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Grazia per Cyntoia, condannata per aver ucciso il suo stupratore quando aveva 16 anni

Aveva 16 anni quando uccise l'uomo con il quale fu costretta a prostituirsi: condannata all'ergastolo, tantissime celebrità si sono esposte per sostenerla.

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Era stata condannata all'ergastolo quando aveva 16 anni per aver ucciso l'uomo a cui era stata venduta come schiava sessuale: oggi Cyntoia Denise Brown ha ottenuto la grazia. Lo ha dichiarato il governatore del Tennessee: dal 7 agosto, dopo quindici anni di carcere, sarà in libertà vigilata.

"Questa decisione arriva dopo un'attenta analisi di quello che è un caso tragico e complesso", ha spiegato il governatore repubblicano Bill Haslam. "Cyntoia Brown commise, per sua stessa ammissione, un crimine orribile all'età di 16 anni", ha continuato. "Eppure, imporre una condanna a vita a una giovane è troppo duro. Specialmente alla luce degli straordinari passi che la signora Brown ha intrapreso per ricostruire la sua vita".

Chi è Cyntoia Brown: il caso

Nel 2004, Cyntoia Brown ha ucciso Johnny Mitchell Allen, un uomo con il quale era stata costretta a prostituirsi. L'aveva portata a casa sua, ha raccontato. Da lei aveva preteso sesso. Cyntoia gli sparò per legittima difesa, spiegò durante il processo: una versione a cui, all'epoca, i pubblici ministeri non avevano creduto, sostenendo che il movente dell'omicidio fosse una rapina.

Cyntoia aveva preso i soldi di Allen, prima di lasciare casa sua: temeva la reazione dell'uomo che la obbligava a prostituirsi, qualora lei si fosse ripresentata senza denaro. Venne giudicata severamente e nel 2006 condannata all'ergastolo. Suscitando profonda indignazione negli Stati Uniti: il processo avrebbe dovuto tenere conto della sua condizione di adolescente vittima di sfruttamento sessuale.

"Se guardi le trascrizioni originali del caso di Cyntoia, sono piene della definizione 'prostituta adolescente'", ha commentato Derri Smith, fondatore e amministratore delegato della End Slavery Tennessee. "Oggi sappiamo che non esiste una prostituta adolescente... perché questa ragazza potrebbe anche aver pensato che fosse una sua idea quella di essere violentata più volte al giorno, per poi dare i soldi a qualcun altro. Ma è abbastanza chiaro che dietro a tutto questo ci sia un adulto che la manipola e la sfrutta", ha concluso. 

La richiesta di grazia e la campagna #FreeCyntoiaBrown

La sentenza che condannò all'ergastolo una giovane vittima di tratta, per aver ucciso il suo stupratore, provocò profonda indignazione negli Stati Uniti. Nel 2017, si è diffuso l'hashtag #FreeCyntoiaBorown, attraverso il quale in tantissimi hanno richiesto la sua liberazione.

Anche molte personalità dello spettacolo hanno espresso il proprio sostegno a Cyntoia, chiedendo allo stato del Tennessee di concederle la grazia. Tra le celebrità che si mobilitarono a sostegno della sua causa, sono intervenute anche Rihanna, Kim Kardashian, la comica Amy Schumer e l'attrice Ashley Judd.

Condanne per violenza sessuale in America e in Italia: i dati

Negli Stati Uniti, punire i responsabili di violenza sessuale è complicato anche a causa dell'esitazione con la quale le vittime decidono di denunciare, per timore di ritorsioni ma anche a causa di un generale senso di sfiducia nei confronti delle forze dell'ordine.  

Secondo i dati dell'organizzazione RAINN (Rape, Abuse & Incest National Network), su mille casi di stupro, solo 230 vengono denunciati alla polizia; 46 colpevoli vengono arrestati e meno di cinque vengono condannati al carcere. 

Secondo i dati elaborati dall'Istat, in Italia tra il 2000 e il 2016 sono leggermente cresciute le sentenze definitive contenenti almeno un reato di violenza sessuale, da 1.124 a 1.419. Gli autori di questi atti sono prevalentemente uomini italiani, anche se è incrementata la componente straniera, dal 21,1% nel 2000 al 41,6% circa nel 2016.

I reati più ricorrenti associati alla violenza sessuale sono lesioni personali, maltrattamenti, violenza privata, atti di libidine violenta o atti osceni, sequestro di persona, violenza su minori. In media, dal reato alla sentenza di primo grado trascorrono tra i 23 e i 29 mesi, 60 mesi per la sentenza di secondo grado. 

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