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Nadia Murad: chi è l'attivista che ha ricevuto il Nobel per la Pace

Ha ritirato il premio il 10 dicembre, nell'anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo: "Non c’è riconoscimento che possa compensare la nostra gente perseguitata solo per essere yazidi"

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"Spero che questo giorno sia l’inizio di una nuova era": con queste parole Nadia Murad ha accolto il Premio Nobel per la Pace. Le è stato conferito il giorno del settantesimo anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo

Nadia Murad è un'attivista yazida (minoranza religiosa di etnia curda), ha subito sulla sua pelle le violenze dell'Isis e da quel momento continua a impegnarsi per combattere gli stupri di guerra. Il suo Nobel deve essere solo il primo passo, solo l'inizio di un nuovo tempo "con la pace come priorità e in cui il mondo possa cominciare un percorso comune per proteggere donne, bambini e minoranze dalle persecuzioni, in particolare le vittime di violenze sessuali".

"Più di 6500 donne e bambini yazidi sono stati fatti prigionieri, venduti come schiavi, abusati psicologicamente e sessualmente. Di tremila persone ancora non abbiamo notizie. Il solo premio al mondo che ci potrà ridare la dignità è la giustizia e il perseguire i criminali. Non c’è riconoscimento che possa compensare la nostra gente perseguitata solo per essere yazidi", ha dichiarato Murad.

Parole severe, che non fanno sconti alla comunità internazionale e al suo silenzio, mentre si consumava il genocidio degli yazidi e donne e bambini venivano ridotti in schiavitù dallo Stato Islamico. Donne come Nadia Murad.

Nadia Murad: chi è la donna che ha vinto il Premio Nobel per la Pace

Come tante altre ragazze yazide, prima di quell'estate del 2014 Nadia Murad conduceva una vita normale. Sogni normali, aspirazioni normali: sposarsi, avere dei figli. Aprire un salone di bellezza. Aveva ventuno anni, era una studentessa come tante.

Il 3 agosto, l'avanzata dell'Isis raggiunse il villaggio di Kocho, in cui Nadia viveva. Daesh uccise 600 yazidi: vide morire la madre, sei fratelli. Venne fatta prigioniera: lo stesso destino è spettato a due sue sorelle e a oltre 6mila donne. Divenne una schiava dell'Isis, venne trascinata a Mosul e subì ogni tipo di violenza.

Nadia Murad alla cerimonia del Premio NobelHDGetty Images

Stuprata, picchiata, le venivano spenti addosso mozziconi di sigarette. Un inferno dal quale è riuscita a fuggire nel novembre dello stesso anno. Trovò rifugio nel campo profughi di Duhok, poi riuscì a raggiungere la Germania. 

È diventata ambasciatrice dell'Onu, il 16 dicembre 2015 è apparsa davanti al Consiglio di Sicurezza per discutere di tratta di esseri umani e conflitti. L'anno seguente, l'avvocatessa Amal Clooney - specializzata in diritti umani - ha accettato di rappresentare Nadia Murad nell'azione legale contro i comandanti dell'Isis. Alla ricerca dell'unico riconoscimento che possa finalmente ridare dignità a un popolo martoriato: giustizia. 

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