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Un anno dopo il #MeToo: intervista a Women in Film, TV e Media

Com'è cambiato il mondo del cinema dopo il #MeToo? E perché vengono prodotti ancora così pochi film di registe? A queste domande (e a molte altre) ha risposto Kissy Dugan, presidente di Women in Film, TV e Media

#MeToo Getty Image

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È passato un anno dall'esplosione del #MeToo, il movimento nato dopo la pubblicazione delle inchieste giornalistiche sugli abusi sessuali commessi dal re di Hollywood, Harvey Weinstein. Un uragano in grado di innescare cambiamenti profondi, nel tentativo di soverchiare un sistema di potere sessista e misogino, non contenuto esclusivamente negli argini dello showbiz.

Eppure, la strada per la parità di genere è ancora lunga. E, dallo spettacolo alla vita in ufficio, nasce sul percorso di un concreto cambiamento culturale: di questo ne è convintissima Kissy Dugan, produttrice della Pyramide Productions. 

Oggi, Kissy è anche presidente di Women in Film, TV e Media Italia, associazione inclusa nella rete mondiale dedicata a promuovere lo sviluppo professionale e la rappresentazione delle donne nei media.

Gender gap, discriminazione, repulsione per l'età che avanza - ci avete mai fatto caso che, difficilmente, dopo una certa età, a un'attrice viene affidato un ruolo diverso dalla "madre di" o "nonna di"? -, scarsa rappresentazione ai posti di comando: ogni donna, nel mondo del lavoro, si ritrova a fare i conti con gli stessi ostacoli. Il cinema e la televisione non fanno eccezioni. 

Women in Film, Television e Media Italia è nato da pochi mesi, ma ha già portato a termine alcuni progetti. Come, per esempio, presentare e far firmare alla Biennale di Venezia il documento per la parità e l'inclusione delle donne nei festival, la carta 50/50 by 2020. Ai nostri microfoni, Dugan si è concessa una lunga chiacchierata per parlare della situazione femminile nello spettacolo e degli obiettivi futuri. 

Donne ai vertici dell'industria del cinema e della tv: com'è la situazione in Italia e all'estero?   

"A livello internazionale, penso che la situazione stia cambiando anche se numericamente parlando ci sono ancora troppe poche donne ai posti di comando. Ultimamente comunque diversi studios, broadcasters e produttori hanno ampliato il numero di donne ai loro vertici e questo è un segnale molto positivo.

Anche in Italia abbiamo assistito a un incremento numerico di donne in posizioni di grande prestigio ma penso che si debba e si possa fare di più. Il cambiamento culturale deve essere il motore che darà ancora più forza a tutte noi.      

L'universo del cinema ha dato lo slancio al #MeToo. A quasi un anno dalla nascita di questo movimento, quante cose sono cambiate nel cinema, quello italiano compreso?

"In generale, nel mondo, il #MeToo ha avuto un’eco enorme. Ha dato voce a qualcosa che sapevano tutti ma che era rimasto nascosto, segreto. In un anno abbiamo tutti visto quante star americane e non solo ci hanno messo letteralmente la faccia. E questo è stato fantastico ed emotivamente molto, molto forte.

Devo però dire che, ad oggi, anche a Hollywood il #MeToo ha avuto più un impatto mediatico che di reale concretezza.

Insomma, è stato ed è un inizio fondamentale, ma anche lì c’è ancora molto da fare. Un po’ meno che qui in effetti, dove il movimento ha avuto una risonanza minore. Qui in Italia, un certo tipo di pregiudizio è più forte, più radicato.

#MeToo marchHDGetty Images

Ciononostante anche molte attrici, registe, sceneggiatrici italiane hanno detto la loro e hanno cominciato, insieme, a fare qualcosa. Penso al movimento Dissenso Comune e alle tante occasioni in cui il problema è stato posto e sul quale si è dibattuto. Mi devo ripetere ancora una volta, è solo l’inizio ma è comunque positivo.

C’è più consapevolezza e questo non è poco. Last but not least, in generale il #MeToo ha messo a fuoco altri due concetti fondamentali. Il primo è che non si tratta solo di molestie o abusi sessuali, ma di una questione ben più ampia.

Si tratta dell’abuso di potere, quello che gli uomini sentono di poter avere sulle donne.

