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Una legge contro il revenge porn: ne parliamo con Insieme In Rete

In Sardegna l'ennesimo caso di revenge porn, mentre la petizione per chiedere che questo abuso diventi reato ha raggiunto quasi 100 mila firme. Ne parliamo con Vittoria Gheno, tra i fondatori di Insieme In Rete

Revenge Porn Getty Images

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L'ennesimo caso di revenge porn riemerge dal sottosuolo di internet, in Sardegna. Risaliva al 2017, ma bastava conoscere i dati di accesso per potervi accedere in qualsiasi momento: si tratta dell'ennesima chat di condivisione di foto di ragazze senza il loro consenso. Spesso ex fidanzati che decidono di pubblicarle dopo la fine di una relazione.

Nude, vestite, non importa: quello che conta davvero è commentare con gli altri utenti nei toni più misogini possibili, darsi man forte in questa degradante spirale di umiliazione e derisione nei confronti del genere femminile. 

Ad accendere i riflettori sul caso è intervenuta Insieme In Rete, l'associazione che si occupa di favorire un corretto esercizio della cittadinanza digitale. L'organizzazione, dopo aver ricevuto la segnalazione da alcuni utenti, ha raccolto tutto il materiale necessario per sporgere denuncia alla Polizia Postale, che ora indaga sui responsabili. Perché, dietro i nickname e gli avatar, ci sono persone in carne e ossa convinte di poterla fare franca. 

Per saperne di più su questo episodio di revenge porn, e sulla petizione per chiedere una legge che trasformi questo tipo di abusi in reato - promossa dall'associazione e firmata anche da Laura Boldrini -, abbiamo contattato Vittoria Gheno, studentessa di giurisprudenza e tra i fondatori di Insieme In Rete. 

Ci parli di quello che è accaduto in Sardegna e di come Insieme In Rete si è mobilitata?

Il nostro responsabile della Sardegna ha ricevuto una segnalazione nei giorni scorsi di questo sito che conteneva materiale che poteva essere esempio di revenge porn. A quel punto, noi ci siamo mobilitati, abbiamo cercato di fare le nostre verifiche attraverso i mezzi che abbiamo a disposizione. Ci siamo resi conto che effettivamente quelle immagini di ragazze in atteggiamenti intimi erano state carpite o condivise senza il loro consenso. Abbiamo fatto la nostra denuncia pubblica e rigirato il materiale alla Polizia Postale. 

Quant'è importante sollevare questa tematica, anche per contrastare la colpevolizzazione della vittima?

Molti ancora hanno questa mentalità del victim blaming, che non è sostenibile. Ognuno nella propria intimità ha tutto il diritto di scambiarsi con il proprio partner tutti i contenuti che vuole, quando si verifica questo scambio non si dà anche il consenso per diffonderlo in rete al momento di una rottura del rapporto, così da prendersi gioco della vittima.

È molto importante sensibilizzare su queste tematiche perché, per quanto sia una questione molto sentita, e lo abbiamo visto dal seguito della nostra petizione, molti non sanno ancora di cosa si tratti di preciso. E non solo il revenge porn, ma anche tantissimi altri abusi che si possono trovare in rete. È importante per sensibilizzare un adeguato esercizio della cittadinanza digitale: i social e il web non sono avulsi dalle dinamiche reali e quotidiane.

Oggi il digitale è reale, ciò che succede in rete ha effetti sulla vita di ogni giorno. Basti pensare al revenge porn, ai risvolti che può avere nei rapporti sociali, nella ricerca di un lavoro, o a livello psicologico. 

Molte persone possono pensare che questa questione non le riguardi, che a loro non possa mai capitare. Invece, quanto sono diffusi questo tipo di abusi?

Dobbiamo considerare tutto il panorama degli abusi di internet e dell'hate speech. Facendo riferimento a una ricerca di Amnesty International, il 23% delle persone intervistate hanno raccontato di aver subito almeno una volta una minaccia o in generale un abuso su internet. Il 55% ha denunciato di aver passato momenti di stress, di aver avuto degli attacchi di panico a causa degli insulti o molestie subite sui social. Il 33% ha dichiarato di subire molestie quotidianamente. Il fenomeno è abbastanza diffuso.

A proposito di hate speech, sembra che le persone facciano fatica a capire che al di là del monitor ci siano altri individui, sensibilità, regole. Tanto da trovare normale vomitare insulti sessisti persino sotto ai post di rappresentanti delle istituzioni, per insultare i loro avversari politici. Come te lo spieghi?

Questo è un esempio sia di un linguaggio politico dai toni sempre più esasperati, sia di un problema sempre più diffuso. E chi rappresenta lo stato dovrebbe astenersi da comportamenti che possono suscitare questo tipo di reazioni. Comunque, il tipo di commenti di odio sotto ai post di politici denotano la mancanza di consapevolezza nell'esercizio della propria cittadinanza digitale.

Tanti autori di certi commenti non avrebbero la faccia tosta di ripeterli pubblicamente. L'associazione considera il digitale una vera agorà, un luogo di confronto, di scambio. Non si possono raggiungere questi livelli di inquinamento del dibattito pubblico. 

FacebookHDGetty Images

Come sta andando la petizione?

La petizione, che abbiamo condiviso con Bossy e I Sentinelli, ha raggiunto quasi le 100 mila firme. Per noi è una grandissima soddisfazione. Per tanti era un argomento di nicchia, una questione poco conosciuta. Invece abbiamo dimostrato che è molto più sentito di quello che si poteva pensare.

Questo non ci fermerà. Siamo consapevoli che si debba continuare un percorso di sensibilizzazione e condivisione di conoscenza. 

Adesso si punta al dialogo con le istituzioni, per vedere finalmente trasformato in reato il revenge porn...

Certo. Arrivare a una legge contro il revenge porn è cruciale. Noi siamo molto contenti che Laura Boldrini abbia deciso di firmare la nostra petizione, di appoggiarla e darsi da fare per iniziare un percorso legislativo che porti alla stesura di un articolato e all'approvazione.

Ci crediamo molto, è un tema bipartisan, riguarda tutti. Interessa soprattutto le donne, ma non solo. Non dovrebbero esserci politicismi che reggano, su questo. È una battaglia di civiltà e prescinde dall'orientamento politico. Intanto, la settimana prossima Laura Boldrini ha avviato un tavolo di lavoro con avvocati, psicologi, sociologi, esperti di comunicazione per provare a stendere un articolato di legge. 

Non sarà facile, ma contiamo sulla solidarietà femminile e sul buon senso degli uomini. Speriamo che l'unione di questi fattori possa fare la differenza.

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