, alla classica contemporanea. Per poi passare per i cantautori italiani al pop rock dagli anni 60 in poi, fino al pop moderno. Mi piacciono Cremonini e Mengoni. I miei riferimenti sono De André e Battiato. E poi tutta una serie di tradizioni musicali etniche. Credo che ci siano dei periodi della vita per ascoltare di tutto ed è quello che manca ai giovani di oggi.

Che cosa manca oggi nel panorama musicale italiano?
Le proposte. C’è una tendenza a omologare tutto verso un'unica dimensione. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio commerciale di offrire cose anche diverse, rispettando alla domanda. Ben venga che i ragazzi ascoltino la trap e il rap ma sarebbe il caso che ci fosse un’offerta maggiore e più aperture verso tante altre dimensioni musicali.

Sanremo è ancora attuale?
C’è un bel mix generazionale, a favore dei giovani. Un’apertura verso un pubblico diverso da quello che segue usualmente la kermesse. E’ un’edizione meno “datata” quest’anno e i giovani sono spinti a seguirli. La vedo positivamente.

Oggi è la giornata contro il bullismo a scuola, cosa consiglieresti ai ragazzi?
Fortunatamente non ho subito violenze del genere a scuola. E’ una realtà molto presente. Penso che la musica salvi da tante malattie del mondo contemporanea. Tra le tante forme d’arte la musica ha una forza superiore, immediata e può essere una forma di riscatto e di salvezza.

Dove ti vedi fra 10 anni?
Mi piace mantenere più dimensioni. Spero di vedermi principalmente come violinista, compositore e produttore della mia musica. Mi auguro di aver fatto altri album e di suonare live.

Che cosa consiglieresti a un giovane che sogna di dirigere un’orchestra?
Studiare e fare esperienza. E’ difficile improvvisarsi. Io ho studiato violino al Conservatorio di Rimini e poi avere la possibilità di performare in contesti diversi e condizioni musicali non troppo legate solo al genere classico. Mi è sempre piaciuto contaminare, riarrangiare per orchestra e dirigere.

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