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Iggy Pop racconta L'uomo che rubò Banksy, al cinema l'11 e 12 dicembre

Nexo Digital presenta L'uomo che rubò Bansky di Marco Proserpio, una riflessione sul rapporto tra opera d'arte e contestato in cui viene realizzata. Nelle sale l'11 e il 12 dicembre.

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Re indiscusso della Street Art, le sue opere tappezzano gli edifici delle città e sono vendute alle aste per cifre da capogiro, quando non vengono diabolicamente autodistrutte tra la sorpresa generale dei presenti. Questo è Banksy, protagonista di una mostra a Milano, personaggio tra i più noti e controversi degli anni 2000 di cui tutti parlano e nessuno ha mai incontrato di persona: il mistero sulle sue generalità ha dato il via alle ipotesi più fantasiose, scomodando perfino i criminologi.

L’unica certezza sembra essere la sua origine, un verace inglese di Bristol e la fascia d’età, tra i 40 e i 50 anni. Alcune fonti attribuiscono la sua identità a Robert “3D” Del Naja, musicista del gruppo Massive Attack e apprezzato artista di graffiti, altri allo Street artist Robin Gunningham, entrambi della sua medesima città.

La teoria più pragmatica è che Banksy sia in realtà non una sola persona ma un collettivo di artisti, il che spiegherebbe l’attività assai prolifica e in luoghi così diversi e l’abilità da ninja nel non farsi mai sorprendere o fotografare durante i suoi attacchi d’arte. Quel che è certo è che, come pochi altri artisti al mondo, ha cambiato il mercato dell’arte e il suo stesso significato.

Un'opera di Banksy a Betlemme HDNexo Digital

L’uomo che rubò Banksy di Marco Proserpio, documentario accolto con successo al Tribeca Film Festival, in anteprima italiana al recente Torino Film Festival, attraverso la voce narrante, profonda e ironica di Iggy Pop, sceglie di non indagare sulla sua identità ma di raccontare una storia vera che parte dal lontano 2007, quando un nucleo di artisti arriva a Betlemme per imprimere sul lungo muro divisorio, costruito da Israele in Cisgiordania, disegni di pace.

Tra loro, Banksy, che dipinge all’esterno di un edificio con il suo metodo collaudato di stencil uno dei suoi lavori più discussi, la sagoma di un soldato che controlla il documento a un asino. La popolazione si divide tra chi si sente toccato e quasi insultato dall’essere paragonato a un asino e chi vede l’eco simbolico dell’assurdità della costruzione della vergogna. L’intraprendente taxista e culturista Walid, detto “The Beast”, mette letteralmente fine al problema e, dopo aver asportato una porzione di parete dove è collocato il disegno, la rivende su Ebay, prontamente acquistata da un ricco collezionista di Copenaghen.

Il cantante Iggy Pop è la voce narrante del documentario su Banksy di Marco Proserpio HDNexo Digital (Iggy Pop photo credits: Sukita)

Il documentario apre a molte questioni irrisolte: di chi è davvero la proprietà di un prodotto artistico di strada? È di chi l’ha composto o del proprietario dell’edificio dove è collocata? Quanto viene snaturato il messaggio originario di un’opera se viene sradicata dal contesto in cui è stata concepita? Le voci di addetti ai lavori si alternano con le testimonianze di un popolo che vive, quotidianamente, accanto a una polveriera di contrasti e odio, cercando di elevare il proprio spirito appassionandosi ai segni grafici e tratti di un’arte nuova la cui stessa paternità non è certa: sono davvero di Banksy le opere tolte da mani rapaci alla vista della strada?

Il destino dei disegni clandestinamente incisi su mattoni e intonaco non è quello di vivere per sempre ma deperire sotto le intemperie del tempo e i cambiamenti urbani: salvarli e custodirli in musei improvvisati o in case private è un atto dovuto che serve a lasciare una testimonianza alle generazioni future o solo un modo per monetizzare l’indefinibile. La risposta, come canta Bob Dylan, sta soffiando nel vento, sperando che ci sia ancora qualcuno interessato ad ascoltarla.

L'artista Banksy avrebbe progettato e arredato il Walled Off Hotel di Betlemme HDNexo Digital

L’uomo che rubò Banksy arriva nei cinema solo l’11 e 12 dicembre 2018.

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