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Slut-shaming: se una donna in posa sexy è sgualdrina, cos'è un uomo nella stessa situazione?

Su Twitter una donna ha trovato un modo geniale per rispondere a tutti i sessisti che si scagliano contro le donne che condividono foto sexy, smascherando il doppio standard di giudizio profondamente radicato nella nostra società.

Una donna con guantoni da boxe Ambar Simpang via Pexels

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Lo slut shaming è una terribile abitudine della rete, e una donna ha trovato su Twitter il modo più efficace, semplice ma geniale, per controbattere.

Per “slut shaming” si intende il comportamento di chi - quasi sempre uomini ma talvolta anche donne - si scaglia contro le ragazze che condividono foto di sé in pose discinte o sensuali, usando appellativi spesso molto volgari. L’anonimato della rete spesso impedisce di sapere chi siano questi paladini della virtù, ma poiché quell’anonimato è spesso relativo, e non di rado chi si è lanciato nelle paternali moralistiche avrebbe più di un motivo per farsi qualche esame di coscienza, un’utente di Twitter ha trovato il modo tagliente ed efficace di replicare.

La donna in questione si chiama Lindsey, e ha creato le Cards Against Harassment, ovvero delle cartoline che fanno il verso a un popolare gioco (Cards Against Humanity) per trovare la risposta perfetta a tutti i molestatori sessisti. Lindsey ha infatti pensato bene di sottolineare il doppio standard che affonda le radici nel profondo della nostra società, rigirando la virtuale frittata in faccia al campione di morale di turno: se una persona lascia un commento moralista ad una foto di una ragazza con le grazie ben in vista, Lindsey immortala quel commento e lo mostra circondato da foto del censore in pose altrettanto discinte, che deve aver condiviso senza il minimo timore di apparire volgare quanto la donna che si è affrettato a etichettare con epiteti di ogni genere.

Qualche esempio, perché davvero questo è un caso in cui una foto vale più i mille parole. "Scattiamoci una foto da sgualdrina per Instagram e giustifichiamola con una citazione memorabile, poi arrabbiamoci quando gli uomini non ci rispettano o non ci prendono sul serio - Le ragazze nel 2018", aveva detto questo ragazzo. Che però può permettersi di fare lo stesso senza che gli venga rivolta una sola critica.

Un altro sottolinea, tra l'altro in modo sgrammaticato, che "se le ragazze parlano dei 'fuck  boys' e postano foto di se stesse mezze nude sui social media, che cosa vi aspettate?". A lui, invece, che condivide foto di sé con indosso solo indumenti intimi, magari inquadrando solo la parte dei genitali, non viene censurata l'esibizione. 

Il doppio standard di giudizio è una cosa che conosciamo tutte, e di cui solo pochi uomini sono consapevoli. Quello che si permette a un sesso è negato all’altro, il che significa che spesso una donna si sente dire che è una “st***a” se al lavoro mostra sicurezza, una “mammoletta” se invece è troppo remissiva. Ma le trombe del giudizio squillano potenti soprattutto quando una donna mostra la propria sensualità: “suora” se troppo casta e “pu***na” se disinibita.

Cosa possiamo dire noi donne se invece a mostrarsi disinibito e sfruttare il proprio sex appeal con fare provocante è un uomo? Esiste l’equivalente al maschile di quegli epiteti femminili? No, forse anche per questo i post di Cards Against Harassment sono così efficaci: nel mostrarci gli "shirtless shamers" ("accusatori a torso nudo") suppliscono al vuoto linguistico, anzi lo riempono.

Il messaggio dei post di Lindsey è autoevidente: un uomo senza maglietta è perfettamente accettato, da secoli. Una donna in topless è una "donna di malaffare". Parlando con Cosmopolitan, Lindsey aveva detto: “Ogni volta che le donne, soprattutto se sono giovani e di colore, fanno qualcosa per il proprio piacere, diventano bersaglio di derisione o disprezzo. La maggior parte dei ragazzi che appaiono sotto al mio hashtag #shirtlessshamers hanno una lista di ‘likes’ sui social PIENA di GIF porno, quindi il loro problema non è vedere una donna nuda o mezza nuda, ma con quelle che lo fanno per appagamento personale”.

Il mio intento è criticare un doppio standard di giudizio culturale molto più ampio.

Che dite, ci è riuscita?

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