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Jo Nesbø: 'Tutti gli autori scrivono di se stessi, in Harry Hole c'è molto di me'

Jo Nesbø si racconta al Noir In Festival parlando delle sue radici hard boiled, della sua visione della letteratura, dell'alter ego Harry Hole e dell'ultimo lavoro, Macbeth.

Jo Nesbø ospite del Noir In Festival 2018 Francesco Freddi

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Finora solo due degli oltre venti romanzi firmati da Jo Nesbø hanno preso la via del grande schermo, Il cacciatore di teste e L'uomo di neve, settimo capitolo della popolare saga di Harry Hole. Il poliedrico scrittore norvegese ha scelto, però, di non contribuire alla sceneggiatura lasciando che le sue opere acquisissero una vita autonoma.

Nel caso di L'uomo di neve, Jo Nesbø ha preso le distanze dal risultato finale. Effetto della pesante bocciatura della critica? Chissà, magari se a dirigere il film fosse stato davvero Martin Scorsese, uno dei suoi autori del cuore, il risultato sarebbe stato diverso. In ogni caso il compassato scrittore non si sbilancia pronunciando poche calibrate parole in inglese. A parlare, del resto, sono soprattutto i suoi corposi romanzi, l'ultimo dei quali, Macbeth, è nelle librerie dallo scorso aprile.

Qualche giorno fa Jo Nesbø è tornato in Italia, dividendosi tra Milano e Como, per ritirare il Raymond Chandler Award tributatogli dal Noir In Festival e per incontrare i lettori italiani in una chiacchierata moderata dal collega Carlo Lucarelli. Magro, sportivo, decisamente cool, il 58enne scrittore, musicista ed ex calciatore è affabile e ironico, ma quando si parla dei suoi romanzi ci tiene a puntualizzare:

Pur facendo parte della corrente noir scandinava, io mi sento molto più legato all'hard boiled americano. Più che i padrini Raymond Chandler e Dashiell Hammett, ho sempre amato Jim Thompson, la pecora nera. C'è una cultura comune in noi scrittori del nord, è vero, ma non credo di essere il tipico scrittore scandinavo.

Jo Nesbø conversa con Carlo Lucarelli al Noir in Festival 2018HDFrancesco Freddi

Anche se ambienta la stragrande maggioranza dei suoi romanzi in Norvegia, Jo Nesbø ama concedersi delle aperture verso gli Stati Uniti a cui si sente legato. Il suo alter ego Harry Hole si è formato seguendo un corso dell'FBI negli USA dove ha appreso particolari abilità e anche l'ambientazione nordica, con tutte le suggestioni che porta con sé, non è così fondamentale.

Io scrivo narrativa. Per me la società è uno sfondo in cui narrare storie, ma non mi interessa affrontare temi sociali. Al centro della storia, per me, ci sono i personaggi, non sono in grado di spiegare come mai si verifichino eventi delittuosi in una società civile come quella nordica. Anzi, potrei ambientare i miei libri in qualsiasi città, ma siccome vivo a Oslo questo è il mio sfondo.

Nel 2011 Oslo e la vicina isola di Utoya sono state teatro della strage più grave mai vissuta dalla Norvegia, un attentato terroristico senza precedenti che ha sconvolto l'opinione pubblica chiamano anche gli scrittori a esprimersi sull'accaduto. La posizione di Jo Nesbø la dice lunga sul suo modo di pensare:

Noi scriviamo per il pubblico e i lettori si creano un'aspettativa. Ma chiedere a uno scrittore cosa ne pensa della società era più rilevante cento anni fa, ai tempi di Dickens. Oggi non esiste più divisione sociale, il pubblico è colto, laureato, ha letto più di noi.

E ha continuato

Così, quando mi è stato chiesto di commentare i fatti di Utoya, ho parlato di come mi sentivo io in quanto norvegese, l'unica cosa che possiamo fare è sollecitare domande interessanti e fornire la nostra risposta personale.

