Stai leggendo: Manuale per ragazze rivoluzionarie: perché credere nel femminismo

Letto: {{progress}}

Manuale per ragazze rivoluzionarie: perché credere nel femminismo

La lotta al patriarcato può renderci tutti più felici. Non ci credete? L'ultimo libro di Giulia Blasi vi spiega come.

Manuale per ragazze rivoluzionarie Rizzoli

4 condivisioni 1 commento

Di tanto in tanto, l'hashtag #IDontNeedFeminism - non ho bisogno del femminismo - riemerge prepotentemente dal sottobosco dei social network. E a volte è capitato anche ai più insospettabili di pensare che quel movimento fatto di donne dipinte in maniera stereotipata - arrabbiate, pelose, poco attraenti - avesse ormai fatto il suo corso.

Facile lasciarsi andare e cedere al fascino di una narrazione ottimistica, che continua a ripetere alle donne di seppellire l'ascia di guerra. Va tutto bene: questo è il migliore dei mondi possibili, per tutti. Soprattutto per voi.

D'altronde, la missione di un sistema perfettamente oleato è innanzitutto quella di far credere agli ingranaggi che lo compongono che tutto sia inevitabile, organizzato. Tutto stabilito e pensato per il bene di ogni singola rotellina che continua a girare al suo posto (guai a uscire dai binari), permettendo che la macchina vada avanti per secoli.

Fino a quando non accade qualcosa e il meccanismo si inceppa. Manuale per ragazze rivoluzionarie di Giulia Blasi fa saltare gli ingranaggi, è un inno alla consapevolezza, alla resistenza e al femminismo. Che sì, ci serve. E sì, può renderci davvero felici. Quindi, no, care ragazze: non seppellite l'ascia di guerra. Continuate (o iniziate) a combattere guai e ingiustizie del nostro tempo. A partire dal nemico numero uno: il patriarcato.

Manuale per ragazze rivoluzionarie: perché il femminismo ci rende felici

Che ci piaccia ammetterlo oppure no, il patriarcato esiste. E nonostante il paragone di Michela Murgia abbia attirato sciami di haters - il suo profilo facebook è stato bloccato per sei giorni -, come la mafia si regge su un sistema di silenzi, accettazioni e connivenze. Con la mafia, osserva Giulia Blasi, il patriarcato condivide la mission: "farci credere che non esista".

Eppure, il patriarcato esiste, ha connotati, a volte anche nomi e cognomi. Per l'autrice di Manuale per ragazze rivoluzionarie, è l'uomo che assicura di non aver problemi a permettere alle donne l'accesso ai vertici della sua azienda, ma al tempo stesso fa in modo che siano maschi, sistematicamente, a sorpassarle. D'altronde le donne non vogliono assumersele, certe responsabilità. "Preferiscono la famiglia". 

Il patriarcato ha la faccia di chi decide quali vittime di stupro o di molestie siano degne di essere ascoltate

Ha il volto di chi ha messo online il video di Tiziana Cantone, spiega Blasi. Ma anche di tua madre che ti chiede quand'è che farai un figlio. O di tua zia, "quando ti chiede se ti sei trovata il fidanzato (sei lesbica, lei lo sa)". 

Tutte cose vergognose, noiose, stomachevoli. Vero? Eppure, il patriarcato funziona. Si regge su un ineluttabile principio di fatalità:

Perché il patriarcato funzioni, le donne devono pensare che non esista altro sistema di vita che non sia il patriarcato stesso.

Per questo siamo cresciute sentendoci dire che una donna non deve dire parolacce, deve curare il proprio aspetto, essere gentile, docile - ma sexy - con il marito, responsabile e affettuosa con i figli, meritevole di uno stipendio più basso e di tornare a casa alla luce del giorno per evitare di essere stuprata. Tutti dettami che, ovviamente, non abbiamo mai sentito ripetere ai nostri fratelli, ai nostri cugini.

