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Chi è Nagham Nawzat, ginecologa che cura le donne stuprate dall'Isis

Ha curato e salvato la vita a circa 1200 donne rese schiave dall'Isis

Nagham Nawzat Getty Images

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Rapite, vendute: usate come schiave del sesso dai miliziani dell'Isis. È la storia di Nadia Murad, Premio Nobel per la Pace. Ma anche di molte altre donne della comunità yazida (minoranza religiosa dell'etnia curda) a cui la dottoressa Nagham  Nawzat ha deciso di dedicare la sua vita. 

Nagham NawzatHDGetty Images

Sono giovani ragazze come Shireen. Il 3 agosto 2014 si trovava nella sua casa a Sinjar, nel nord dell'Iraq (non distante dal confine con la Siria). Aveva 19 anni, studiava per un esame scolastico quando i miliziani dello Stato Islamico l'hanno rapita. Fu prima venduta a un combattente di Tal Afar, poi a un altro di Mosul. "Mi diceva 'ti amo'. Ma quando ami qualcuno non lo violenti. Ha distrutto la mia vita". 

Chi è Nagham Nawzat

La dottoressa Nagham Nawzat è nata a Mosul nel 1976 da una famiglia yazida. Il suo sogno, fin da bambina, è stato quello di studiare medicina. Nel 2002 si laureava in ginecologia: "Volevo capire meglio le questioni relative alla salute delle donne, insegnare loro l'assistenza sanitaria, fornire supporto", ha spiegato ai microfoni del Middle East Eye. 

Nel 2014, l'avanzata dell'Isis a Sinjar - cuore della comunità yazida - l'ha costretta a lasciare la sua casa, sperimentando in prima persona le difficoltà degli sfollati yazidi durante la guerra. 

Nagham NawzatHDGetty Images

In quell'anno, l'Isis conquistava parte dell'Iraq, sequestrando e uccidendo circa 12 mila yazidi, in quello che le Nazioni Uniti hanno definito "genocidio in corso". Per questo, nel 2015 Nagham Nawzat ha deciso di collaborare con il Duhok Survivors' Centre, il centro che garantisce assistenza ai sopravvissuti a tutte le forme di violenza di genere, abusi sessuali inclusi.

Si trova nell'Iraq settentrionale. Lì, la ginecologa offre cure mediche e supporto psicologico alle donne sopravvissute all'Isis. A partire dal luglio 2018, sono state liberate dai territori dello Stato Islamico 2023 donne yazide. Di queste, 1200 sono state curate dalla dottoressa Nawzat. 

"Ha aiutato ognuna di noi", ha confessato Shireen ai microfoni del Middle East Eye.

Senza il suo aiuto non sarei qui oggi. Dopo che sono stata liberata, si è seduta accanto a me. Mi ha detto che sono stata coraggiosa. 

Isis, le sopravvissute yazidi

Provate a immaginare l'inferno sulla terra. "Abu Omar - così si chiamava il secondo uomo a cui Shireen è stata venduta - aveva già altre due mogli irachene": non vivevano con lei, ma la picchiavano. Seppellita in casa: "C'erano due guardie all'entrata dell'appartamento, non potevo uscire nemmeno in giardino per respirare un po' d'aria fresca". 

Nagham NawzatHDFree Image

Quando Abu Omar portò a casa due bambine, una di sei anni e l'altra di 10, la richiesta di Shireen - che lo pregava di non violentarle - restò inascoltata. Oggi, la ragazza  vive da sola in una tenda nel campo profughi di Khanke. La sua famiglia è in Germania, dove è riuscita a ottenere asilo. 

Shireen, infatti, tornava libera nel 2016. Pur continuando a portarsi dentro l'inferno in cui aveva vissuto per due anni. Dopo la prigionia, ha sofferto di depressione. Gli incubi notturni le impedivano di dormire. Poi ha incontrato Nawzat. Si è sottoposta a una visita medica, ma il supporto della dottoressa non si è limitato a un semplice controllo ginecologico: l'ha ascoltata. Ha creato un clima di fiducia e le ha fornito sostegno emotivo. 

Chi è Nagham Nawzat, ginecologa che cura le donne stuprate dall'IsisHDGetty Images

Tuttavia, il calvario delle donne yazide non si è concluso con la vittoria sull'Isis, annunciata lo scorso dicembre. Sono ancora circa 1500 le prigioniere rinchiuse nelle sacche di resistenza in Iraq, in Siria o nascoste in Turchia. "Il nostro genocidio continua", ripete la dottoressa.

Nagham Nawzat, una donna coraggiosa

A ottobre, Nagham Nawzat è stata premiata dall'United Nations Population Fund. Nel 2016, ha ricevuto l'International Women of Courage Award, un titolo conferito dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America: "Questo riconoscimento mi ha dato la forza per continuare la mia missione, per supportare i sopravvissuti risvegliando le loro speranze in una vita migliore", raccontava. 

Ma più di tutto, è il coraggio delle sue pazienti a ispirarla: "Mi rendono ancora più felice di andare avanti". 

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