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La misura del pene umano si sta riducendo, come mai? Lo ha scoperto uno studio italiano

Uno studio condotto dall'Università di Padova ha scoperto che delle sostanze chimiche contenute in oggetti di uso quotidiano, i perfluorocarburi, possono provocare una riduzione delle misure del pene umano.

Ingredienti per una colazione di uova e pomodori Pexels

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La misura del pene umano potrebbe ridursi di circa un centimetro per colpa di una sostanza chimica con cui si viene in contatto tutti i giorni. Uno studio condotto dall’Università di Padova, infatti, ha trovato che la nostra esposizione ai perfluorocarburi (o composti perfluorati, PFC) contenuti nel rivestimento antiaderente delle padelle può avere questo effetto sui figli, per via dell’interferenza di questa sostanza con gli ormoni maschili che può causare una significativa riduzione delle misure degli organi sessuali. I ricercatori hanno scoperto che non si tratta di alterazioni visibili solo durante la gravidanza, ma i PFC possono provocare effetti tossici anche sugli adolescenti.

I perfluorocarburi sono una famiglia di sostanze chimiche costituite da legami di carbonio-fluoro, la cui struttura li rende idrofobici e lipofobici, ovvero in grado di repellere l'acqua e le sostanze oleose/grasse. Per questo motivo, li troviamo anche in vestiti impermeabili, negli incarti oleati per alimenti, nei piatti di plastica, nei tappeti antimacchia, il liquido per lavare il parabrezza, le schiume antifuoco, ma anche in alcune colle, cosmetici, medicine, componenti elettronici, prodotti per la pulizia, cere e lucidi, insetticidi e vernici.

Gli scienziati hanno riscontrato che gli uomini cresciuti in un’area particolarmente inquinata dalla presenza di PFC hanno peni il 12,5% più corti e il 6,3% più sottili rispetto agli uomini in salute; inoltre diminuiscono i livelli di testosterone, lo sperma risulta meno e meno attivo, la distanza tra lo scroto e l’ano è ridotta: sono tutti segni di minore fertilità. Lo studio è stato condotto su 383 uomini con un’età media di 18 anni, di cui 212 sono cresciuti in un’area fortemente inquinata da perfluorocarburi e 171 lontano da essa.

Gocce di acqua su una superficie impermeabileHDPixabay

A Padova l’inquinamento atmosferico di questo tipo è particolarmente alto; altre zone del mondo particolarmente colpite dall’inquinamento di composti perfluorati sono Dordrecht nei Paesi Bassi, Shandong in Cina e il West Virginia negli Stati Uniti.

Lo scienziato a capo del team di ricerca, dottor Andrea Di Nisio, dice che dai tempi dei primi report sulla contaminazione dell’acqua per colpa dei PFC (risalenti al 1977), il problema è aumentato in modo allarmante.

Colpisce un’intera generazione di giovani, dal 1978 in poi. 

Queste sostanze possono entrare nel nostro sistema col cibo e l’acqua che ingeriamo, tramite assorbimento nell’intestino, oppure per attraverso le vie respiratorie: da lì, entrano nel flusso sanguigno e possono essere tossici per i feti e per gli adolescenti.

Si tratta di una minaccia che rimarrà presente finché queste sostanze verranno utilizzate nella produzione, e come sottolinea lo studio di Di Nisio e colleghi, “almeno qui in Italia è difficile sapere con certezza se un prodotto contiene queste sostanze”. E spiega il motivo: “Anche quando in un prodotto appare la dicitura ‘PFOA-free’, non mi sento comunque al sicuro, perché il PFOA è solo uno delle centinaia di possibili composti perfluorati, che sono tutti pericolosi”.

Quindi è molto difficile evitare il contatto con i PFC.

Ci stiamo condannando ad una sempre maggiore infertilità: è una notizia davvero preoccupante.

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