Nel "recinto soffocante ma arredato con tanta finezza" descritto precisamente da Blasi, le donne imparano com'è che la società vuole che esse siano. Crescendo, iniziano ad abituarsi alle immagini, a censurare sé stesse, a competere con le altre e condannare le streghe.

Ragazze Non Una di Meno RomaHDFox

Giulia Blasi prende in rassegna la società, il mondo del lavoro, persino l'universo dell'editoria e mette alla luce tutte le nauseanti espressioni di un sistema che esiste proprio perché chi ne beneficia nega ci sia, chi ne soffre non sempre ne ha consapevolezza.

Anzi, in questo preparatevi:

Una volta che una comincia a farci caso si accorge di come il sessismo (che del patriarcato è uno dei principali effetti collaterali) sia un po' dappertutto, come l'olio di palma. A differenza dell'olio di palma, però, il sessismo fa davvero male alla salute. 

Come uscirne? La soluzione è il femminismo. Che non si limita a slogan su t-shirt e felpe fucsia. Né ai video condivisi su Facebook su tutte le "donne che ce l'hanno fatta", o alle politiche in ruoli istituzionali che non intendono nemmeno far cenno a scardinare il sistema patriarcale, pur assurgendo a baluardo della promozione delle donne.

"Siamo arrivate a un punto di svolta, ragazze", spiega Blasi: "Un punto in cui se accettiamo di giocare secondo le regole siamo finalmente ammesse alla mensa dei patriarchi per nutrirci del poco cibo che ci viene allungato. 

Ma il femminismo non si siede al tavolo con il patriarcato: il femminismo lo rovesca, il tavolo.

Manuale per ragazze rivoluzionarie: perché parliamo di femminismo

Tra le osservazioni più attuali e necessarie proposte da Giulia Blasi, c'è quella sul femminismo come movimento che coinvolge e riguarda anche gli uomini. Sì, perché il femminismo non rende felici solo le ragazze rivoluzionarie, ma anche tutti i ragazzi, stanchi di essere ingabbiati in inflessibili schemi di mascolinità.

L'autrice estende l'invito alla rivoluzione: cari uomini, meritate anche voi di darci un taglio e riappropriarvi delle emozioni. Di tutto ciò convenzionalmente relegato alla sfera femminile. Di liberarvi dall'armatura di machismo che vi trascinate dietro. Meritate anche voi, come ognuno sulla terra, di autodefinire voi stessi.

Uomini in una Women's MarchHDGetty Image

Non è facile: alcuni, superficialmente, sentendo la parola 'femminista' provano repulsione. C'è addirittura chi è convinto che femminismo sia il corrispettivo di maschilismo, anche se può suonar folle.

Altri, addirittura, hanno preteso che venisse cambiato il nome prima di prendere in considerazione anche solo la possibilità di ascoltare le istanze del femminismo. Più facile con un titolo 'neutro'. Come se fosse possibile cancellare la storia di un movimento e attuare quella che Blasi definisce, a ragione, un atto di prevaricazione culturale del genere dominante.

Abbiamo l'esperienza, abbiamo fatto il percorso, abbiamo camminato, lottato, vinto e perso, ed è giusto, è sano che siamo noi a indicare la strada.

Ma quella femminista è una lotta che libera tutti. Gli uomini ne devono fare parte. Perché non basta prendere le distanze dall'ennesima tragedia sui giornali, l'ennesimo stupro, l'ennesima violenza o femminicidio, restando immobili, fermi sulle parole di condanna.

