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Licenziato il ginecologo obiettore che rifiutò un aborto terapeutico

Il ginecologo obiettore licenziato dalla Asl di Napoli, per essersi rifiutato di praticare un aborto su una donna in pericolo di vita.

Infermieri e medici in ospedale Unsplash

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La tragedia è avvenuta nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio scorso presso l’ospedale di Giuliano in Campania, in provincia di Napoli.

Una donna incinta alla diciottesima settimana è stata ricoverata d’urgenza in gravissime condizioni. Era in travaglio e con il feto già espulso e privo di attività cardiaca.

L'accaduto

La donna a causa di un malore giunse presso il Pronto Soccorso dell'ospedale di Giuliano in Campania. Era in travaglio, in condizioni molto critiche e con il feto già espulso e privo di vita.

Il caso richiedeva un intervento d’urgenza in sala parto, ma il medico ginecologo obiettore di coscienza decise di non intervenire, rifiutando di prestare soccorso: “Il caso non è di mia competenza”.

A risolvere la drammatica situazione, fu l'ostetrica che decise di chiamare un altro medico, non di turno in quel momento, ma che rendendosi subito conto dell’emergenza si precipitò presso l’ospedale ed effettuò l’aborto terapeutico, salvando la vita della donna.

La decisione della Asl

Lo stesso ginecologo che operò la donna avvisò i vertici della Asl di Napoli, i quali intervennero immediatamente aprendo una commissione di disciplina.

Durante la commissione vennero ascoltati sia tutti i testimoni dell’accaduto sia lo stesso ginecologo obiettore.

La Asl di fronte l’evidenza dei fatti prese una delle decisioni più dure e drastiche, ossai l’immediato licenziamento senza preavviso.

Appellarsi all’obiezione di coscienza è possibile, solo se questa non mette a repentaglio la vita e la salute dei pazienti; infatti, come affermò il Presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro Scotti: “L’obbligo di assistenza non può essere deontologicamente ignorato.”

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