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Il primo Re di Matteo Rovere: la genesi di Roma in un film italiano che è già cult

Matteo Rovere dirige Alessio Lapice e Alessandro Borghi in Il primo re, il racconto delle origini di Roma.

Alessandro Borghi in Il primo Re è un uomo pronto a diventare Re di Roma 01 Distribution

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La crisi del cinema italiano, tra molte verità e qualche piccola leggenda delatrice, mostra sotto molti punti di vista un quadro sconfortante, senza speranze. Storie sempre uguali, scritte per acchiappare pubblico pagante, finanziamenti a pioggia spesso incomprensibili e un ridotto gruppo di attori sovraesposti che sembra recitare, in più film, lo stesso ruolo.

Nel generale ripiegamento d’insipidi e scarsi successi c’è un regista, Matteo Rovere, classe ’82, età anagrafica rara tra i registi italiani che sono ancora definiti “acerbi esordienti” a 50 anni, che porta avanti con lodevole impegno frammenti di cinema nuovo e originale

Autentico e singolare è Veloce come il vento (2016) in cui dirige Stefano Accorsi nei panni di un talentuoso e problematico ex pilota di rally, sincero anche se meno riuscito il ritratto di ventenni in bilico tra paura e crescita in Gli sfiorati (2011).

Alessandro Borghi, Alessio Lapice e Tania Garribba in Il primo Re HD01 distribution

Con Il primo Re, Rovere ritrae sul grande schermo l’assai ambiziosa idea - sorretta da un generoso budget - della nascita di Roma attraverso il mito di Romolo e Remo, offrendo un affresco mitologico che tocca riferimenti figurativi rintracciabili nella poetica del naturale di Terrence Malick o nella ferocia etnica di Apocalypto di Mel Gibson.

Partendo dalle fonti più accreditate, la sceneggiatura sfoltisce gli aspetti legati alle divinità dell’Olimpo per raccontare di due pastori, i fratelli Remo (Alessandro Borghi, Sulla mia pelle) e Romolo (Alessio Lapice, Il padre d’Italia). Travolti dall’esondazione del Tevere, che li trascina fino al territorio di Alba Longa, dominato da feroci guerrieri che li riducono in schiavitù per offrirli in sacrificio al loro Dio. Con uno stratagemma, i gemelli riescono a ribellarsi e fuggire nella foresta, portando con loro i prigionieri liberati e la vestale di Alba Longa (Tania Garribba), custode del sacro fuoco.

Mentre Remo, forte e indomito, diventa il leader del gruppo, promettendo di sfamarli, salvarli dai nemici per poi fondare un nuovo villaggio Romolo, ferito in modo grave, rischia la vita, sempre accudito amorevolmente dal fratello, che non lo lascia mai solo. Remo guida la compagine verso la libertà e sta per compiere il suo naturale destino di Re ma il volere degli Dei scompagina le carte fino a mettere i due fratelli l’un contro l’altro. Il resto è storia, la storia della nascita di Roma, l’impero più potente del mondo. 

Romolo e Remo catturati dai soldati di Alba Longa HD01 Distribution

Per raccontare la leggenda della città eterna, Matteo Rovere riduce al minimo i pittoreschi dettagli dei Peplum, così come gli eclatanti e facili bagliori da Kolossal e mette in scena una storia esemplare attraverso tematiche significative quanto universali: il rispecchiamento dei propri valori e identità attraverso il rispetto dei legami di sangue, l’irrinunciabile bisogno dell’uomo, anche il più selvatico ed elementare, di mettere nelle mani di un entità superiore il proprio destino, contrapposta alla fine ingloriosa di chi sostituisce l’eterno con la superstizione o, peggio, in chi non crede più a quel dio, fuoco o spirito immateriale, mettendo al centro il solo agire umano. 

Tania Garribba è la vestale e indovina che predige la vittoria di Romolo HD01 distribution

Le splendide ambientazioni, fotografate con grande perizia e con la sola luce naturale da Daniele Ciprì, immergono i protagonisti in un mondo sospeso, esoterico, una madre terra arcigna che è testimone silente delle azioni di un mondo brutale ed arcaico fatto di riti crudeli, di sacrifici strazianti e di corpo a corpo feroci e fatali.

Il tracciato di due eroi che non possono fare a meno che compiere sé stessi in nome di un evento più importante delle loro stesse esistenze, che coincide con il nodo centrale, quello in cui l’uomo può essere la misura di tutte le cose o lasciare all’imponderabile la scelta del proprio ineluttabile destino. Molti sono i pregi di Il primo Re: l’accuratezza narrativa, gli effetti scenici sofisticati, mai così vicini a quelli delle grandi produzioni americane; la scelta di un ottimo cast, su tutti Alessandro Borghi, che esprime alla perfezione la forza fisica e morale di un uomo chiamato a fare la storia, anche se messo in silenziosa ombra.  

Le location di Il primo Re sono state splendidamente fotografate da Daniele CiprìHD01 Distribution

Certo, non è facile ascoltare l’accurato protolatino, frutto di autorevoli studi linguistici che, se da una parte offre l’impareggiabile verità del linguaggio d’elezione, dall’altra può destabilizzare così come qualche caratterista che esprime una ferocia a tratti caricaturale. Il primo Re richiede uno sforzo di fede da parte degli spettatori italiani non abituati a un cambio così radicale davanti al grande schermo e dimostra che un altro cinema – ambizioso e imperfetto, lirico e poderoso – è possibile. Forse, non tutto è perduto.

Il primo Re è al cinema dal 31 gennaio 2019. 

Voto7/10

Un film ambizioso, insolito per lo scenario cinematografico italiano: un racconto mitologico in cui spicca, in stato di grazia, un magnifico Alessandro Borghi. Da vedere senza facili pregiudizi.

Silvia Levanti

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