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Dress You Can: la sharing economy dei vestiti da sogno

Non è Wonderland ma Dress You Can, la start-up milanese che permette di vestirsi come una principessa… senza il patrimonio di una principessa. Abbiamo fatto una chiacchierata con le titolari Caterina Maestro ed Elena Battaglia.

L'atelier di Dress You Can Dress You Can

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Da Dress You Can il peer-to-peer fa il bagno nei lustrini.

È una sharing economy rutilante, sul modello Spotify, quella di Caterina Maestro ed Elena Battaglia, socie di questa sfavillante start-up che sorge nel quartiere milanese più bohemiènne, Porta Ticinese, tra piccoli bistrot vegan e boutique di capi street. Nel concept store all’angolo con via Gian Giacomo Mora ci si sente come in Ragazze a Beverly Hills: si possono provare i vestiti più lussuosi per scegliere quello da portare casa, senza doverlo acquistare.

Nella modernità liquida di Instagram, Dress You Can è una start-up che intercetta trend e comportamenti sociali plasmandosi sulla realtà e, allo stesso tempo, affacciandosi a nuovi possibili modelli di consumo.

Che cos’è Dress You Can?

Abito nero Dress You CanHDDress You Can
L'abito perfetto per uno shooting o una cerimonia

Caterina Maestro, web editor, ha fondato la start-up nel 2016 insieme alla socia Elena, scenografa. Contando su competenze complementari, coadiuvate da una sarta, le titolari di Dress You Can hanno dato vita a un modello di impresa profondamente moderno. Si parte dalla premessa che ogni donna possiede più abiti di quelli che effettivamente indossa, anche se la consapevolezza ricorrente è non sapere mai cosa indossare.

Caterina, che svela di seguire le mode ma di apprezzare molto anche il dailywear della vita di tutti i giorni, dove sembra che nessuno voglia mai osare, ha cominciato questa esperienza rievocando qualcosa di perduto e magico.

Con Dress You Can si torna a una forma di gioco, si gioca con i vestiti.

Dress You Can si occupa di noleggio abiti: il guardaroba è ricchissimo e contiene grandi firme ma anche capi di stilisti emergenti, che si attestano su design rigorosi, da passerella, realizzati con tessuti di alta qualità.

1500 abiti, oltre 300 paia di scarpe (sì, ci sono soprattutto Manolo Blahnik, quelle preferite di Carrie, e Jimmy Choo), colori neutri, pastello, fluo, brillantini, tessuti elasticizzati, pizzo, tulle, vestiti da sposa: l’atelier di Dress You Can è una via di mezzo tra un negozio di abbigliamento e Wonderland, dove il guardaroba si rigenera come i biscotti magici.

Come spiegato dettagliatamente sul sito, il costo è a capo (dai 44 ai 144 euro) e ogni outfit si può tenere per 4 giorni e 3 notti. Per chi non fosse comodo a passare in atelier, Dress You Can si occupa anche della spedizione.

È possibile anche sfruttare le carte fedeltà che consentono un certo numero di noleggi in un anno, oppure le gift card, per un regalo anticonvenzionale e non meno gradito.

Carta regalo Dress You CanHDDress You Can
La gift card

Dress You Can si occupa di tutto: del fitting, delle eventuali riparazioni sartoriali, della lavanderia e della tintoria.

Il cliente può indossare un abito da sogno a cuor leggero, bevendo champagne e mangiando panna e fragole: c’è un’assicurazione, di 5 euro, che ripara dalle responsabilità per qualunque danno (la scucitura di una perlina, una sfilacciatura, una macchia ostinata).

La sharing economy dei vestiti: abiti da cerimonia (e non solo)

Le ragazze di Dress You CanHDDress You Can
Il team di Dress You Can

“Al momento la richiesta maggiore è quella per gli abiti da cerimonia”, spiega Elena. In effetti con una spesa contenuta si può sentirsi Meghan Markle per un giorno, per brillare a un matrimonio o un evento speciale. “Ma vorremmo aprirci anche al mondo del daytime”, prosegue, “fornire un guardaroba per un incontro di lavoro o un drink a fine giornata”.

Illuminante e rigorosa è l’operazione di ricerca brand e selezione: i parametri sono diversi, e vanno dalle tendenze su ciò che viene richiesto di più, il fitting, la vestibilità (che deve adattarsi a diverse taglie e diversi tipi di fisico), la qualità di disegni e tessuti, ma anche la capacità di un materiale di non rovinarsi con i lavaggi, pur utilizzando detergenti efficaci ma non aggressivi.

Allo stesso tempo, anche i privati possono vendere i propri abiti da sera lasciandoli in conto vendita. Il parco colori è ampissimo, tanto da offrire innumerevoli proposte anche per gli abiti da sposa ("Di solito le spose noleggiano l'abito per il cambio serale", rivelano Elena e Caterina), da testimone di nozze, da damigella o per un party color-block.

Dress You Can segue le mode ma non è vincolata ai must have di una stagione, in modo tale che, se qualcuno cerca un taglio o un colore particolare, lo può trovare in qualunque momento, anche quando nelle vetrine sembra che regni solo l’animalier.

Dress You Can all’epoca di Instagram

Le prospettive future di questa start-up sono ambiziose e si propongono di intercettare sia il mondo del lusso senza freni che quello più proliferante di Instagram, delle foto che fashion blogger e influencer (o aspiranti tali) postano tutti i giorni sui social.

Gli obiettivi sono quelli di prepararsi a un mercato sempre più segmentato.

Vorremmo puntare sul digitale, ma anche su alcuni corner shop in punti strategici, per esempio a Roma o anche nelle località turistiche come Courmayeur. Ci piacerebbe anche collaborare con gli hotel di lusso, promuovere il 'viaggio senza valigia', magari solo con un piccolo beauty, e far trovare nella camera d’albergo una selezione di abiti fantastici per riunioni, meeting ma anche cene di gala a seconda degli usi e costumi locali.

Riguardo a Instagram, nella contemporaneità polverizzata, dove un abito serve giusto per uno scatto e poi viene riposto con una pila di suoi simili, forse non occorre più acquistare, basta fotografare. Tutti seguono il coniglio bianco, ma a fine giornata non rimane più nulla, come nelle Instagram Stories che si autodistruggono.

Noi abbiamo un modello di business proponibile anche per grandi marchi fast fashion, come Asos o Zara, per far sì che si riesca a gestire meglio i resi, e le ragazze possano dare un contributo per avere un capo da indossare anche solo una volta e poi riportare.

Tra i vantaggi di Dress You Can spicca anche l'ecosostenibilità della proposta, che con la condivisione limita i rifiuti, lo smaltimento delle fibre tessili, e incentiva lo sgombero dei solai o dei magazzini stipati di abiti dismessi.

Scena del vestito ne La bella addormentata nel boscoGiphy - Disney
Un tocco di magia per apparire diversi da prima

Dress You Can sposta più in là l’asticella e scrive un futuro luminoso per il mondo della moda. L’armadio che non finisce mai esiste, e non solo a casa di Chiara Ferragni.

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