La sua, di risposta, è concentrata nella figura di Harry Hole, anti-eroe taciturno, problematico, amante dell'alcool, appassionato di musica e profondo conoscitore dell'animo umano che accompagna lo scrittore fin dal 1997, anno della sua comparsa. Cos'ha di nuovo da raccontare Harry Hole dopo oltre 20 anni? Ecco la replica sorniona di Jo Nesbø:

Quando diventi vecchio, perdi interesse nel farti nuovi amici, vuoi solo stare con i vecchi. Non ho pianificato di scrivere undici romanzi con protagonista Harry Hole, è capitato. Per me è facile scrivere di lui, lo conosco già, è un privilegio scavare a fondo nella sua personalità. Tutti gli scrittori scrivono di se stessi, in Harry Hole c'è qualcosa di me.

Firmacopie per Jo Nesbø al Noir in Festival 2018HDFrancesco Freddi

Quest'anno la saga di Harry Hole si è interrotta per lasciar posto a Macbeth, rielaborazione della tragedia di Shakespeare in forma romanzata, operazione lanciata dalla Hogarth Press di Londra denominata 'Hogarth Shakespeare' che prevede la rivisitazione dei capolavori del Bardo per mano di romanzieri contemporanei come Margaret Atwood, che ha riscritto La Tempesta, Howard Jacobson, autore de Il mercante di Venezia, o Anne Tyler, che si è cimentata ne La bisbetica domata. Jo Nesbø confessa:

Quando mi è stato chiesto di scrivere un romanzo ispirato a Macbeth non ero sicuro di accettare. La parte divertente del lavoro dello scrittore è farsi venire le idee, qui l'idea c'era ed era bella forte.

E poi:

Quando ho cominciato a lavorare sapevo di non poter competere con la bellezza delle parole di Shakespeare così le ho eliminate e ho lasciato solo lo scheletro della storia. Macbeth è ambientato in un passato oscuro, per me erano gli anni '70.

Nella visione di Nesbø un'epoca rivoluzionaria, nota per la musica, per l'ottimismo, per la voglia dei giovani di emergere e partecipare alla vita pubblica coincide con un momento storico di grande cupezza.

Oltre a essere gli anni dei movimenti studenteschi, gli anni '70 sono stati l'epoca della paura nucleare, dell'inquinamento sfrenato e a New York, soprattutto a Manhattan, il tasso di criminalità era elevato. Ho scelto proprio New York per il mio Macbeth, mi sono ispirato a una combinazione della New York descritta da Jim Carroll in The Basketball Diaries, della Newcastle di Carter, film con Michael Caine, e di Bergen, città norvegese detta 'delle sette montagne' che possiede un microclima particolare.

 Jo Nesbo con in mano Raymond Chandler Award 2018Noir in Festival

Il Macbeth di Jo Nesbø è un poliziotto dal passato turbolento che viene messo a capo dell’Unità Anticrimine. Non pago di ciò, spinto da una sfrenata ambizione, comincia la scalata dei poteri costituiti. A spronarlo è la compagna Lady, avida e battagliera proprietaria del Casinò più esclusivo della città.

I personaggi erano già lì, avevo anche la città, ho solo eliminato l'elemento soprannaturale delle tre streghe, che non ho mai amato, e ho cercato un sostituto realistico. Macbeth è la pièce più corta del bardo, mentre il mio romanzo è lungo 600 pagine, eppure ho cercato di restare fedele alla trama shakespeariana sviluppando il background del personaggi.

Nel futuro ci aspetta una nuova avventura di Harry Hole? Jo Nesbø non si sbilancia e mentre sottolinea come il suo Harry sia debitore del Macbeth originale lascia intendere che le avventure del suo ruvido detective a caccia di serial killer potrebbero non essere ancora finite.

Quando costruisco le trame dei miei romanzi devo prendere delle decisioni. Pedina essenziale della storia è l'antagonista, che è poi lo specchio del protagonista, come accade in Macbeth, Breaking Bad, Scarfacee anche nei romanzi con Harry Hole. Il serial killer non è un personaggio in carne ed ossa, ma è il mostro per eccellenza, è una figura metaforica. È lo specchio tenuto davanti al protagonista in cui lui vede riflesso se stesso.

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