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Scelte green: Nestlé, Pepsi, Dove e molte altre multinazionali testano gli imballaggi riutilizzabili

Dai gelati Häagen-Dazs alla cioccolata Milka fino ai deodoranti Axe e Dove: in primavera alcuni prodotti di brand famosi verranno vendute in contenitori riutilizzabili, in un tentativo di lotta all'inquinamento causata dalle plastiche monouso.

 gelati Häagen-Dazs Loop, TerraCycle

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Alcune delle compagnie e multinazionali più grandi del mondo, tra cui Nestlé, Unilever e PepsiCo stanno per iniziare la fase di prova degli imballaggi riutilizzabili per alcuni loro prodotti, in un tentativo di fare un significativo passo avanti verso l’abbandono degli oggetti di plastica monouso.

Per via della loro attività commerciale, questi gruppi sono tra i più grandi inquinatori al mondo, e se davvero riuscissero efficacemente a sostituire gli imballaggi di plastica monouso per quelli riutilizzabili, sarebbe un enorme vantaggio per il nostro ecosistema. Si tratta di una manovra denominata Loop che è ancora in fase di pianificazione, ma come sottolinea il sito Vox, “è un passo necessario nello spostare il focus della questione della riduzione di emissioni di carbonio dal consumatore al produttore”.

Le aziende e i consumatori si sono a lungo concentrati sulla terza ‘R’ del trinomio ‘Ridurre, Riutilizzare, Riciclare’, ma con questa iniziativa le compagnie rinnovano l’attenzione sulle prime due.

A partire da maggio 2019, dunque, i deodoranti di Axe e Dove (che fanno parte di Unilever) verranno venduti in contenitori di metallo riutilizzabili che possono durare anche otto anni. PepsiCo comincerà a vendere la spremuta d’arancia Tropicana in bottiglie di vetro e alcune varietà di cereali Quaker in contenitori di metallo. Anche la nota marca Häagen-Dazs (di casa Nestlé) aderirà scegliendo barattoli di metallo per i suoi gelati e la stessa cosa avverrà per la cioccolata Milka. Ancora, le confezioni di shampoo Pantene (Procter & Gamble) saranno vendute in bottiglie di alluminio, e un brand di detersivi americano, Tide, in flaconi di acciaio inossidabile.

Lattine di metallo con prodotti MilkaHDLoop, TerraCycle, Mondelez

Tra i partecipanti troviamo anche Coca Cola, che riproporrà le iconiche bottiglie di vetro, oppure Pampers (P&G) che metterà a disposizione una specie di secchio dispensatore di pannolini.

L’idea è quella di spingere i consumatori ad affidarsi sempre meno ai prodotti venduti in imballaggi di plastica monouso (tra le cose più dannose per il pianeta ci sono le bottigliette d’acqua e i flaconi di detersivi o ammorbidenti) che sono diventati indispensabili nella nostra vita quotidiana. Finora l’onere di guidare questo cambiamento aveva insistito esclusivamente sui consumatori (come nel grande dibattito diffuso in tanti paesi sul divieto delle cannucce di plastica), ma questa manovra indica che le compagnie hanno iniziato ad accettare il loro carico di responsabilità nel disastroso fenomeno delle emissioni globali di carbonio.

Un cesto per pannolini PampersHDPampers, P&G, Loop, TerraCycle

L’iniziativa è parte di una collaborazione con la compagnia per il riciclaggio TerraCycle, e secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le grandi aziende sono più a disagio per l’idea che le loro attività commerciali siano responsabili dell’inquinamento globale. Il CEO della Unilever Alan Jope ha detto: “A volte mi chiedo se sia corretto dire che lavoriamo nel ramo dell’immondizia di marca”.

Come funziona?

Un corriere ritira un pacco LoopHDLoop, TerraCycle

L’encomiabile iniziativa si svilupperà per fasi: il programma di TerraCycle è in fase pilota, quindi inizierà con 5000 acquirenti a Parigi e New York a Maggio, per espandersi a Londra più tardi (ma entro il 2019) e poi in altre 10 metropoli - tra cui Toronto e Tokyo - nel 2020.

A ciascun cliente selezionato per questa prova sarà data la chance di ordinare centinaia di prodotti online. Questi arriveranno a casa in una tote-bag riutilizzabile senza ulteriore imballaggio (quindi nemmeno le pellicole trasparenti, adesivi, buste o polistirolo). Una volta che le singole confezioni saranno vuote, TerraCycle le verrà a raccogliere, le pulirà e li consegnerà nuovamente riempiti ai clienti. Il commento del presidente di PepsiCo Simon Lowden ha dichiarato:

La gente parla di riciclaggio e riutilizzo, dicono che vorrebbero essere coinvolti in attività per la salvaguardia dell’ambiente. Vediamo se è vero.

David Blanchard, capo della ricerca e sviluppo di Unilever, ha aggiunto: “Si deve solo cominciare da qualche parte per testare l’iniziativa e vedere quali siano gli intoppi e chi davvero si conformerà a questa abitudine.

Il programma Loop può funzionare?

Una colazione a base di Spremuta Tropicana e Cereali QuakersHDPepsiCo, Loop, TerraCycle

Ci si augura che questa iniziativa vada a buon fine e venga emulata quanto prima dal maggior numero possibile di produttori: il problema del cambiamento climatico si fa sempre più grave e un report dello scorso ottobre dell’ONU ha avvisato che abbiamo solamente 12 anni per realizzare i cambiamenti epocali e senza precedenti in grado di evitare i peggiori effetti del riscaldamento globale. Ora la preoccupazione è dunque che questa tattica commerciale si manifesti poco appetibile per le compagnie, se i costi fossero alti e i consumatori poco interessati a cambiare le proprie comode abitudini per aderirvi.

Quanto a Nestlé, la multinazionale sta pensando di eliminare dalla produzione tutta la plastica monouso dei suoi imballaggi entro il 2025, e con essa anche alcuni tipi di plastica “difficile da riciclare”, come pellicole, l’incartamento che avvolge i coni gelato e le coppette di carta laminate (come quelle dei gelati). Sarà una transizione costosa per le aziende, che non incontreranno alcun vantaggio finanziario nel diventare “green”, sottolinea Mark Wilson di Fast Company, aggiungendo che le compagnie potranno assorbire questi costi (come nel caso, parrebbe, di Nestlé, oppure addebitarli agli acquirenti, come pare accadrà con il programma TerraCycle.

Secondo il Wall Street Journal, la versione riutilizzabile dei prodotti coinvolti costerà “più o meno la stessa cifra” di quelli monouso, ma i consumatori dovranno pagare dei depositi pari a 1 dollaro fino a 10 dollari (da 88 centesimi a 8,78 euro) per ciascun contenitore, e le spese di spedizione si aggirano sui $ 20 (€ 17,57). Ecco perché ci si augura che la cosiddetta “eco-guilt” (un senso di colpevolezza per via della situazione in cui abbiamo ridotto il nostro ecosistema) sia sufficiente a far preferire ai consumatori di spendere - una tantum - qualcosa in più piuttosto che continuare a comprare ogni volta prodotti confezionati con materiali altamente inquinanti.

Speriamo davvero che l’iniziativa abbia buoni risultati.

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