E poi, l’altra cosa evidenziata dal #MeToo è che non riguarda solo il mondo dello spettacolo, ma tutte le donne che lavorano in ogni campo e con ogni tipo di mansione. Non c’è una donna che non abbia subito nella sua vita, non solo professionale, un atto di abuso di potere. Questo noi lo abbiamo sempre saputo. Ora lo sanno tutti".           

In un articolo, Jennifer Lawrence ha denunciato il gender gap a Hollywood. Com'è la situazione in Italia?   

"Immagino che anche qui ci sia una differenza di stipendio tra attori e attrici e, in generale, tra uomini e donne di pari livello. Il movimento #TimesUp è stato molto efficace nel comunicare questo concetto.  

Un anno dopo il #MeToo: intervista a Women in Film, TV e Media HDGetty Images

È  chiaramente uno degli aspetti che ci sta maggiormente a cuore come Women in Film, Television & Media Italia e stiamo studiando delle proposte per cercare di colmare questo gap. 

Il dialogo con le istituzioni è uno degli obiettivi per il futuro e certamente riguarderà anche questo aspetto. 

Prima però è necessario tirare fuori i numeri di questo divario ed è un’altra cosa alla quale stiamo lavorando". 

Women in Film, TV e Media si occupa anche del modo in cui le donne vengono rappresentare. In Italia, il mondo della tv ha plasmato un certo tipo di immagine piuttosto stereotipata, anche attraverso le pubblicità che spesso hanno usato il corpo femminile come strategia di marketing. Cosa ne pensa?

"È proprio così. Negli ultimi trent’anni, il mondo della pubblicità ha spesso usato, anche se vorrei dire abusato, il corpo femminile per vendere dei prodotti o pubblicizzare un brand facendo passare l’idea che anche il corpo delle donne fosse in vendita  e, purtroppo, che dovesse essere perfetto, corrispondere a dei canoni di bellezza e perfezione che nella realtà non esistono.

Questo ha anche fatto sì che le donne si sentissero fisicamente inadeguate e, quindi, incapaci di accettarsi e farsi accettare. 

Molte cose però stanno cambiando: sento che intorno a questo argomento c’è molta più attenzione e consapevolezza sia da parte di chi fa pubblicità che da parte del pubblico non solo femminile. Certo, la strada da fare è ancora molta ma i tempi sono maturi. Sono convinta che tutto debba partire da un grande cambiamento culturale.

Dobbiamo cominciare tutti, sia donne che uomini, a pensare in modo diverso.

In particolar modo, dobbiamo farlo per quanto riguarda il modello femminile di riferimento che, ripeto, non può assolutamente essere relegato a quello di corpo bello e tonico!".   

Sono pochissimi i film diretti da registe donne. Come se lo spiega?  

"In “We Want Cinema” (libro collettivo curato da Laura Buffoni sulle donne e il cinema, ndr) nel capitolo dedicato alle registe scritto da Piera Detassis i dati sono 6 titoli nel 2006, 7 nel 2007 e nel 2008, 13 nel 2009, 5 nel 2010, 11 nel 2011, 4 nel 2012, 11 nel 2013. Non abbiamo però il totale dei film usciti. Sono comunque numeri molto bassi, purtroppo.

Credo che da un lato ci sia una questione di “pregiudizio” nei confronti dell’autorevolezza e della capacità  delle donne di ricoprire ruoli di comando come quello della regia, dall’altro una scarsa possibilità di accesso a un certo tipo di carriere.

E anche qui il cultural shift di cui parlavo, insieme a un certo tipo di formazione, potrà fare la differenza. Saremo felici di confrontarci anche su questo aspetto con le istituzioni, le altre associazioni culturali e di categoria, per capire insieme come affrontare e cominciare a sanare questo dislivello. Che non è solo italiano comunque".   

Superata una certa età, per le attrici di Hollywood diventa molto più dura essere scritturate per ruoli interessanti o non strettamente caratterizzati dall'età avanzata. Questa "paura" degli anni che passano la riscontriamo anche nel cinema italiano?  

Assolutamente sì. C’è un momento in cui si sparisce e questo coincide più o meno con la mezza età.

Poi si ritorna per fare le nonne. Si tratta sempre di quello di cui parlavamo all’inizio: c’è un modello di perfezione femminile da sradicare.  

50/50 by 2020 è stato lanciato pochi mesi fa: qualcosa si sta già muovendo? Può raccontarci i primi cambiamenti riscontrati nel settore?

