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I segreti delle app per appuntamenti, svelati da chi veglia sul loro utilizzo

Foto piccanti, contenuti censurabili, transfobia, tentativi di truffa ma anche esilarante insofferenza per gli analfabeti: queste e molte cose saltano agli occhi dei moderatori delle app per appuntamenti.

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Le app di appuntamenti sono una realtà sempre più diffusa in tutto il mondo, ma abbiamo davvero idea di cosa succede in quelle “stanze” virtuali? Una donna che lavora come moderatrice per una di queste applicazioni lo ha rivealto.

Le app più conosciute nel mondo sono Tinder e Bumble: le persone le usano per trovare l’amore o anche solo qualcuno con cui passare una notte. Funzionano in modo semplice: se ci piace l’utente che appare sullo schermo possiamo dare inizio a una conversazione, e da lì arrivare a incontrare la persona che si nasconde dietro la foto del profilo.

Vista l’insuperabile impersonalità di questo tipo di approccio, non è improbabile trovare utenti che danno sfogo a esternazioni altrimenti rare in un’interazione faccia a faccia: ecco che quindi vengono fuori espressioni o foto volgari, che non sempre vengono apprezzate dall’interlocutore. Per questo, esistono figure professionali che lavorano come moderatori: sono freelancer che spesso lavorano dal comfort di casa, cui spetta l’ingrato compito di rispondere ad ogni segnalazione riguardo immagini e messaggi eccessivi o proibiti, cosa che li rende una sorta di occasionale terzo incomodo nelle conversazioni private.

Il sito Refinery29 ha intervistato qualche settimana fa una donna che aveva iniziato a fare questo lavoro da solo un mese e mezzo (su consiglio di un amico che come lei cercava un entrata extra). La donna, che è voluta rimanere anonima, dice che passa in genere una o due ore al giorno, cinque giorni a settimana, a scandagliare le segnalazioni. È un lavoro semplice e non porta via troppo tempo in una giornata, molto flessibile e “piuttosto divertente”. Ecco cosa questa moderatrice ha rivelato sulle tendenze degli utenti.

Le segnalazioni più comuni

Una donna guarda con stupore lo schermo del computerHDiStock

Molti uomini usano l’app (non è Tinder, ma non ha detto di quale si tratta) per avventure di una notte. Non c’è niente di male, dice lei, “ma per molte donne l’iscrizione è per trovare relazioni, quindi c’è un’enorme disparità di aspettative, e credo che sia per questo che ci arrivano tante lamentele”.

I moderatori non hanno accesso all’intera conversazione, ma solo a ciò che viene segnalato, oppure vengono chiamati in causa se viene usata qualche parola che manda in allerta il sistema. “Per esempio: devi essere almeno 18enne per iscriverti, quindi se in un messaggio qualcuno scrive ‘17 anni’, ‘16 anni’, uno di noi andrà a indagare sul contesto, perché magari è stato detto qualcosa come ‘Sono uno chef da quando avevo 16 anni’”.

I contenuti che vengono segnalati più spesso sono in genere le foto di nudo inviate da uomini senza il consenso delle donne. “Sostanzialmente siamo lì a insegnare cosa sia il consenso nel caso specifico. Ad alcune persone non dà fastidio, ma se viene segnalato, allora andiamo a vedere se l’utente aveva acconsentito a vedere la foto. Generalmente con una segnalazione significa che non gli stava bene”.

In genere sono gli uomini contro le donne. Ma non ho statistiche da citare.

Le foto dei genitali

Un uomo col cellulare in mano HDiStock

Ciò che la moderatrice ha trovato molto sorprendente non è tanto la disinvoltura con cui, grazie alla virtualità delle interazioni, le persone (soprattutto uomini) inviino foto dei propri genitali o comunque molto allusive, ma la logica dietro alla scelta di inviarle. “Mi sorprende il numero di uomini che pensa ‘Ehi, se non mi risponde a un Ciao splendore, allora mandarle una foto del mio pene sicuramente le farà venire voglia di parlare con me’. Perché dirle ‘il mio è lungo 25 cm’ di certo le farà dire ‘È proprio ciò che stavo cercando!’”.

Credo di vedere almeno almeno 20 foto di genitali al giorno.

E ha continuato: “Sono un sacco, e sui nostri schermi è una cosa divertente, perché vediamo solo il formato thumbnail, 2x2cm. Quindi sappiamo cosa stiamo vedendo, ma sembrano candele. Non saprei come altro descriverli.

