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Donne che amano la velocità: la storia di Michela Cerruti

Donne al volante pericolo costante? In un’altra dimensione forse, ma probabilmente neanche in quella. Mai come oggi questo detto appare davvero insensato. E il percorso di Michela Cerruti, come quello di tante altre, ne è la dimostrazione lampante.

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L’universo delle gare automobilistiche non è più una prerogativa soltanto maschile: la velocità è anche donna e in questi anni ne stiamo avendo numerosi esempi.  

Un esercito di ragazze armate di casco, tuta e guanti, affollano le piste dagli Stati Uniti all’Europa, senza temere rivali. Tra le tante regine della guida sportiva c’è anche un’italiana doc, la romana Michela Cerruti. Una vera e propria fuoriclasse, unica donna al mondo ad aver vinto nel Turismo, Gran Turismo e Monoposto, nonché unica italiana ad essere salita sul podio del VLN Endurance Championship.

Michela è figlia d’arte, suo padre Aldo Cerrruti è stato infatti un campione di automobilismo tra gli anni ’60 e ’70. Un’arma a doppio taglio forse. Da una parte proprio questo le ha trasmesso la passione per la velocità fin da quando era poco più che una bambina. Dall’altra però, per lo stesso motivo ha sempre dovuto dimostrare il doppio: di essere forte non in quanto "figlia di", e – soprattutto - di essere forte nonostante sia una donna. Perché questo continua ad essere un problema, un meccanismo a causa del quale tante ragazze che si affacciano al mondo delle gare non resistono.

Sono promettenti, piene di talento e di grinta, a volte più dei loro colleghi maschi. Ma per affrontare il circuito la velocità non basta. Oltre alla competizione, devono lottare contro gli uomini, l’ostilità, i pregiudizi. E alla fine non reggono la pressione.

sostiene Michela la quale, fin da lontano 2006 – anno in cui si è avvicinata ad un corso di guida sicura facendosi notare per il suo talento da Romeo Ferraris - non smette di lottare. Ogni giorno, su ogni pista e ad ogni traguardo. Più di qualsiasi altro suo collega maschio.

E non è un luogo comune: è la verità. Essere giudicata dagli addetti ai lavori soltanto come un bravo pilota e non come una donna pilota, è ancora fantascienza.

Ma questo di certo non la scoraggia: Michela continua ad andare dritta per la sua strada. A tutta velocità. 

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