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Giorno della memoria: musica dai campi di sterminio, il 16 gennaio all'Auditorium di Roma

18 composizioni nate dalle donne internate nei lager e nei gulag. Verranno eseguite all'Auditorium di Roma, per la prima volta, il 16 gennaio.

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Forse è proprio vero che a volte la bellezza e l'arte nascono proprio laddove se ne sente la totale assenza. Lo sanno i poeti. Lo sapeva De André, mentre cantava “dal letame nascono i fior”, e ne era a conoscenza Frida Kahlo che è riuscita, con i suoi dipinti, a dare colore ad un'esistenza buia e travagliata. Ed è bello pensare che anche in luoghi come i lager tedeschi o i gulag russi, dove l'umanità ha dato prova della sua più efferata disumanità, l'arte sia riuscita ad evadere e a trovare una strada verso la salvezza. Questo grazie a molte donne internate che, nel dramma di una reclusione forzata, si sono fatte portavoce di messaggi di denuncia, speranza e incitazione alla resistenza.

Queste composizioni musicali, 18 in tutto, rivivranno per la prima volta il 16 gennaio, all'Auditorium di Roma, in occasione del Giorno della memoria 2019. Il concerto “Libero è il mio canto” nasce grazie al lavoro di ricerca del maestro Francesco Lotoro che ha raccolto, interpretato e trascritto le musiche provenienti dai ghetti, dai Zigeunerblock dei Rom e dai campi nazisti, nel periodo compreso tra il 1933 (l'apertura del KZ di Dachau) e il 1953 (anno della morte di Stalin). Un repertorio di estrema forza poetica che documenta la sofferenza di una delle più grandi tragedie umane.

Tra ninne nanne per bambini, sogni d'amore e canzoni di rivolta, saranno eseguite anche alcune parodie di canzonette famose come “Mamma, son tanto felice”.

un tatuaggio da un lagerHDistock

I brani verranno eseguiti dal coro di voci bianche dell'Accademia di Santa Cecilia, mentre l'attrice Paola Pitagora racconterà, negli intermezzi, la storia delle giovani autrici di queste composizioni. Un coro solo femminile, invece, eseguirà per la prima volta in Italia il Salmo scritto per la liberazione di Auschwitz e il Bolero di Ravel a cappella, proprio come veniva eseguito a Palembag – il campo di internamento giapponese in Indonesia – a causa della mancanza di strumenti.

Il concerto del 16 gennaio, tuttavia, non ambisce ad essere soltanto una denuncia sulle atrocità dei campi di concentramento. Si tratta di un'operazione più ampia di rivendicazione del ruolo della donna nel panorama della musica. Come affermato nel comunicato stampa dell'evento, infatti, “Libero è il mio canto vuole restituire una dignità alla realtà sommersa delle musiciste e dare voce al loro talento”.

Aggiungono le ideatrici dell'evento Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese, che organizzano da diversi anni il Concerto per il Giorno della Memoria: “Quella che abbiamo voluto celebrare è una pagina commovente e inedita della storia della musica, che testimonia la straordinaria vena artistica femminile in un ambito, quello della composizione musicale, in cui le donne sono praticamente assenti. In un mondo in cui stanno rinascendo razzismi, maschilismi e paura del diverso è importante dare voce ai valori di umanità, accoglienza, amore ed empatia che contraddistinguono l'universo femminile, mettendo al centro la sofferenza di donne di diverse religioni e di diverse provenienze geografiche e sociali

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