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Middle England: recensione del nuovo romanzo di Jonathan Coe

Personaggi già conosciuti e fatti realmente accaduti: il mix che Coe crea con questo suo ultimo libro genera riflessioni sociali e personali, come i suoi romanzi più famosi.

Middle England di Jonathan Coe Feltrinelli

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Non solo Jonathan Coe è tornato in libreria, ma lo ha fatto riportando sulla carta alcuni dei suoi personaggi più famosi: Benjamin, la sorella Lois, Doug e tutti i membri di quella Banda dei brocchi attraverso cui Coe raccontò l’Inghilterra della Tatcher, degli attentati dell’IRA e delle lotte sindacali.

Middle England è un ritratto brillante e reale, così reale da essere a volte spietato, della società inglese tra violenze, crescente odio raziale, Brexit.

La trama di Middle England

Nonostante ritornino i personaggi che i lettori di Coe hanno già incontrato e conosciuto ne La banda dei brocchi e Circolo chiuso, questo nuovo libro dà spazio alle nuove generazioni: a Sophie, figlia di Lois, e alla sua complicata storia d’amore con un uomo che si lascia piano piano contagiare dai luoghi comuni contro le minoranze, a Coriander, ribelle figlia di Doug, che nasconde la propria rabbia dietro cieche campagne sociali che più che avere di mira il bene delle persone cercano un nemico da abbattere.

Ma ci sono anche Benjamin, come sempre schivo osservatore del mondo, Lois, ancora in cerca di un modo per affrontare i fantasmi del passato, Doug, che come sempre prova a fare il rivoluzionario, ma senza più lo spirito della gioventù.

Un libro che salta da un punto all’altro dell’Inghilterra, da Londra a Birmingham fino al Nord, intrecciando le vite dei personaggi con i fatti che dal 2010 hanno coinvolto il Paese: le rivolte del 2011, le Olimpiadi del 2012, fino alla Brexit.

La recensione di Middle England

Leggere Middle England vuol dire ritrovare personaggi conosciuti in passato, come Benjamin e Lois: sui loro volti e dalle loro vite calcolo il tempo che separa la me di oggi da quella che, diversi anni fa, ha letto La banda dei brocchi e Circolo chiuso. 

Infatti, letto in pieno periodo #10yearschallenge, Middle England è un libro che più di due fotografie affiancate ti obbliga a guardarti dietro, a ripercorrere questi ultimi anni e a chiederti che cosa facevi durante i fatti narrati (oltre che a guardarti intorno per renderti conto che, nonostante sia tutto diverso, è anche tutto molto tristemente uguale). Infatti, ciò che Coe dipinge di negativo nella nostra società del 2010, c’è ancora, è cresciuto e si è amplificato.

Coe ci regala un libro contemporaneo, ancorato all’oggi non come chi lo fa in maniera forzata, inserendo nella trama riferimenti superflui ai social, alla tecnologia e a fatti storici, ma in modo autentico, segno che ciò che vivono Benjamin e gli altri è stato prima di tutto vissuto dall’autore.

Inoltre, al di là della dimensione sociale e delle riflessione che suscita, Middle England non perde occasione di metterci faccia a faccia con tutti i nostri “E se…”, quando ci arrovelliamo la testa pensando a quanto diversa avrebbe potuto essere la nostra vita se avessimo fatto altre scelte. E il messaggio che emerge è che troppo spesso ci perdiamo nell’insensatezza di questi ragionamenti, perdendo di vista quello che abbiamo, lasciandolo andare lentamente alla deriva.

Nonostante abbia un ritmo meno serrato rispetto ad altri suoi libri passati, penso alla Casa del sonno o a La famiglia Winshaw, Middle England ci fa comunque ritrovare la penna brillante di Coe, che ahimè, temevo di aver smarrito leggendo le opere degli ultimi anni.

Un graditissimo ritorno, insomma!

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