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La diva Vivien Leigh in mostra alla Casa del Cinema di Roma

Aspettando Via col vento… Vivien Leigh è il titolo della retrospettiva sull'attrice hollywoodiana, indimenticabile Rossella O'Hara di Via col vento, capolavoro che compirà 80 anni nel 2019.

Vivien Leigh raccontata dagli scatti, dalle locandine e dalle riviste in mostra alla Casa del Cinema Ufficio Stampa

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Dal 10 dicembre 2018 al 10 gennaio 2019 l'Associazione Teatroantico omaggia, alla Casa del Cinema, l’eleganza e la bellezza raffinata dell’attrice inglese con la mostra Aspettando Via col vento…Vivien Leigh. Due occhi color verde smeraldo, una pelle bianca e candida come il latte, con il suo fascino l'interprete conquistò molti uomini, come Laurence Olivier all’epoca già attore affermato e suo marito per vent’anni. Roma omaggia con una selezione di scatti l’indimenticabile Rossella O’Hara, un personaggio femminile complesso e insofferente alle regole. Simbolo di forza, determinazione e tenacia. 

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La rassegna Aspettando Via col vento…Vivien Leigh, curata da Giulio D’Ascenzo e Elisabetta Centore, ripercorre la carriera teatrale e cinematografica dell’artista nata nel 1913 e scomparsa, a soli 54 anni, nel 1967 a causa di una tubercolosi attraverso foto, locandine, fotobuste, manifesti, brochure, libri e riviste. Da segnalare soprattutto la sezione dedicata alla realizzazione di Via col vento, cult movie che nel 2019 compirà 80 anni.

Vivien Leigh con il Premio Oscar Ufficio Stampa

Appassionata di libri, per un segno del destino, Via col vento, il romanzo di Margaret Mitchell, era una dei suoi preferiti. Amava il personaggio di Rossella O'Hara. Si rispecchiava nella sua fermezza, nella sua ribellione: contro tutto e tutti. Voleva a tutti i costi quella parte e nel 1938 chiese al suo agente di segnalarla al produttore David O. Selznick, che stava preparando la trasposizione cinematografica dell'opera e cercava la protagonista.

Colpito dalla bellezza di Vivien Leigh, dalla sua vitalità e ostinazione nell’affrontare i provini le affidò la parte. Le riprese furono lunghe ed estenuanti, sul set sette giorni su sette, fino a notte tarda. Il primo regista George Cukor venne sostituito in corsa da Victor Fleming, con il quale la Leigh ebbe molte discussioni. L’attrice litigò spesso anche con Clark Gable ovvero Rhett Butler. Riuscì persino a far tagliare alcune scene in cui avrebbe dovuto baciarlo. Nel 1939 il film uscì al cinema e fu un successo enorme merito della passione senza tempo tra Rossella e Rhett Butler. La protagonista, Vivien Leigh, vinse il suo primo Oscar (tra i dieci che si aggiudicò il film) e per tutto il mondo, lei sarà sempre la sola Miss Rossella e star assoluta di Hollywood, 

La divina Vivien Leigh: carriera

Vivien Leigh interpreta CleopatraHDUfficio Stampa

Trent’anni di carriera, al cinema e a teatro. Lavorò moltissimo, fino all’ultimo. A teatro interpretando personaggi complessi e differenti: dalle eroine delle commedie di Noël Coward e George Bernard Shaw, a quelle delle tragedie shakespeariane. Nel 1941 girò, insieme al marito Laurence Olivier, Il grande ammiraglio e poi ci furono le pellicole Cesare e Cleopatra (1945) e Anna Karenina (1948). Fino al 1949 e l’incontro a teatro con Blanche Dubois in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams.

Marlon Brando con HDUfficio Stampa

Scritturata per interpretare Blanche anche sul grande schermo regalò una performance strepitosa, diretta da Elia Kazan accanto a Marlon Brando. Nonostante i difficili caratteri i due attori andarono molto d’accordo sul set. "Merito del suo spiccato senso dell'umorismo", confesserà in seguito Brando. La sua interpretazione procurò all'artista il secondo Premio Oscar e altri prestigiosi riconoscimenti, ma anche un inquietante legame con il suo personaggio, che la condusse nel vortice della follia.

La Leigh non riuscii più a distinguere la realtà dalla finzione, il personaggio dalla vera se stessa. La malattia mentale che l'aveva colpita da anni, (soffriva di bipolarità alternando momenti di depressione ad altri di euforia incontrollata), prese il sopravvento. E si immedesimò a tal punto in Blanche da finire, proprio come il suo personaggio, in una clinica psichiatrica. Verso la fine della sua esistenza, prima di morire, ai medici che le chiedevano se ricordasse il suo nome, rispondeva semplicemente:

Ma certo! Il mio nome è Blanche Dubois.

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