È molto inopportuno sbirciare le conversazioni private degli altri, e non c’è niente di meno sexy di vedere cosa la gente si dice.

La moderatrice poi ha riflettuto sulla sua situazione sentimentale: dopo due anni da single aveva incontrato qualcuno poco prima d'iniziare il nuovo lavoro. Continuano a scriversi messaggi, ma non si sono più incontrati dal vivo. “È strano, forse sto facendo di tutto per ritardare un nuovo incontro: forse è proprio perché in quest'app tutto quello che vedo è gratificazione istantanea, dopo 10 conversazioni si passa al ‘mandami una foto delle tette’ e tutta la magia sparisce".

I contenuti proibiti e le truffe

Una tastiera con un tasto per il "ban"HDiStock

La donna spiega: “Ti ritrovi di mattina, mentre prendi il caffè a vedere cose successe nel pieno della notte”. Perlopiù la moderatrice trova il tutto divertente, ma ammette che a volte capita di vedere dei comportamenti criminali:

C’è gente che si vanta di aver stuprato qualcuno e cose simili.

La donna prosegue: “In quei casi, se è una battuta, perché pensi che sia divertente scherzare su una cosa del genere? E se è vero… Ovviamente in quanto moderatori non siamo noi a gestire queste situazioni, ma le trasferiamo ai nostri manager, perché bisogna far intervenire la polizia, ma è un mondo strano quello in cui viviamo. Non è molto piacevole.

Mi è capitato un caso in cui ho dovuto fare una segnalazione al mio manager perché un utente era zoofilo.

L’app per cui lavora la donna prevede un sistema di verifica al momento della creazione del profilo che chiede al nuovo utente di scattarsi una foto istantanea (che non viene pubblicata) per vedere se davvero assomiglia a quella che viene pubblicata, così da scoprire i casi di adescamento. Ma ci sono anche espressioni che vengono monitorate, e tra le parole che fanno scattare l’allarme di potenziali truffatori, rientrano locuzioni come “dammi qualcosa”, (che siano sterline, dollari o euro), o “ho bisogno di soldi”, “sono minorenne” e simili. Nel training per il lavoro la donna ha dovuto anche essere istruita su eventuali casi di pedofilia, di cui però non ha voluto parlare.

La transfobia

Un uomo mostra il palmo della mano con su scritto LGBTQHDiStock

Tra gli utenti c’è anche una percentuale transgender, e la donna racconta che gli uomini eterosessuali li segnalano spesso, perché sentono che è giusto farlo. È un caso palese di transfobia, ovvero di avversione nei confronti delle persone che si identificano come transgender.

Quasi tutti gli utenti transgender dicono di esserlo nelle bio, ma comunque un sacco di uomini etero li segnalano per averli ‘ingannati’.

La donna aggiunge: “Ho anche notato che un sacco di quegli uomini vanno sul profilo [dell’utente transgender] e abusano verbalmente della persona, segnalandola. In quei casi inviamo un avviso. [...]

Ma ho fatto caso che tante volte chi riceve questi abusi nemmeno li segnala. Forse perché si sono rassegnati? Non ci avevo mai pensato, ma è triste.

La cosa che sorprende la moderatrice è che quegli uomini devono pagare per poter mandare messaggi, quindi usano il loro credito per essere offensivi. “Non dirò alcuni dei commenti che ho visto perché sono veramente violenti”.

Le segnalazioni divertenti o innocue

Un ragazzo e una ragazza chattano con lo smartphone al parcoHDiStock

Il lavoro di questa donna, quindi, le fa vedere solo la parte peggiore di ogni interazione, e lei dice che per non lasciarsi sopraffare dalla negatività prende le distanze. “Le conversazioni sono molte. Ci sono anche i segnalatori seriali, quelli che mandano segnalazioni senza motivo”, come gente a cui non piace che l’interlocutore abbia declinato un invito a vedersi. Fortunatamente le è anche capitato di avere segnalazioni per situazioni totalmente innocue, e anzi divertenti.

C’era una donna che ha mandato tre segnalazioni di fila, su persone che commettevano errori di sintassi o grammatica, è stato esilarante.

Pare che la persona in questione abbia anche detto ai suoi interlocutori: “‘Torna da me quando avrai imparato a parlare!’ A volte sono contenta che ci siano questo tipo di lamentele perché ti viene da pensare ‘Ne avevo bisogno!’”.

Vi sorprendono le rivelazioni di questa moderatrice?

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