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Le attiviste chiedono a Mariah Carey di boicottare il concerto in Arabia Saudita

Il 31 gennaio la cantante si esibirà per la prima volta in Arabia Saudita, ma le attiviste chiedono di no partecipare all'evento e supportare i diritti delle donne.

La popstar Mariah Carey Getty Images

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Decine e decine di messaggi hanno inondato il profilo twitter di Mariah Carey, parole di indignazione per la sua partecipazione all’inaugurazione di un torneo internazionale di golf vicino Jedda, in Arabia Saudita. Le attiviste saudite e straniere hanno chiesto alla popstar di cancellare la sua esibizione nel Regno, per supportare i diritti delle donne e non le politiche repressive del principe ereditario Muhammad bin Salman. L’esibizione della Carey avverrà infatti in un Paese in cui vige una monarchia assoluta che, dietro le apparenti riforme di modernizzazione e liberalizzazione, nasconde interessi politici ed economici.

L'artista saudita Ms Saffa scrive: “Mariah Carey è a conoscenza del fatto che in Arabia Saudita le attiviste sono imprigionate e sotto tortura? Sa che l'Arabia Saudita usa l'intrattenimento per mostrare false riforme e per distrarre la gente dai loro innumerevoli abusi dei diritti umani? Aiutateci a chiedere a Mariah Carey di riconsiderare l’esibizione in Arabia Saudita. #BoycottSaudi”.

In un altro tweet, la giornalista Mona Eltahawy si rivolge alla cantante e spiega “Cara Mariah Carey, ho saputo che hai intenzione di esibirti in Arabia Saudita: sei a conoscenza del fatto che le attiviste per i diritti delle donne sono detenute senza accusa dal maggio 2018 e torturate per ordine del principe ereditario Mohamed Bin Salman?”

Pur avendo sospeso, a giugno, il divieto per le donne saudite di guidare, il leader non ha voluto scarcerare le attiviste che a maggio erano state arrestate per aver presentato una petizione per la revoca del divieto di guida e per aver chiesto la fine del sistema di tutela maschile. Accusate di essere una minaccia alla sicurezza dello Stato, sono ancora in prigione dove, secondo le segnalazioni ricevute da Amnesty International, subiscono torture e molestie sessuali.

A Mariah Carey è stato chiesto di boicottare l’evento per difendere queste coraggiose attiviste, elementi importanti del movimento per i diritti umani in Arabia Saudita, che lottano contro un regime brutale che le zittisce con la violenza. Al coro si è unita anche l’editor del Washington Post, Karen Attiah, collega di Jamal Khashoggi giornalista saudita brutalmente ucciso a Instabul, perché ritenuto scomodo al governo di Riad. Nel post la giornalista coinvolge DJ Tiësto e Sean Paul, anche loro ospiti dell'evento insieme alla Carey. A loro chiede “Volete far parte di questo? Esibirvi per volere del regime saudita che uccide e fa a pezzi un giornalista come Khashoggi, e che imprigiona e tortura anime stupende come Loujain Hathloul?”

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