Agire significa innanzitutto riconoscere di essere nati con un privilegio: essere uomini in una società che considera ancora le donne il "sesso debole". Certo, acquisirne consapevolezza resta sicuramente il compito più complicato, per un ragazzo. Lo dimostra il muro di insofferenza quando è una donna a sottolinearlo. Tuttavia, rimane un nodo cruciale:

Chi ti urla: "Non tutti i maschi!" ti sta chiedendo di non disturbarlo nella sua eterna convinzione di essere nel giusto, di non dover fare nulla, se non un blando tifo nel terzo anello pronto a diventare sfottò se il gioco non gli piace

Manuale per ragazze rivoluzionarie: il femminismo come 'sport' di squadra

Niente come lottare da sole contro un muro può essere frustrante, oltre che poco fruttuoso. Ma se su quello stesso muro ci si avventa un gruppo organizzato, il tuo "gruppo femminista carbonaro", allora ci sono più possibilità di abbatterlo. Senza numeri, senza la capacità di far rete, il femminismo - seppur fatto necessariamente anche di riflessioni individuali - è condannato all'immobilità.

Il caso del gruppo Facebook Femministe Felici in Piazza, nato poco dopo l'infelice istituzione del Fertility Day - avete presente vostra madre che vi chiede se non sia ora di fare un figlio? Ecco, uguale - ha dimostrato come si possano racimolare presenze intorno all'idea di scendere in piazza servendosi dello strumento internet.

Women's March Los AngelesHDGetty Images

Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati proprio alle potenzialità del web, ma anche a fornire una piccola guida per salvaguardare le nostre coronarie da troll deluxe, utenti rabbiosi, fake news (fare attivismo e perdere tempo dietro notizie false è assolutamente deleterio) e quelli che Giulia Blasi non può fare altro che definire semplicemente cretini. Sul web e sulla strada.

Una categoria complessa che non comprende solo il cretino semplice, quello che sentenzia a suon di grugniti su questioni che non conosce affatto. No, c'è anche il cretino alfabetizzato, quello che ci prova (mentre "tu stai lì a parlare di cose serie e lui parla delle tue tette"). E poi lui: il minchiaritore. Quello che ci tiene a spiegarti nei dettagli e con saccenza qualcosa che tu già conosci, magari anche meglio di lui.

Una volta spento il pc, poi, c'è il femminismo offline. Lo "sport di contatto", secondo Blasi, perché implica il trascinare nella quotidianità le proprie convinzioni etiche e imparare a comunicare con le persone senza che rabbia e scoramento abbiano la meglio, senza desertificare la propria vita affettiva. 

"Ci vuole pazienza, ripetizione, lavoro su se stesse, un sacco di sorrisi, un sacco di fermezza. Soprattutto, bisogna conservare la capacità di non farsi abbattere dalle difficoltà.

La cosa che succede a tutte, ma proprio tutte le femministe di nuovo conio, è lo scoramento mortale che segue la prima grande sconfitta in quella che si fatica a vedere come una guerra di trincea, lunga e sanguinosa e definita dalla nostra capacità di resistere, adattarci, riconoscere le difficoltà e andare avanti.

Manuale per ragazze rivoluzionarie: l'autrice

Il Manuale per ragazze rivoluzionarie è una guida lucida e ironica. Giulia Blasi parte ponendosi due questioni: dove siamo? Cosa possiamo fare? Alcune delle risposte che si è data sono in questo libro. 

Prima di Manuale per ragazze rivoluzionarie, l'autrice ha pubblicato, tra gli altri, "Nudo d’uomo con calzino" nel 2009, "Il mondo prima che arrivassi tu" l'anno seguente, "Siamo ancora tutti vivi" (2013) e "Se basta un fiore" (2017).

Scrive per Il Tascabile, su Marie Claire e su The Book Girls, il blog che ha fondato dedicato alla narrativa Young Adult. Su Radio1 ha condotto Hashtag Radio Uno e 120 Cose. 

Il suo Manuale per ragazze rivoluzionarie va letto. Deve farlo chi sa già quanto il femminismo possa rendere felici, ma soprattutto chi continua a maneggiare con diffidenza il nome di questo movimento. Chiedendosi, tra le altre cose, perché un'attrice dovrebbe entrare da sola in una stanza con un produttore. Perché c'è chi denuncia dopo anni e perché serve chiamare le cose con il proprio nome: patriarcato e femminicidio. Avrà tutte le risposte che cerca. 

Commenta

Leggi anche

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.