Stai leggendo: L'Unione Europea propone un divieto sul 90% delle microplastiche

Letto: {{progress}}

L'Unione Europea propone un divieto sul 90% delle microplastiche

Ogni anno l'Europa rilascia nell'ambiente l'equivalente di 10 miliardi di bottiglie di plastica. La nuova proposta si prefigge di eliminare 400mila tonnellate di plastica nel corso di 20 anni.

Spiaggia inquinata di plastica in Repubblica Domenicana Dunstan Woodhouse via Unsplash

4 condivisioni 0 commenti

L’inquinamento da microplastiche è uno dei problemi più diffusi e allarmanti nel nostro ecosistema, e per combatterlo l’Unione Europea ha proposto un divieto ad ampio spettro di queste sostanze con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento da plastica di 400 mila tonnellate nel corso di 20 anni.

Come riporta il Guardian ogni anno l’Europa rilascia nell’ambiente una quantità di microplastiche sei volte maggiore rispetto alla cosiddetta Isola di Plastica del Pacifico (“Great Pacific garbage patch”), ovvero l’equivalente di dieci miliardi di bottiglie plastica. La European Chemicals Agency (Echa) intende rimuovere ogni anno 36mila tonnellate di fibre e frammetni di microplastica “aggiunti intenzionalmente”, a partire dal 2020. Per microplastiche “aggiunte” si intendono quelle non necessarie, ma che sono state inserite nel processo di produzione per motivi di convenienza o profitto.

Le microplastiche sono dei minuscoli polimeri sintetici che resistono alla bio-degradazione, bloccano gli apparati digestivi delle creature acquatiche, degli uccelli e delle tartarughe, facendoli sentire sazi quindi diminuendo lo stimolo a nutrirsi, cambiandone il comportamento alimentare. Per colpa della produzione industriale di massa, ormai le troviamo ovunque nel nostro pianeta: dalle cime delle montagne della terra fino agli abissi, nelle zone artiche, ma anche nei nostri corpi, perché siamo costantemente in contatto con esse.

Vengono utilizzate in cosmetici, detergenti, vernici, lacche e rivestimenti, ma anche in molte marche di acqua potabile che consumiamo in bottiglia tutti i giorni. L’anno scorso erano stati pubblicati dall’OMS i risultati di analisi condotta su 259 bottiglie di 11 marche differente, provenienti da 19 località disseminate in nove paesi diversi, che aveva portato alla scoperta di una media di 325 particelle di plastica per ogni litro d’acqua venduto. I ricercatori avevano dichiarato di aver “trovato circa il doppio delle particelle di plastica nelle bottiglie d'acqua” rispetto ai loro rilevamenti precedenti.

View this post on Instagram

[Le saviez-vous ?] 🌎 Chaque minute, l’équivalent d’un camion poubelle de déchets plastiques est déversé dans l’Océan. En traversant le vortex de déchets de l’océan Pacifique, les scientifiques de Tara ⛵️ ont récolté plusieurs échantillons de micro-plastiques pour étudier l’impact de cette pollution quasi invisible. Plus petites qu’un grain de riz, ces particules représentent un danger considérable pour la chaîne alimentaire marine : du plancton jusqu’à notre assiette 🍽. Et vous, quelles actions avez-vous adoptées pour réduire votre consommation de plastique ? - [Did you know?] 🌎 Every minute, the equivalent of one garbage truck of plastic waste is dumped into the Ocean. When crossing the Great Pacific Garbage Patch, Tara’s scientists ⛵️ collected several micro-plastic samples to study the impact of this almost invisible pollution. Smaller than a grain of rice, these particles represent a considerable danger to the marine food chain: from plankton to our plates 🍽 What actions have you taken to reduce your plastic consumption? - 📷 @samuelbollendorff / Fondation Tara Expéditions Découvrez son exposition « Contaminations » à Paris en suivant le lien en bio ⬆️ - #taraexpeditions #tarapacific #plastic #microplastics #beatplasticpollution #plasticpollution #singleuseplastic #zerowaste #zerodechet #ocean

A post shared by Fondation Tara Expeditions (@taraexpeditions) on

Il nuovo piano dell’Echa, dunque, comporta una necessaria rivoluzione dei prodotti che contengono queste sostanze, così come renderebbe ineludibile ripensare da capo i settori dell’edilizia, l’agricoltura e i carburanti fossili. Baskut Tuncak, l’inviato speciale dell’ONU per le sostanze e rifiuti pericolosi, ha detto:

Le microplastiche sono una preoccupazione crescente con riguardo a una serie di diritti umani fondamentali.

E ha proseguito: “I passi proposti dall’Echa sono necessari per aiutare le generazioni attuali e future ad assicurarsi la possibilità di godere dei loro diritti: un ambiente pulito, salubre e sostenibile”.

In UK esiste già dall’anno scorso un divieto più ristretto delle microperle di plastica nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene personale, soprattutto in schiume da barba, dentifrici e gel per la doccia. Rispetto a questa, la misura proposta in sede europea è molto più comprensiva, sia a livello di settori coinvolti che di volume e usi dei prodotti contemplati.

Uno scienziato dell’Echa, Peter Simpson, ha dichiarato: “Ci stiamo interessando anche a quei cosmetici che rimangono sul corpo, come il trucco o le creme idratanti o detergenti, che non sono inclusi nel divieto britannico. Ancora, materiali come quelli che permettono la profumazione di prodotti per la casa”. La nuova legislazione vuole anche eliminare l’uso di microplastiche nei fertilizzanti, perché da lì arrivano anche nella catena alimentare umana.

La commissione scientifica dell’Echa ha 15 mesi di tempo per revisionare la proposta prima di inviarla ufficialmente alla Commissione Europea, la quale si prenderà tre mesi per preparare il progetto di legge. Da quel momento, potrebbero volerci altri 8 mesi perché queste limitazioni vengano rese obbligatorie in Europa (mentre non si sa quale sarà l’ulteriore evoluzione applicativa di questa normativa in UK, a causa della Brexit). I divieti sui prodotti e le restrizioni previste dalla legge dovrebbero essere completamente operativi nel giro di sei anni, e darebbero alle compagnie il tempo per cambiare i propri processi di produzione al minor costo.

Questa decisione rientra all’interno delle manovre con cui l’UE intende affrontare il problema della riduzione della plastica, che comprendono tassazione, divieti di oggetti monouso e investimenti nella modernizzazione dei settori coinvolti, attraverso anche il riciclo.

Un limite di questa misura, ricorda sempre il Guardian, è che non tiene conto però delle 176mila tonnellate (stimate) di microplastiche che vengono disperse nei bacini idrici “non intenzionalmente”, di cui una grande quantità deriva dal consumo di pneumatici e i cosiddetti pellet di plastica usati in fase di pre-produzione.

Solo la settimana scorsa la giovane attivista svedese Greta Thunberg ha ricordato ai leader riuniti a Davos per il World Economic Forum la loro responsabilità nel disastro ambientale che ha portato al cambiamento climatico, che secondo una recente stima dell’ONU tra 12 anni sarà irreversibile.

Ciò che notizie come queste dovrebbero spingerci a fare è informarci meglio sulle scelte che anche noi possiamo operare ogni giorno per ridurre il nostro impatto sull’ambiente, perché spesso dimentichiamo che non esiste un Pianeta B sul quale rifugiarci.

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.

SCOPRI GLI OUTFIT DELL'ESTATE