Dopo Cannes più di 15 festival nel mondo hanno firmato la carta per la parità e l’inclusione. Questo è un segno che qualcosa sta cambiando e che non siamo sole! La responsabilità è un ingrediente chiave per fare progressi. Grazie ai direttori dei vari Festival stiamo promuovendo un cambiamento importantissimo verso i diritti e la trasparenza dei dati. 

Noi come WIFTM Italia siamo state le promotrici della firma della Carta 50/50 by 2020 con i principali Festival Italiani come Venezia, Roma e Torino. Abbiamo raggiunto dei grandi risultati anche perché abbiamo sempre lavorato con le amiche e colleghe di Dissenso Comune, con le quali dividiamo questo merito.  

Devo dire che è stato un piacere lavorare insieme ad altre donne dell’industry  per il raggiungimento di uno scopo comune. È stata una bellissima esperienza che, come potete immaginare, ha coinvolto gruppi di ben 9 paesi del mondo perché ciascun gruppo si è occupato dei festival locali".  

A quali nuovi progetti sta lavorando WIFTMI adesso?  

"Siamo appena nate ma ci stiamo dando molto da fare! La nostra associazione fa parte della rete globale Women in Film, Television & Media nata negli Stati Uniti nel 1973 - oggi  presente in 18 paesi di tutto il mondo – e intende sostenere lo sviluppo professionale e la rappresentanza delle donne nell’industria dei media e dell’audiovisivo. 

Vogliamo innanzitutto porci come un luogo di networking professionale creando una rete di opportunità per tutte le nostre iscritte, allo scopo di sostenere il loro percorso lavorativo e offrire nuove chance. Tra i nostri progetti in fase di concreta elaborazione c'è una seria di Networking Drinks per i soci e le socie, ogni penultimo mercoledì del mese, sia su Roma che su Milano. L'idea è di creare delle piacevoli occasioni per conoscersi, confrontarsi e far nascere nuove sinergie. 

Intendiamo avere un dialogo con le istituzioni. Favorire e supportare la creazione di incentivi anche normativi per una più numerosa presenza femminile nel settore dell'audiovisivo e dei media, con particolare attenzione ai ruoli di responsabilità, e portare proposte concrete per il raggiungimento della parità salariale. 

È nostra precisa intenzione cominciare a mettere insieme dei numeri per dare contezza della presenza femminile nell’industria dei media e dell’audiovisivo. Siamo infatti convinte che solo dati certi possano supportare proposte efficaci, chiare e, speriamo, risolutive per promuovere contenuti capaci di proporre una rappresentazione del femminile priva di stereotipi e pregiudizi. Per fare tutto questo ci siamo divise in comitati di 10 persone ciascuno.

Stiamo poi organizzando un incontro con le istituzioni sulla nuova legge cinema e gli incentivi già introdotti sulla presenza femminile nelle produzioni, per capire come incentivare da un punto di vista normativo la parità di genere.   

Abbiamo poi avviato una collaborazione con un programma dell'Unione Europea che si occupa di identità e cultura popolare: DETECt. Coinvolge 13 Università e vari operatori del settore in oltre 10 paesi europei, ha lo scopo di promuovere il dialogo transculturale e la ricerca sui temi dell'identità europea, le dinamiche transnazionali a livello di produzione e distribuzione, le rappresentazioni identitarie (anche di genere). 

Il primo appuntamento con questo programma sarà il 31 Gennaio a Roma in collaborazione con Women in Games: una sorta di tavola rotonda con tema “Women in popular crime narratives”. 

Quali obiettivi e quali ostacoli state riscontrando?

"In realtà uno dei nostri obiettivi è quello di creare un marchio di qualità per i prodotti e le produzioni che meglio hanno rappresentato l’universo femminile e che hanno visto una grande partecipazione di donne sia a livello creativo che tra la crew. 

Per questo stiamo collaborando con Women in Film di Los Angeles e il Sundance Film Institute per capire come possiamo utilizzare o adattare ReFrame (programma per il mondo dell’industry volto al raggiungimento della parità di genere e dell’inclusione, ndr) qui in Italia. 

Abbiamo presentato questo programma in un panel durante l’ultima edizione del  MIA (mercato italiano che raccoglie tutti gli elementi dell’industria audiovisiva, ndr), a Roma: è stato un assaggio, speriamo di poter proseguire. 

In generale non penso mai agli ostacoli, sono troppi! Penso agli obiettivi che si possono raggiungere piano piano ma con costanza, e spero che in un futuro non troppo lontano uomini e donne, in tutti i settori, avranno le stesse possibilità di successo. 

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